Dove stiamo andando?

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di Vincenzo Musacchio, 28 maggio 2018

Partendo dal presupposto che il Presidente della Repubblica, a mio parere, sia andato oltre i limiti che la Costituzione prevede, quello che è accaduto il 27 maggio al Quirinale va ricostruito in tutti i passaggi che hanno determinato la scelta di Mattarella.  Pare che l’intera domenica si sia consumata in estremi tentativi di mediazione tra i due partiti e il candidato premier, con il coinvolgimento del prof. Savona, interpellato a distanza per un’eventuale disponibilità ad accettare un altro ministero. Su questa mediazione l’incubo dell’irremovibilità dei due leader: “o Savona o morte”. E morte fu!

Le scelte di Mattarella sono destinate probabilmente a indirizzare il destino politico del nostro Paese per i prossimi anni e certamente hanno determinato una frattura non ricomponibile con una parte dei cittadini italiani. Capire però perché il Presidente della Repubblica abbia agito così, è molto importante, per cui, eviterei di gridare al colpo di Stato o, dall’altra parte, di organizzare marce su Roma. Non dobbiamo dimenticare che M5S e Lega si sono presentati alle elezioni come avversari, hanno scritto assieme un accordo di governo non votato da nessuno. Il governo giallo-verde è una creatura politica e come tale può essere soggetta alle regole della politica, senza che si gridi al golpe. Il Presidente Mattarella ha posto una sola condizione che seppur risponda a pressioni internazionali poteva benissimo essere superata dalle due parti pronte a governare.

A questo punto dovremmo porci alcuni interrogativi. Perché non è stato fatto questo passo indietro? Era così decisivo il prof. Savona? Giorgetti, braccio destro di Salvini non andava bene? Perché no? Sono fermamente convinto che questo scontro non sia sui nomi, “ma sui poteri”. Il prof. Savona non costituisce un pericolo anzi a me sembra ancora un europeista convinto che si pone alcuni interrogativi a mio giudizio leciti e intelligenti. A me pare evidente che Matteo Salvini abbia voluto far saltare il tavolo per tornare alle urne e liberarsi di un alleato scomodo, anzi due (Di Maio e Berlusconi). Lui ha di fronte una nuova campagna elettorale in concorrenza con gli alleati del centrodestra, che gli permette di sgominare anche una parte dell’elettorato dei 5 stelle. La prossima campagna elettorale che avrà un solo tema: “i nemici del popolo” e oggi Salvini è “amico del popolo”!

       (Vincenzo Musacchio, Giurista)