Appello urgente per l’anno prossimo: ricordiamoci di resistere

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di Franco Cardini – 4 novembre 2018

“Va fuori d’Italia, va’ fuori stranier!”. Non sarà un inno bellissimo, ma è sacrosanto. Solo che dovrebb’essere cantato dinanzi ai campi rom o ai Lager in cui vengono stipati i migranti, bensì magari dinanzi ai cancelli delle sedi militari degli USA e della NATO accampate sul nostro territorio con tanto di privilegio di extraterritorialità e di armi nucleari, in dispregio alla nostra Costituzione e ai molteplici referendum popolari.

E sarebbe bene cantarcelo dentro, anche quando indulgiamo agli usi e ai costumi e alle nostre tradizioni.

Perché dico questo? Perché tra la notte tra mercoledì e giovedì scorso e la giornata di venerdì ci è toccato assistere alla solita vergogna, all’annuale scempio della nostra memoria, all’ormai consueto (e irreversibile?) trionfo della moda conformistica e del cattivo gusto sulle nostre più care e sacrosante tradizioni ormai quasi cancellate e dimenticate. Alludo alla cancellazione della festa di Ognissanti e della solennità dei Defunti, sostituite dall’immondo rito di Halloween con il suo macabro demenziale decoro.

Nella Francia del X-XI secolo, il giorno di Samain,dedicato agli eroi e agli antenati della cultura celtica, venne trasformato, grazie a un intelligente atto acculturativo concepito dai monaci di Cluny, in giorno dei Santi, seguito dalla solennità in cui si ricordavano i morti nella consapevolezza della “comunione dei santi” e nella speranza della resurrezione finale. Fu, allora, un modo per sostituire a un complesso di cerimonie pagane delle quali ormai più nessuno, in un mondo profondamente cristianizzato da circa mezzo millennio, per quanto non immemore di gesti e di riti dei quali si aveva peraltro perduto il senso e il significato, una solennità che avrebbe mantenuto da quel giorno un carattere festivo familiare a tutti modificandone però la sostanza cultuale. Fu un esempio di quel che si definisce di solito “processo di acculturazione”, secondo una metodologia già suggerita tra VI e VII secolo da san Gregorio Magno.

Ma nell’America coloniale del XVIII secolo, i contadini presbiteriani venuti dall’Inghilterra – non potendo né volendo, in quanto calvinisti, celebrare i santi – lasciarono che le loro mai del tutto dimenticate radici ancestrali riprendessero campo. Senonché, gli eroi e gli antenati celtici s’erano ormai accampati da molti secoli su coscienze cristiane, quindi monoteiste, per le quali tutto quel che non atteneva al Divino era per forza di cose diabolico: e la notte di Ognissanti, divenuta Halloweeen (da All Hallows’ Eve, “Vigilia degli Spiriti Sacri”), divenne la notte nella quale i morti nella loro accezione peggiore, demonizzati in forme tra l’orrido e il grottesco, tornano tra i vivi non per riallacciare i loro rapporti di amore e di solidarietà come nelle antiche ricorrenze, bensì per tentare e per spaventare.

Questo Carnevale kitsch con perfide venature sataniste dovrebbe venire sradicato dalle nostre consuetudini: è vergognoso che si travestano da stregucce e da fantasmelli i nostri bambini che da quelle buffonate (con tutto il corteggio di spettacoli horror che “servono” a sfruttare la “festa” trasformandola in business) non possono che uscire segnati dalle premesse di una tragica distorsione culturale, tantopiù che a molti di essi non si è nemmeno provato a insegnare una Ave Maria. E’ inconcepibile che le Chiese storiche non prendano una dura e netta posizione al riguardo. E’ infame il mercato consumistico che ne dipende. E’ disumano che quella trista mascherata abbia sostituito la tradizione secondo la quale il 2 novembre si conducevano i nostri figli, magari appena raggiunta l’età della ragione, a visitare i camposanti e a sostare dinanzi alle tombe dei nostri cari defunti. La “morte di un popolo” si misura anche da questi segnali, da questi parametri. La crisi dell’istituto familiare si fonda anche su questa blasfema sostituzione del Centro Commerciale al cimitero.

Vogliamo davvero resistere a chi vuol tagliarci le radici e per giunta guadagnarci sopra, a chi devasta l’immaginario dei nostri bambini e dei nostri ragazzi con lo spettacolo dei morti indemoniati? Cominciamo da qui, cominciamo da subito. Cominciamo dagli asili-nido e dalle elementari: maestre e maestri, madri e padri, fatevi sentire perché il prossimo 31 ottobre, il posto dove parcheggiate i vostri bambini non sia più camuffato da anticamera dell’inferno.