Brancaccio, grottesca discussione sulla dicotomia partiti e società civile

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Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 18-06-2017 Roma Politica Teatro Brancaccio. Assemblea per la Democrazia e l'uguaglianza Nella foto Anna Falcone, Tommaso Montanari Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 18-06-2017 Roma (Italy) Politic Brancaccio Theater. Assembly for Democracy and Equality In the pic Anna Falcone, Tommaso Montanari

di Simone Fana – 14 novembre 2017 

Paradossale e anche un po’ grottesco questo tentativo che leggo in queste ore di polarizzare la discussione sul percorso unitario nella dicotomia partiti versussocietà civile. In realtà questo balletto era già in atto da qualche tempo.
Ma trovo francamente desolante l’esaurimento di qualsiasi prospettiva complessa che provi a indagare il nesso tra la crisi dei partiti e delle forme della politica con la frantumazione delle classi sociali, dei raggruppamenti che davano sostanza e senso a quelle forme.
E devo dire che trovo misero questo attacco frontale che viene diretto contro Tomaso Montanari, da destra e da sinistra, in quella puerile e stupida caccia al capro espiatorio.
Amici cari, ma pensate veramente di ricostruire i partiti con questa analisi binaria? Pensate veramente di ricostruire il senso alto della mediazione politica e culturale con l’approssimazione strumentale con cui attaccate figure che hanno provato, commettendo degli errori (come è ovvio) a ricostruire una sinistra che ritrovi senso e prospettiva?
Ve lo dice uno che in un partito ci sta, che lo vive tutti i giorni, nella fatica quotidiana.

Io penso che l’esaurimento del Brancaccio sia un male, perché se è vero che le assemblee popolari non sono riuscite a sprigionare “forza politica” e anche vero che hanno rappresentato un tentativo di raccogliere una delusione ampia che si diffonde nel corpo del popolo della sinistra e che noi ahimè facciamo molta fatica ad incrociare.

E reputo che la fine anticipata di quell’esperienza sia anche un passo indietro sul merito, sul profilo programmatico, sulla cesura netta e senza balbettii con la stagione del centro-sinistra, delle liberalizzazioni, della precarizzazione del lavoro, della privatizzazione dello Stato, della subalternità ideologica alla stagione lunga delle riforme strutturali che hanno impoverito le classi popolari e aggregati di ceti medi.
Insomma, sarei molto più attento a dare giudizi sommari, non vorrei che si legittimasse il ritorno del sempre uguale, magari nascosto sotto la faccia rassicurante del Partito, che nel nostro caso è una variante minoritaria del partito pigliatutto.