Compagni sveglia è Primavera

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di Gian Franco Ferraris   19 marzo  2016

Cari compagni,

è arrivata la primavera – corrotta e buona – come disse il poeta. Il quadro politico sta cambiando, sono in corso cambiamenti profondi e sommersi nella società italiana. Nei fatti, non si vede un’alternativa concreta a Renzi e al partito della nazione; tuttavia, leggendo l’articolo qui di seguito e i sondaggi qui riportati, si capisce che per il PD nessuna città è sicura e potrebbe perdere in tutte le città che vanno al voto tra pochi mesi.

Il rischio concreto è che venga a mancare un’opzione credibile di sinistra e che si presentino solo formazioni sostanzialmente di destra, variamente connotate. L’obiettivo non può essere di costituire l’ennesimo piccolo partito a sinistra del PD, ma deve essere quello di avere una proposta politica credibile nelle città dove si vota e per l’intero Paese. I problemi delle persone in carne ed ossa non possono aspettare la conflittualità, i narcisismi, la vocazione minoritaria dei gruppetti di sinistra. Occorre affrontare i nodi e scioglierli. Sono alle porte appuntamenti importanti per il futuro dell’Italia, come il referendum sulla riforma costituzionale.

E’ primavera, è il momento della semina, ma per raccogliere un frutto bisogna prima seminare e poi accudire la piantina e farla crescere, e stare attenti alle piccole volpi che si annidano tra di noi, cioè i servi inutili del PD; già nella Bibbia c’era scitto che le volpicine rovinano il raccolto della vigna. Il vero nemico da battere è il PD, bisogna capire che Renzi è solo la punta di un iceberg. In concomitanza con l’elezione di Napolitano e l’accoltellamento di Bersani si è prodotta una frattura nel paese. L’alleanza tra i nipotini del PCI  e Renzi ha dato origine a una macchina spietata che ha come faro solo la gestione del potere, che governa l’Italia in modo ottuso e si caratterizza con le cosiddette riforme: a livello nazionale il job act, la buona scuola, la contro riforma della costituzione; a livello locale la privatizzazione dell’acqua, dei rifiui, dei trasporti.

semina

Chi è dentro il partito della nazione può accedere a incarichi, posti, ruoli; per chi è fuori c’è solo la rottamazione o il nulla. Il partito della Nazione ha il miglior alleato nel servo inutile del partito dell’Inazione, che inizia con Berlusconi, che ha scelto i candidati più deboli possibile nelle città che vanno al voto, tant’è vero che si vocifera che Verdini sia ancora alle dipendenze di Berlusconi. I tanti interessi economici del Cavaliere lo inducono a una certa benevolemza verso Renzi; in questa chiave vanno letti i tentativi bizzarri di Lega e Fratelli d’Italia di presentare candidati autonomi da Forza Italia, anche se rischiano di fare anche loro il gioco di Renzi.

L’altro alleato di Renzi è rappresentato da quella parte della sinistra che si appresta a presentare liste in appoggio ai candidati del PD, gridano “al lupo, al lupo”con la scusa di non fare come il Liguria e di non fare vincere la destra, in realtà sono i servi in/utili a Renzi che fanno gli interessi della vera destra al potere oggi in Italia, una destra mascherata da sinistra, ipocrita e classista.

E’ emblematico il caso di Milano. Ciò che hanno fatto Pisapia e Sel è inqualificabile, Sala potrebbe benissimo essere il candidato della destra, tenta di accreditarsi come uomo di sinistra ma con la maglietta di Che Guevara è ridicolo; Parisi è intercambiabile con Sala dal punto di vista politico ma addirittura sarebbe più a suo agio con la sinistra di quanto è Sala.

Urge costituire una lista civica. Ha ragione Civati, bisogna costruire un’ampia coalizione democratica, e i candidati ideali sarebbero stati Colombo o De Bortoli. Basilio Rizzo ha la qualità, spesso dimenticata, di avere esperienza e competenza in Comune. Nel caso specifico, però, le persone della società civile evocati si tirano indietro e non hanno voglia di prendersi delle responsabilità, mentre ai politici “tocca” per mestiere e va tenuto conto che deve candidarsi un nome noto e di spessore, come sarebbe appunto Civati, che dovrebbe assumersi questa responsabilità, che è anche un sacrificio. La lista Pisapia in appoggio a Sala, se si farà, non prenderà voti in ogni caso e sarà di fatto una lista civetta, un servo inutile che spaccherà la sinistra e porterà pochi voti al PD.

A Roma Fassina si è comportato in modo impeccabile, nonostante abbia a che fare con alcuni esponenti di Sel che lo attaccano in modo subdolo ogni giorno, non fa il candidato minoritario, ma ha avuto la forza di confrontarsi con i cittadini romani sui problemi concreti di Roma. Giorni fa era balenata la candidatura di Bray, subito tramontata; ancora oggi non si sa cosa farà Marino. Giustamente Fassina ha detto che i percorsi devono essere trasparenti e le scelte condivise, anche con le primarie su un programma comune. La domanda da porsi è: qual è oggi l’obiettivo di Sinistra Italiana in queste amministrative? E’ di essere competitivi, lineari e affrontare i problemi veri; in quest’ottica a Roma c’è la possibilità concreta di arrivare al ballottaggio e non di fare solo testimonianza con il 7/8%. In questo quadro, Fassina potrebbe anche lasciare il posto a Marino e guidare in prima persona la lista di sinistra in appoggio al candidato “civico” Marino. Fassina sta dimostrando di avere le qualità, la forza, l’etica per essere uno dei protagonisti della vita politica italiana. Se il candidato fosse Fassina, sarebbe bene che tutti lo appoggiassero senza ambiguità e Smeriglio sarebbe bene a dimettersi da vice presidente della Regione Lazio, invece di portare ad esempio la giunta Zingaretti  che non ha particolari qualità di sinistra, anche perchè se andasse al ballottaggio Giacchetti, non sarebbe certo appoggiabile, dopo i loschi traffici fatti dal PD a Roma.

Presto ci sarà il dilemma del secondo turno e di nuovo il rischio di nuove spaccature a sinistra tra chi, come parte di Sel, vorrà appoggiare il PD e chi inviterà all’astensione. Il caso di Torino è encomiabile, la sinistra non ha litigato, sta costruendo un buon programma e Airaudo è un candidato di qualità; è probabile però che al ballottaggio vadano Fassino e Appendino.

Non ho ostilità nè illusioni verso il M5s, ma sono certo che in questa fase è molto meno pericoloso del partito della nazione. Sta vivendo l’evoluzione tra la forza dirompente dell’inizio del movimento e il confronto con i problemi della vita quotidiana, nonchè le contraddizioni tra chi è destra e chi di sinistra; se la candidata Appendino ha delle qualità, si può appoggiare al secondo turno, in modo disinteressato senza cercare alleanze, ma alla condizione che si impegni a condurre un’amministrazione democratica e ad applicare il bilancio partecipato.

Nessuna città è sicura, Matteo già cerca a chi dare la colpa

sondaggio

A Milano Giuseppe Sala, l’ex amministratore delegato dell’esposizione universale, ha vinto le primarie contro Francesca Balzani. Lei, ieri su l’Unità gli ha promesso appoggio “indiscutibile”, anche se ha deciso di non mettere la faccia sulla lista “arancione” a sostegno del manager. L’accordo per la stampella “a sinistra” però ancora non c’è. E dopo i no di Gherardo Colombo e Curzio Maltese, ora avanza la candidatura alternativa di Basilio Rizzo. Sala non dorme sonni tranquilli. Milano è l’unica città dove Matteo Renzi continua a spendersi: qui non mancano incontri e pubbliche uscite. Qui, il piano B non esiste. Urge premunirsi di uno scalpo da esibire.

A Napoli la marcia per la riconferma di Luigi De Magistris pare piuttosto spedita, “costringere” Bassolino a candidarsi significa costruire il nemico perfetto nella città che era “data per persa” fin dall’inizio.

 Non vale lo stesso a Roma, dove Roberto Giachetti, al contrario, è l’ultrarenziano per eccellenza. Non voleva candidarsi, lo ha fatto solo perché glielo ha chiesto Matteo e negli ambienti del Pd romano meno sensibili allo storytelling  di palazzo Chigi ancora si domandano come gli sia venuto in mente (al premier) di mettere la faccia sulle macerie del Campidoglio. “Poi magari fa il colpaccio”, abbozzavano speranzosi. Ma un mese buono è passato, la candidatura di Giachetti non decolla, le primarie sono andate semi deserte (con tanto di “svista” sul numero di schede bianche) e il “colpaccio” pare sempre più un miraggio che una possibilità. E poi, qui c’è la “cosa rossa” che si è messa di traverso con la candidatura di Stefano Fassina e (forse) anche con quella dell’ex sindaco marziano.

 A Torino  hanno parato il colpo con la lista guidata da Guido Passoni, assessore al Bilancio nell’attuale giunta Fassino. L’obiettivo dichiarato quello di sottrarre voti a Giorgio Airaudo, l’ex leader della Fiom che ha deciso di sfidare il Pd nella città di Mirafiori. Airaudo nei sondaggi non sfonda, ma tanto basta ad agitare lo spauracchio del ballottaggio con Fassino. Nello scenario più nefasto per i dem, dunque, il “boia” ha già un nome e cognome.