Riforme Costituzionali

Pubblicato il 8 ottobre 2017 | di Michele Ainis

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Ainis: Il petalo immorale del Rosatellum

di Michele Ainis – 8 ottobre 2017

Quest’anno , insieme ai funghi, l’autunno fa crescere una rosa: il Rosatellum. Che odore esala? Davvero la nuova legge elettorale può intossicare la democrazia italiana, come denuncia un ampio fronte d’intellettuali e di partiti? Davvero si profila all’orizzonte la terza legge incostituzionale, dopo il Porcellum e l’Italicum?

Risponderà, a suo tempo, la Consulta. La categoria dell’incostituzionalità descrive soltanto un’opinione, finché non intervenga una sentenza. Proprio dalle sentenze precedenti, tuttavia, è possibile trarre elementi di giudizio. Ed è possibile perciò riferirli alle caratteristiche essenziali del progetto, che il 10 ottobre approderà nell’aula di Montecitorio. Ossia, nell’ordine: un sistema proporzionale per due terzi, maggioritario per un terzo. Rispettivamente per il tramite di collegi plurinominali, da cui s’affacciano listini molto corti (da 2 a 4 candidati, scelti e bloccati dai partiti); e di collegi uninominali, dove fanno capolino le diverse coalizioni che sostengono, ciascuna, il proprio candidato. Con una soglia di sbarramento al 3% su scala nazionale. Senza voto disgiunto fra liste e candidati. In grado d’ospitare fino a 5 pluricandidature. Con una quota di genere (non meno del 40%). Infine con le stesse regole fra Camera e Senato, superando la disomogeneità delle regole vigenti.

Sorpresa: l’oltraggio alla Costituzione qui non c’è. O se c’è, si nasconde come un topo. Perché l’esigenza d’armonizzare i due sistemi elettorali si leggeva già in entrambe le sentenze vergate dalla Corte costituzionale (n. 1 del 2014 e n. 35 del 2017). Perché quelle decisioni castigarono gli eccessi del maggioritario (un premio o un ballottaggio senza una base minima di voti), non il maggioritario in sé, che oltretutto in questo caso si riduce a modeste correzioni nell’impianto proporzionale del sistema.

Perché la Consulta ha decretato l’incostituzionalità delle liste bloccate quando s’allungano come un elenco del telefono, non se comprendono soltanto qualche nome. Perché sempre la Consulta ha acceso il verde del semaforo sui pluricandidati. E perché non può certo definirsi illegittimo qualsiasi incentivo a coalizzarsi, dato che la democrazia — diceva Kelsen — è compromesso fra diversi, è un ambiente che favorisce l’unità, non la disgregazione.

Eppure c’è qualche petalo appassito in questa rosa. C’è un che di marcio, benché l’incostituzionalità del Rosatellum sia un’affermazione senza prove. Intanto per il modo con cui viene messa al mondo la creatura: dopo l’aborto di un maggioritario (il nuovo Mattarellum), di un proporzionale (il simil-tedesco), ora è la volta d’un sistema misto. Come se alle forze politiche italiane mancasse un’idea di società, una direttrice culturale di cui la legge elettorale dovrebbe essere strumento. «Questa o quella per me pari sono», cantava Rigoletto; la stessa strofa che cantano i partiti, altrimenti avrebbero tenuto la barra dritta su un modello, magari limandone i dettagli in corso d’opera, però senza scambiare cavoli e cavalli.

E in secondo luogo c’è uno spiritello maligno che soffia dentro questa legge. È la volontà d’intralciare i 5 Stelle, che non si coalizzano nemmeno con se stessi. O di favorire Alfano, con una soglia di sbarramento che si risolve in un lasciapassare. È l’intenzione di nutrire i commensali (a Salvini il Nord, a Berlusconi la leadership del centro-destra, a Renzi l’opportunità di mettere la sordina ai suoi avversari interni), lasciando a bocca asciutta tutti gli altri. È la «logica vendicativa» di cui ha parlato Ferruccio de Bortoli ( Corriere della Sera, 5 ottobre), nella contesa fra renziani e dalemiani. Ed è in ultimo l’idea — fin qui appena mormorata — di porre la fiducia sulla legge elettorale, per approvarla a suon di muscoli, senza fare prigionieri.

Fatti loro, potremmo commentare. Da sempre i partiti si tirano sgambetti, quando giocano con le regole del gioco. Però c’è un fatto che invece ci riguarda, perché investe il nostro voto. Durante i lunghi anni del Porcellum, barattammo la possibilità di designare i parlamentari con l’illusione di decidere i governi, eleggendo direttamente Prodi o Berlusconi. Ora non ci resta neanche quello.

Nella parte proporzionale del Rosatellum non potremo scegliere gli eletti, giacché le liste sono corte ma bloccate; nella parte maggioritaria non potremo scegliere le coalizioni. E oltretutto, mentre il Mattarellum ci consegnava due schede (voto disgiunto), questo suo nipotino scapestrato ce ne regala una soltanto. No, non è incostituzionale: è immorale.

Autore Originale del Testo: Michele Ainis

Nome della Fonte: Repubblica (#cartaceo)

URL della Fonte (link): https://www.nuovaresistenza.org/2017/10/petalo-immorale-del-rosatellum-michele-ainis-repubblica-cartaceo/

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