Ancora su Zingaretti

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di Fausto Anderlini – 10 marzo 2019

Se è indubbio che molta gente di sinistra che si era staccata dal Pd è andata a votare per Zingaretti è quantomeno frettoloso trarne la conseguenza di un chiaro spostamento negli orientamenti politici di questo partito. Sotto questo profilo molte idee che si sentono in giro, da Macaluso a Caldarola per finire con Ines Loddo, lasciano il tempo che trovano.
Idee come quella della sbagliata scissione, dell’omaggio alla stoica e lungimirante ‘resistenza’ di Cuperlo, della stessa arguzia tattica di Renzi nel bloccare l’accordo coi 5S, sono espressioni di un ‘senno di poi’ che semplifica nel soggettivismo situazioni concrete di lotta politica e nello stesso tempo una proiezione sulla realtà in corso dei propri desiderata.

La cifra del successo di Zingaretti non è stato l’avvio di un processo palingenetico di ricostruzione della sinistra, bensì l’aver tenuto insieme il Pd nello stesso spazio politico che gli è connaturato. Evitandone la spaccatura definitiva (e questo è il vero segno delle primarie). Il suo ‘capolavoro’ è stato non solo l’avere attratto su di sè le aspettative di ‘cambiamento’ (cioè i voti della sinistra orlandiana di ‘palazzo’, di quella random e ubiqua di Emiliano e di quella ‘esterna’ dispersa attorno a Leu) quanto piuttosto l’essere riuscito a spaccare la base di consenso del renzismo avocandone a sè almeno la metà. Cosa che è bene illustrata nel grafico che segue. Il Pd ‘riunificato’ da Zingaretti ed infine emendato di Renzi resta a tutti gli effetti un partito liberale con timida vocazione sociale che guarda ‘al centro’. Altrimenti detto, un partito veltroniano moderato che rinuncia all’autosufficienza ma anche a quell’ecumenismo eclettico che faceva del veltronismo una forma valoriale evolutiva della ‘sinistra’. Nella sostanza un veltronismo più pragmatico e manovriero, anche attendista il necessario, conscio della necessità di recedere dall’avventurismo scriteriato del renzismo. Una deviazione radicale e personalistica.

Contrariamente a Renzi, Zingaretti si guarderà bene dal rifiutare il supporto della sinistra dispersa, tanto più se gratuito, ma resterà del tutto indifferente alla necessità di ricucire la diaspora a sinistra. I figli del Dio minore saran trattati come una salmeria da tenere fuori della porta, perchè la vera vocazione identitaria e politica sarà di intonazione centrista. Un empireo rilucente dove faranno la loro figura i Gentiloni, i Calenda e i Pisapia. Su un’agenda politica di carattere essenzialmente moderato.