Di Maio alla Bekaert, due promesse e una bugia

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di Riccardo Chiari – 11 agosto 2018

Sono promesse impegnative, quelle che Luigi Di Maio fa agli operai della Bekaert, assiepati davanti ai cancelli della fabbrica in via Petrarca, nelle ultime settimane di ferie prima dell’annunciata chiusura definitiva dello stabilimento. Di fronte al presidio permanente che per Figline Valdarno è diventato il punto di ritrovo per eccellenza, il ministro del lavoro e dello sviluppo economico assicura che, a settembre, il governo di cui è vicepremier cancellerà una delle tante storture del jobs act, quella che riduce alla sola Naspi gli ammortizzatori sociali per i lavoratori che si vedono chiudere di punto in bianco l’azienda.
“La cassa integrazione per cessazione – annuncia così Di Maio – è un tema da affrontare con urgenza con un decreto legge. Al rientro dalla pausa del Parlamento ci si può lavorare velocemente, perché non è soltanto un problema dello stabilimento Bekaert, è un problema di tante aziende d’Italia che hanno cessato, o annunciato di cessare, la loro attività, e adesso i loro lavoratori hanno problemi per il reddito delle loro famiglie”.
Gli applausi che salutano la visita del ministro sono convinti. Si stappa anche lo spumante. Per i 318 operai e impiegate Bakaert, a cui vanno aggiunti un altro centinaio di lavoratori dell’indotto ancor più in difficoltà, la chiusura dello stabilimento ex Pirelli di cordicelle metalliche per pneumatici, pur prorogata di qualche settimana da parte della multinazionale belga, è un incubo che sarebbe possibile interrompere solo garantendo la cassa integrazione straordinaria al posto della Naspi. “Apprezziamo che il ministro si sia assunto il duplice impegno di garantire la cassa integrazione straordinaria entro i termini della procedura – osserva in proposito Daniele Calosi della Fiom Cgil – e di lavorare per trovare un soggetto imprenditoriale credibile, un investitore che permetta ai 318 dipendenti di continuare a lavorare”.
Quest’ultimo passaggio è legato alla seconda promessa di Di Maio, quella di fare della Bekaert una seconda Embraco. La strada che i sindacati metalmeccanici hanno individuato, e che a parole il governo intende perseguire, passa per la reindustrializzazione dello stabilimento di Figline. Per questo è necessario l’intervento del governo, attraverso Invitalia, oltre ad una robusta “moral suasion” nei confronti del mondo imprenditoriale. Cercando, in altre parole, una nuova azienda che sia disposta a scommettere sul grande sito industriale alle porte di Firenze. Con l’ulteriore difficoltà di dover rivoluzionare la produzione in fabbrica. Perché la multinazionale belga, che trasferirà in Romania la produzione di steel-cord. Non vuole assolutamente che subentri un concorrente diretto. Un concorrente che pure in Toscana è appena sbarcato, con le Acciaierie di Piombino acquistate dal colosso indiano Jindal South West.
Le promesse di Di Maio hanno un sapore dolce, anche se passare dalle parole ai fatti sarà tutt’altro che semplice. Per giunta il ministro scivola nella propaganda, quando rivendica che con il “decreto dignità” non ci saranno più “casi Bekaert”: “Con le nuove leggi non potrà più accadere ad altri lavoratori che una multinazionale cessi di colpo l’attività e lasci tutto per la strada – declama ispirato Di Maio – perché se te ne vai ti prendi una penale pari a quattro volte quello che hai preso e ci rendi tutto quello che ti abbiamo dato”. Ma a differenza di altre multinazionali, Bekaert non ha avuto aiuti economici dallo Stato italiano. Non ci sono stati contributi pubblici. Casomai il governo dell’epoca – Renzi – sarebbe dovuto intervenire ai tempi della compravendita fra Pirelli e i belgi, mettendo “paletti” veri.
Eppure Di Maio rilancia ancora, sui social media: “La Bekaert è una delle troppe aziende che dopo aver preso i soldi dello Stato ha deciso di chiudere, licenziare e andarsene. Tutto questo con il decreto dignità non accadrà più”. Non è vero, un ministro della Repubblica dovrebbe evitare scivolate del genere. E magari rispondere positivamente alla richiesta di Daniele Calosi: “Come Fiom abbiamo sottolineato la necessità che sia convocato un nuovo incontro al tavolo del ministero, entro la fine del mese di agosto”. Staremo a vedere.