Edicola chiusa e chiesa vuota

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di Giovanna Ponti – 5 luglio 2018

Questa mattina vado a comprare il giornale e la mia edicolante ha esposto il cartello che informa che chiuderà tutto il mese di agosto.
Mai successo e le chiedo il perché della scelta. Lei mi risponde che la vendita dei giornali, tutti, è ulteriormente calata, che se trovasse da vendere la sua edicola lo farebbe subito perché ormai la crisi è continua e progressiva..
Anche la domenica, pur avendo la nostra parrocchia ridotto ad una sola la messa della domenica mattina, in Chiesa non entrano che poche persone e non acquistano come una volta.
Mi incuriosisco e cerco i dati.
Quanti sono gli italiani che frequentano la Chiesa regolarmente?
“Nel 2007 si recava a messa almeno una volta a settimana il 33,43% degli italiani. Nel 2017, invece, il 27,5%. Un minimo storico: la presenza nei luoghi di culto è arrivata proprio sotto Bergoglio ai minimi storici. Negli anni del pontificato di Benedetto XVI la partecipazione si è sempre tenuta oltre il 30 per cento mentre è arretrata con Francesco.
Già questo a me pare indicativo e preoccupante.
Sono soprattutto gli anziani ad occupare i banchi in chiesa. Secondo i dati Istat va a messa il 40% degli over 60, contro il 25% di chi ha un’età compresa tra i 45 e i 60 anni e il 15% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni”.

Subito dopo trovo il monito di Monsignor Granara, rettore del Santuario della Guardia – Genova.
“Vanno in chiesa e attaccano i migranti? La loro non è fede. ll problema è che abbiamo dato per scontato per troppi anni che chi va in Chiesa sia cristiano, siamo davanti a una fede cristiana fasulla.”
Quindi anche quel 27,5% di frequentatori assidui della Chiesa sono in parte vittime di “fede cristiana fasulla”.
Non sono credente, ma questi dati mi preoccupano.
La scuola è in crisi, la Chiesa pure, le agenzie di educazione permanente sul territorio, quali potevano essere le organizzazioni politiche o le varie associazioni di quartiere di trent’anni fa, sono scomparse completamente.
La lettura di quel che sta avvenendo diventa più semplice e più drammatica: il problema è culturale e per risolvere questo genere di problema ci vogliono tempo, investimenti e lavoro, tanto lavoro.
Quello delle persone di buona volontà.