Chi sceglie chi?

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WCENTER 0XMIDBTKFD Il Procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso a il Roma 30 maggio 2012.Come nel '92 "oggi assistiamo ad una ulteriore destabilizzazione fatta da menti raffinatissime contro la magistratura e contro il capo dello Stato": lo dice il capo della Dna Piero Grasso. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

di Luca Billi, 29 novembre 2017

Leggo che dalle assemblee provinciali che si stanno svolgendo in questi giorni in tutta Italia per far nascere la lista unitaria tra Mdp, Sinistra italiana e Possibile, cresce e diventa maggioritaria la richiesta a Pietro Grasso di essere il leader di questa nuova formazione politica. Bene, finalmente habemus papam. O meglio habetis papam, perché Grasso non è il mio candidato e la “cosa” che sta nascendo non è la mia “cosa”.
Però il tema mi interessa, perché credo racconti bene un pezzo del problema della politica in Italia – e non solo – in questa lunga fase storica di cui non vediamo, purtroppo, la fine. La candidatura di Grasso è la classica profezia che si autoavvera: per mesi si dice che c’è bisogno di un leader, poi all’improvviso spunta un nome in televisione e su questo nome, complice anche il fatto che tra pochi mesi si vota e quindi non c’è più tempo per discutere, si forma una larga maggioranza, e quindi si salvano capra e cavoli, si può raccontare la storia che questa candidatura nasce dal basso, dalla volontà dei militanti, in sostanza si salva la forma, mentre la sostanza è che qualcuno ha deciso quella candidatura. Ma chi?
Intendiamoci, personalmente non ho nessun motivo per essere ostile a Pietro Grasso, che è una persona perbene – e sa il cielo quanto ci sia bisogno di persone così – e credo, per le poche cose che ha detto in questi anni, visto anche il suo ruolo istituzionale, che sia un rappresentante di una certa idea di centrosinistra, la stessa idea che io ho avuto fino a qualche anno fa. Devo dire che non ho alcuna simpatia per la casta dei magistrati, anzi credo che abbiano grandi responsabilità nel declino di questo paese e soprattutto nella crisi della democrazia, ma riesco a capire che anche in quella casta ci sono persone diverse, con responsabilità diverse. Comunque sia Grasso sarà senz’altro il migliore dei leader in campo alle prossime elezioni. Capisco che questo per molti sia sufficiente e avete sicuramente ragione voi. Ma non credo che questo mi basterà per aggiungere il mio voto.
Io sono cresciuto in un partito, non conosco altro modo di fare politica, e non mi scandalizza affatto che un candidato sia scelto nelle sedi di partito, anche secondo criteri che non conosco e seguendo procedure che mi sono nascoste, benché sia un militante di quel partito. Ma appunto perché sono un militante, mi fido del partito, delle persone che lo gestiscono e lo rappresentano. Per questo ho sempre considerato le primarie uno strumento profondamente sbagliato per scegliere i candidati e anzi un pericolo per la democrazia, perché l’ideologia delle primarie ha dato un grande contributo alla distruzione dei partiti.
Ma Grasso non è stato scelto da un partito, secondo le forme che io ho conosciuto. Ma temo non sia stato scelto neppure nelle “segrete stanze”: è stato scelto in maniera assolutamente casuale, senza alcun criterio. Peraltro anche Luigi Di Maio è stato scelto quasi allo stesso modo, più da chi si occupa di selezionare gli ospiti dei talk show che dai militanti di quel partito. E – mi dispiace dirlo a voi compagni orfani del Brancaccio – anche Montanari e Falcone erano due leader casuali. Alla fine rischiamo che l’unico vero leader alle prossime elezioni sia il vecchio Berlusconi; lui almeno un metodo l’ha seguito: la leadership se l’è presa, con un’azione di forza.
Si tratta di un percorso che è cominciato molti anni fa. L’altra sera mi è capitato di vedere le prime due puntate di 1992: non mi è piaciuto molto, l’ho trovato inutilmente pornografico, però ci sono alcuni spunti interessanti. C’è questo giovane sbandato milanese che una notte salva da una rapina un uomo aggredito da due albanesi e per questo diventa una sorta di eroe metropolitano; così la Lega decide di candidarlo. C’è un comizio con Bossi e finalmente anche lui sale sul palco, non ha nulla da dire, ma alla fine inveisce contro la politica, con un linguaggio altrettanto rozzo di quello dei suoi ascoltatori. E’ un trionfo e quello sbandato si ritrova all’improvviso deputato. Questa, al netto delle parolacce, è diventata la regola.
Chi appare diventa un leader, e quindi chi decide chi appare, decide chi diventa leader. Questo è molto più preoccupante delle fake news, che adesso sembrano diventato il problema del momento.
Io ho paura di questa casualità del leader e credo che dovreste averne anche voi, indipendentemente dal fatto che – come in questo caso – il leader sia una persona per bene. Potremmo non avere sempre questa fortuna.