Calenda e altri fenomeni del centrosinistra ci spiegano che con un governo istituzionale Salvini prenderebbe il 60%

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Autore originale del testo: Carlo Calenda
Fonte: Circo Massimo-Radio Capital

Pubblico alcune dichiarazioni di Calenda contro la formazione di un governo istituzionale. Calenda mi piace perchè è schietto, competente e ha il senso dell’ironia – ma per fare politica avrebbe bisogno di un interprete.

In questo frangente mentre lui e altri fenomeni del centrosinistra ci spiegano che con un governo istituzionale Salvini prenderebbe il 60%, il capitano  è tanto impaurito, che oggi 13 agosto va in pellegrinaggio da Berlusconi – che irride dalla primavera 2018, per pregarlo di tornare insieme, garantedogli l’alleanza elettorale che prima negava.
Vorrà pur dire qualcosa? (gian franco ferraris)

Carlo Calenda su facebook – 12 agosto 2019

Al di là del merito della proposta di Matteo Renzi (che continuo a ritenere radicalmente sbagliata), il modo in cui è stata presentata, senza confronto e con un’inversione a 180 gradi rispetto alla linea votata all’unanimità dalla direzione nazionale “se cade il governo si va alle elezioni”, ha spostato l’attenzione dalla crisi del Governo all’ennesima crisi del Partito Democratico
È un disastro da cui rischiamo di non riprenderci. Ora è davvero il momento di chiudersi in una stanza (come sto chiedendo da più di un anno) guardarsi negli occhi e decidere se questo partito ha ancora ragione di esistere.

Carlo Calenda su facebook – 11 agosto 2019

Non possiamo fuggire dalla battaglia che ci aspetta. Scappare, posticipandola di qualche mese, peggiorerebbe solo le cose. Salvini è forte perché noi siamo deboli, divisi e impauriti. Su questo occorre concentrarsi. #SenzaPaura

Da “Circo Massimo – Radio Capital”

 

calenda renziCALENDA RENZI

“Il Pd è finito”. Lo ammette Carlo Calenda ai microfoni di Circo Massimo, su Radio Capital. “Così com’è è finito sicuramente. Dopodiché può decidere di andare oltre sé stesso, rilanciarsi, ricostruirsi in qualcosa di diverso”, ragiona l’europarlamentare, che poi delimita i confini della scissione nel partito: “Ci sono due Pd: uno ha i gruppi parlamentari e un altro ha il partito. Nell’ultima direzione ho proposto di creare una segreteria politica in cui la gente si guarda in faccia e prende una decisione comune.

NICOLA ZINGARETTI E MATTEO RENZINICOLA ZINGARETTI E MATTEO RENZI

I primi a non volerlo sono stati i renziani. Renzi non si siede con nessuno, non prende la telefonata di nessuno e non discute con nessuno. Questa è la verità”, attacca l’ex ministro, “La scissione nel Pd già c’è. Ormai è un dato di fatto. Renzi ha fatto un’intervista, non solo facendo zompare per aria il Pd ma anche facendolo diventare argomento di conversazione al posto della crisi di governo. Il tutto senza fare una telefonata a nessuno. E questo aveva detto che avrebbe fatto il senatore semplice e che non avrebbe parlato per due anni… pensa se parlava”.

Il governo istituzionale proposto da Renzi, che vedrebbe insieme i parlamentari dem e i 5 stelle, secondo Calenda “rischia di farsi, perché l’impulso all’autopreservazione del ceto politico è gigantesco. E l’ex premier ha bisogno di più tempo per fare il suo partito. Ma così offriremo un’occasione gigantesca a Salvini”.

RENZI CALENDARENZI CALENDA

L’ideatore di Siamo Europei, però, non si arrende: “Non vuol dire che non si lotterà fino alla fine. Io cercherò di costruire un fronte repubblicano, come sto dicendo da mesi, ma insieme al Pd. Si può anestetizzare questa ferita solo rilanciando un grande progetto politico che al momento anche Zingaretti mi sembra non stia lanciando.

Se vuole fare il segretario del Pd e non l’amministratore straordinario della liquidazione”, consiglia Calenda, “deve rilanciare facendo un grande progetto che coinvolga e vada oltre il Pd. Se avrà il coraggio di farlo, esisterà qualcosa che non sarà il Pd come lo conosciamo oggi. Se non lo farà, il Pd scenderà al 15% e poi ci sarà una sinistra frammentata. E questo significherà consegnare l’Italia a Salvini. Mi batterò contro questa prospettiva. Magari sarò solo come un pirla…”.

RENZI ZINGARETTIRENZI ZINGARETTI

L’ex minsitro vede una sola via maestra: “Il confronto democratico con le elezioni. E la costruzione del fronte democratico e repubblicano. Abbiamo una battaglia da fare contro chi ci vuole portare fuori dall’Europa, e questa battaglia si fa a viso aperto, non facendo accrocchietti per qualche mese”.