Il cucù e l’angelo sterminatore

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti

di Alfredo Morganti – 21 luglio 2015

Adesso è chiaro. Renzi non cambia, e poggia sempre a destra tutta la sua strategia politica. Sfida la destra blandendola, vezzegiandola, assumendone le tematiche, facendoci le alleanze: segrete o pattizie in certi casi (Berlusconi), sfacciatamente alla luce del sole in altri (Alfano, Verdini, Marchionne, Merkel). Per lui la destra è una specie di stella Vega, un punto di riferimento. Ed è convinto che per batterla bisogna assumerne dosi, come l’omeopatia. Ovviamente così si diventa di destra, prima ancora di guarire da chissà quali altri virus.

Anche sulle tasse è la stessa cosa. Da una parte, la loro riduzione gli garantirebbe i voti interessati dei ceti sociali medio-alti che se ne avvantaggerebbero (non gli ‘ultimi’, non quelli medio-bassi, ovviamente, che non si vedrebbero tagliato un bel niente, non godendo, d’altra parte, neanche del mitico ‘traboccamento’ delle ricchezze accumulate al vertice della piramide sociale), dall’altra l’annuncio del ‘taglio’ spiazza e imbambola proprio la destra berlusconiana e salviniana. ‘Prendo il loro posto e il sfratto da lì’ pensa il premier e si frega le mani.

Peccato che i conti se li fa sbagliati. Perché il vero avversario (si fa per dire, visto che per Renzi l’avversario effettivo è la sinistra interna ed esterna) non è la destra salviniana (gli piacerebbe), il vero avversario del PD è il Movimento 5 Stelle, al quale un posto al ballottaggio non glielo toglierà nessuno (almeno allo stato attuale dei sondaggi). A meno che, certo, la destra non faccia il listone, ma la cosa non è così facile da farsi. E non è detto che il ‘listone’ accrescerebbe l’appeal in discesa dell’ex Cavaliere. Insomma, alla luce dei fatti, rubare il mestiere alla destra potrebbe non servire contro Grillo e i suoi, anzi. Lo abbiamo visto sulla ‘buona scuola’, una riforma di centro destra (come ha detto Alfano) che però ha tolto voti al PD non per consegnarli alla destra stessa, ma al terzo incomodo, il M5S.

Immaginate, adesso, PD e M5S a quel ballottaggio fine de mondo (1 contro 1, come sul ring) fortemente voluto dagli scienziati della politica che consigliano il premier. La destra è fuori, il suo elettorato sbanda. Molti di questi si asterranno, altri voteranno PD per la somiglianza fortissima sempre più evidente, al limite del plagio, che c’è tra il loro vecchio idolo di Arcore e il nuovo idolo di Firenze. Una somiglianza che lascia di stucco anche la Merkel, che forse si aspetta prima o poi un cucù durante un vertice a Bruxelles Una somiglianza, però, che spingerà molti non-berlusconiani lontani da Renzi e momentaneamente verso Grillo. Così come molti non-renziani si sentiranno più sereni a votare al ballottaggio ‘5 stelle’ piuttosto che Salvini o ancora Berlusconi.

Insomma, le recenti amministrative hanno dimostrato che l’elettorato è liquido e una parte potrebbe dirigersi per protesta o stizza laddove non incontra barriere identitarie, laddove gli steccati sono abbassati e le categorie destra-sinistra sono meno decisive, proprio come il movimento di Grillo. Sarebbe il primo caso di un ‘voto di stizza’, più che di protesta, come una specie di dispetto, uno sgambetto, la reazione istintiva e beffarda alle sciocchezze dette, fatte o solo annunciate in questi anni da Renzi. Un conto che arriverebbe a scoppio ritardato, anzi a orologeria, ma preciso e implacabile come un angelo sterminatore.

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