Cuperlo: diario della crisi

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Diario della crisi. Terza puntata

Domenica 11 agosto. Dice la tivù che sarà il giorno più caldo dell’anno con la penisola tutta a sfiorare i 40 gradi. Per il resto la scena è la solita (parlo di chi è rimasto in città), strade vuote e cartelli di chiuso per ferie. Un bar ogni tre isolati e a refrigerare gli arditi qualche ipermercato di quelli che non chiudono mai.

Sul fronte della crisi non poche novità. Proverei a essere oggettivo, per quanto mi riesca. Allora, con una certa irruenza è precipitata in campo la linea accennata nella puntata di ieri e rilanciata oggi da Renzi. La proposta è non correre filati verso le urne perché così agendo si consegnerebbe l’Italia alla destra peggiore e buonanotte.

Come evitarlo? La strada sarebbe un governo di scopo, transitorio, elettorale, di emergenza, insomma battezzatelo come vi garba. Un esecutivo nella sostanza tecnico ma sostenuto da tutti salvo Salvini e Meloni. Dunque con due gambe portanti, segnatamente Pd (che saremmo noi) e 5Stelle.

Questo governo avrebbe pochi compiti. Licenziare una manovra digeribile in Europa, e dunque niente flat tax e deficit in allegria, ma disinnesco dell’aumento dell’Iva e il timbro di conti sotto controllo. Nel frattempo Montecitorio voterebbe l’ultimo passaggio della riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari avviando l’iter per l’eventuale referendum e a seguire i tempi tecnici per ridefinire i collegi, quindi si potrebbero ragionevolmente sciogliere le Camere. Magari non senza aver ritoccato la legge elettorale di adesso perché tagliando 345 deputati e senatori si porrebbe il tema rilevante della qualità (e quantità) della rappresentanza, il che spingerebbe per una legge di puro impianto proporzionale.

Bene, ora esaminiamo l’argomento forte che sta dietro questa proposta (e che alcuni tra voi hanno delineato nei commenti di ieri). Se non vogliamo consegnare l’Italia al regime di una destra autoritaria bisogna sottrarre a Salvini il pallino del gioco. Non sta a lui decidere se e quando votare. C’è un Parlamento sovrano e prima di tutto viene l’interesse del paese. Per cui facciamo decantare questa ubriacatura da selfie e spiagge e rimettiamo il paese sulla carreggiata dopo il disastroso anno trascorso. A quel punto, avendo messo in sicurezza il bilancio pubblico e avuto modo di riorganizzare il campo nostro andiamo pure alle urne e vediamo chi la spunta.

Lasciamo da parte il corollario, voglio dire gli insulti volati fino a ieri l’altro. Con Di Maio a dirci che su Bibbiano abbiamo colluso coi ladri di creature (ma è lo stesso che chiese l’impeachment di Mattarella salvo giurargli davanti tre giorni dopo, quindi non fa testo) e quell’altra formula di successo #senzadime ogni volta che qualcuno nel Pd azzardava un cenno al bisogno di riconquistare l’elettorato grillino (lo schema è stato per un anno: Lega e 5Stelle sono la stessa cosa, destra autoritaria, e vanno schiantati entrambi, anzi i grillini sono persino peggio dei leghisti perché sono quelli delle scie chimiche, del finto allunaggio, contro i vaccini…noi mai con loro perché solo pensarlo equivale a uccidere il Pd, etc etc).

A tutto questo si replica in forma solenne, più o meno con questo argomento: è tutto vero e non rinneghiamo nulla, ma è mutato il contesto e dunque il senso alto dello Stato che sentiamo verso l’Italia e il suo destino ci porta, come in altri momenti drammatici, ad assumerci il peso di una responsabilità gravida di conseguenze eppure fondamentale se vogliamo mettere in cima a tutto il bene supremo degli italiani.

Ok, penso che tutto risulti abbastanza chiaro. Questa linea nelle ultime ore pare guadagnare consenso, inutile citare la serie di interviste e dichiarazioni. Per altro usare come argomento l’interesse degli italiani esercita sempre il suo appeal.

E allora?

Allora, come si dice, sorge una domanda spontanea. Siamo certi che questa mossa del cavallo tale sia e non somigli piuttosto a un favore, non il primo ma l’ennesimo dopo i pop corn di un anno fa, offerto su un piatto d’argento al capo para eversivo di una destra proiettata a stuprare regole e non solo?

Perché ogni posizione in un momento tanto delicato va rispettata, e il mio rispetto per chi invoca un altro governo è reale, ma temo sinceramente che se la risposta al fallimento di ora (parlo del governo uscente) fosse costruire una maggioranza parlamentare che improvvisamente prolunga la legislatura e si carica la manovra, l’esito possa essere lasciare a Salvini il lavoro (relativamente facile) di cavalcare l’onda di una reazione isterica contro il furto di democrazia, con denuncia correlata “fanno una ammucchiata immonda solo per paura del voto e di perdere le loro amate poltrone”.

A quel punto, finito il beach party, quello si attrezza a dodici comizi al giorno e porta una milionata di persone a Piazza San Giovanni (che qualcuno venga anche con la camicia bruna non so, ma non lo escluderei), e comunque sia tra sei mesi o un anno avremmo creato noi le premesse per uno sfondamento da destra senza eguali nella storia repubblicana. Chiamatela come volete ma temo sarebbe una colpa e un errore storici.

Penso che di fronte al rischio enorme di una destra estremista e violenta deve scattare la reazione popolare di quella parte d’Italia che non accetta la deriva e vuole reagire, battersi, lo ripeto per il terzo giorno, uscire di casa e gridare che si può fermare il regime che avanza. Conviene ragionare di questo o dividersi tra chi vuole un governo di salute pubblica e chi invoca le urne?

Penso che si debba accelerare il lancio della coalizione per l’Italia, partiti, movimenti, liste civiche, sindaci e amministratori, intellettuali e mondo del lavoro e dell’impresa. Il Pd ha su di sé il peso e la responsabilità di guidare una riscossa politica e morale. Adesso, prima che si faccia tardi. Un partito come il nostro deve essere pronto alla sfida del voto, deve esserlo anche perché non tutto è nelle nostre disponibilità. Servono passaggi parlamentari trasparenti e una chiarezza del messaggio al paese.

Buona domenica e a domani.