Avremo anche studiato, ma abbiamo capito poco

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di Luca Billi, 3 giugno 2017

Ovviamente non per mio merito, faccio parte di una generazione a cui è stato imposto di studiare; con la promessa, più o meno esplicita, che questo sforzo mi sarebbe servito per trovare un lavoro migliore di quello dei miei genitori, e meglio retribuito. Questo obbligo e questa promessa erano tanto più forti perché i miei genitori non avevano studiato, non ne hanno avuto la possibilità. Per i miei genitori garantire che io potessi studiare è stato un sacrificio, possibile – mentre per i loro genitori sarebbe stato impossibile – ma comunque un sacrificio. Sono grato ai miei genitori di quanto hanno fatto, perché studiare mi ha permesso di scoprire molte cose, mi ha permesso di essere quello che sono, al di là del lavoro che faccio. Naturalmente è una cosa che ho capito dopo aver studiato, quanto questo sia stato importante per la mia vita, ma non è questo di cui vorrei parlarvi.
Sapete che non ho figli, ma se ne avessi, li obbligherei a studiare, come i miei genitori hanno fatto con me – e per fortuna per me sarebbe un sacrificio minore di quanto sia stato per loro – proprio in forza del fatto che adesso so quanto è importante leggere, capire il mondo, conoscere le culture delle altre persone. Ma, a differenza dei miei genitori, mentirei se dicessi loro che questo sforzo servirà ad avere un lavoro migliore del mio, meglio retribuito. Il dramma della nostra generazione sta qui: sappiamo con certezza che i nostri figli staranno peggio di noi. E ovviamente è colpa nostra.
Qualche giorno fa è uscito su un giornale questo annuncio:

Laurea magistrale a pieni voti in ingegneria civile, ottima conoscenza della lingua tedesca e buona della lingua inglese, gradita esperienza Erasmus, disponibilità a trasferte in Italia ed estero, contratto di 6 mesi, 600 euro netti al mese, ticket restaurant per ogni giorno lavorato.

Ha fatto scalpore, è girato in rete, è stato commentato, ma non è poi così diverso da tanti annunci che leggono ogni giorno i nostri figli, magari è solo un po’ più esplicito e meno ipocrita di tanti altri. Chissà cosa penserebbe mio padre: ovviamente non me lo disse, ma immagino avrebbe preferito mi laureassi in ingegneria piuttosto che in filosofia, perché sapeva che gli ingegneri fanno delle cose, mentre non capiva cosa facessero esattamente i filosofi. Aveva ragione anche in questo, non ho proprio idea di cosa campi un filosofo. So che alcuni vengono assunti per edulcorare gli annunci di lavoro e per motivare i neo assunti, per spiegare loro quanto sia bello lavorare in team e puttanate del genere, a patto di non chiedere un aumento di stipendio.
Ho letto che l’azienda si giustifica dicendo che si tratta di uno stage. A parte il fatto che nell’annuncio, così dettagliato nel richiedere le qualifiche della persona da assumere, questa cosa non viene menzionata, non capisco esattamente come questa possa essere una giustificazione. Significa che in quei sei mesi quell’ingegnere non lavorerà? Che farà solo fotocopie? O che magari lavorerà, mettendo a frutto quanto ha studiato, senza essere adeguatamente retribuito? E che forse, alla fine dei sei mesi, verrà rimpiazzato da un altro stagista a sei mesi? E che deve anche ringraziare perché ha avuto i ticket restaurant.
E se poi avessi una figlia dovrei anche sperare fosse bella, perché in quel caso avrebbe una possibilità in più di essere assunta. Guardate quante richieste di lavoro, anche di ingegneri, richiedono una foto della candidata, perché si sa che un’ingegnere racchia disegna male o non sa fare i calcoli. Posso obbligare mia figlia a studiare, ma come posso fare affinché sia bella?
Guardando al mondo che stiamo lasciando ai nostri figli, mi viene da chiedere: ma noi cosa abbiamo studiato? Perché questa schifezza l’abbiamo fatta noi, che ci hanno fatto studiare, perché fossimo migliori di loro. Evidentemente non ci siamo riusciti.