Benedetta Piola Caselli: “Io non lo so come è morto Navalny”

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Benedetta Piola Caselli
NON FACCIAMOCI FREGARE. COME RAGIONA UN GIURISTA?
Io non lo so come è morto Navalny.
Io non lo so se fosse colpevole o no di frode e malversazione.
Io non so se è stato vittima di giustizia politica oppure no.
Io non lo so, e però non lo sapete nemmeno voi.
Una cosa , da avvocato, invece la so.
È questa : quando le questioni tecniche vengono banalizzate, è lì che il diritto si fa politica.
Tutti quelli che oggi inorridiscono per una condanna per “estremismo” , considerandola prova di un reato di opinione o non sanno, o non ragionano, o sono in malafede.
Come si ragiona per non farsi impantanare?
Giuridicamente.
Il diritto impone rigore e quindi è uno strumento utile a svelare la propaganda.
Innanzitutto occorre sapere quale è la traduzione esatta dell’imputazione , per vedere se esiste anche da noi.
Non la sappiamo.
Senza, è meglio non aprire bocca.
La seconda cosa è conoscere esattamente il fatto contestato e le prove; e neanche di queste noi sappiamo.
Di nuovo : senza, è meglio non aprire la bocca.
Andiamo per step.
1) La condanna per “estremismo” corrisponde ad un reato di opinione?
Attenzione, perché il nostro codice penale contiene eccome imputazioni per “estremismo” : sono i delitti contro la personalità dello Stato, artt. 241 cp e ss.
Bisogna quindi vedere le condotte contestate.
2) Fra le poche cose che sappiamo,
ci sarebbe che a Navalny è contestato di avere preso soldi occidentali per le sue attività.
Attenzione!
L’art. 246 cp (nostro) dice che:
Il cittadino, che, anche indirettamente, riceve o si fa promettere dallo straniero, per sé o per altri, denaro o qualsiasi utilità, o soltanto ne accetta la promessa, al fine di compiere atti contrari agli interessi nazionali, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione da tre a dieci anni (…) La pena è aumentata (…) se il denaro o l’utilità sono dati o promessi per una propaganda col mezzo della stampa.
L’art. 243 cp (nostro) dice che :
Chiunque tiene intelligenze con lo straniero affinché uno Stato estero muova guerra o compia atti di ostilità contro lo Stato italiano, ovvero commette altri fatti diretti allo stesso scopo, è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni.
Se la guerra segue o se le ostilità si verificano, si applica l’ergastolo.
Ops!
Sono articoli da tempo di pace; in tempo di guerra il codice ci va giù molto più pesante.
Quindi le accuse per Navalny hanno una corrispondenza nel nostro codice penale : se le accuse sono queste, non si può dire che siano reati di opinione.
Tutti quelli che gridano allo scandalo possono mettersi tranquilli.
3) Resta da vedere se le accuse sono fondate.
Come si fa?
Di nuovo : conoscendo gli atti processuali.
Solo che nessuno li conosce, e quindi direi che nessuno può aprire bocca; se, al contrario, li avete, mandatemeli.
Questo è l’unico modo giuridico di ragionare.
Punto e a capo, seconda strofa.
La seconda strofa è l’omicidio.
Su questo è logica banale che un nemico politico neutralizzato non si elimina, perché non costituisce più pericolo e la sua morte invece avrebbe grande valore simbolico : Putin non è scemo.
Piuttosto bisognerebbe chiedersi perché la morte è avvenuta proprio ora, quando la tensione sale per le prospettive di guerra stellare.
Sono quindi stati i nemici di Putin, per creargli un danno?
Anche questo argomento prova troppo perché, a parte il can-can, il fatto non provocherà alcuna reazione effettiva.
E allora?
Probabilmente la morte è naturale.
Aspettiamo di vedere.
Non aspettiamo invece che muoia JULIAN ASSANGE, la cui detenzione per avere svelato crimini di guerra americani mai contestati è la vergogna delle democrazie occidentali.
Prima di parlare delle colpe di Putin, chep non possiamo correggere, parliamo delle nostre e correggiamole.
E non scordiamoci nemmeno di GUSTAVO LIRA, onore di tutti i nerd, che senza prendere una lira, fin dall’inizio e con i suoi piccoli mezzi, ha rischiato la sua vita per fare controinformazione.
Questi sono i giornalisti.
Questi sono gli eroi della libertà.
Attenzione : non si tratta di difendere Putin o la Russia, di cui non deve fregarci niente perché noi siamo ITALIANI e la fedeltà al nostro paese DEVE essere esclusiva ; si tratta di svelare una retorica politica che mette in pericolo gli interessi nazionali.
Non facciamoci fregare dal chiacchiericcio dei tanti prezzolati che infestano i media.
Per la libertà.
Per la democrazia.
Per la Pace.
Per l’Italia.
Benedetta Piola Caselli.
Foto di me col nuovo taglio solo per cercare di pompare il post che finirà in Shadow ban prima di subito.
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