Enrico Letta è come Luigi Facta???

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Gian Franco Ferraris
Fonte: facebook/ corriere della sera
Url fonte: http://www.corriere.it/politica/14_gennaio_16/renzi-all-assemblea-pd-senza-riforme-spazzati-via-caaab47a-7ec5-11e3-a051-6ffe94d9e387.shtml

di Gian Franco Ferraris – 28 gennaio 2014, commento all’articolo pubblicato sul Corriere della Sera riportato in calce

Letta viene trattato ogni giorno da Renzi come un debole fallito alla stregua di L. Facta primo ministro al tempo della marcia su Roma.
Tutti sanno che (Letta e Renzi) politicamente e come età sono simili. La differenza è quella che Renzi ha vivacchiato sulla politica mentre Letta ha studiato da 1° ministro.
Se non ci sono differenze in materia economica e sociale, ci sono grandi differenze di competenza a favore di Letta. che parla correttamente inglese.
Eppure tra l’indifferenza generale Renzi ogni giorno sberleffa Letta.
Chi sarà il novello Mussolini?
Io non escluderei che sia la testa di Letta il vero accordo tra Berlusconi e Renzi e non tanto “la grande riforma??” .
Che motivo aveva Renzi per rimettere in centro alla scena Berlusconi che era stato messo in un angolo dalla strategia di Letta e dalla “ribellione” di Alfano?
e per quale motivo fare un nuovo porcello se non per ricondurre prigionieri coloro che si erano ribellati al Berlusca? E ancora per quale motivo non aiutare una destra italiana che si riconosca nel DC europea contro il “radicalismo” di Santanchè e C?
Cadesse Letta potrebbero fare un bel governo di scopo Renzi/Berlusca o andare a votare con il proporzionale che ridimensionando il PD condurrebbe a un bel Governo Renzi e a un Presidente Repubblica amico di S. Berlusconi.
Aria di Regime nel silenzio assordante della sinistra.
PS Luigi Facta ha un giudizio storico sfavorevole in una misura che non ha l’eguale: il suo ritratto è stato fissato “come quello di un debole e di un incerto” e la storiografia di sinistra lo bolla “come colui che consegnò senza combattere…” lo stato ai fascisti. (Treccani)
Altra piccola analogia nello stesso periodo era stato “rottamato” G. Giolitti di gran lunga l’uomo politico più lungimirante del primo ‘900.

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Renzi: «Senza riforme spazzati via»
Concluso incontro a Palazzo Chigi con Letta

Il premier: «D’accordo ma difendo il mio governo»
Il neosegretario del Pd aveva detto «Finora solo fallimenti»

Renzi all’arrivo alla sede del Pd
Renzi all’arrivo alla sede del Pd

È durato due ore, ma senza arrivare ad un accordo, l’incontro fra il presidente del Consiglio, Enrico Letta e il segretario Pd, Matteo Renzi. Il colloquio è stato un confronto aperto sui vari fronti dopo che il presidente del Consiglio aveva replicato alle affermazioni del segretario Pd nel suo discorso alla direzione. Renzi aveva giudicato il bilancio del governo «dieci mesi fallimentari». Il premier si era difeso: «Periodo complesso e travagliato». Renzi aveva detto: «Nei prossimi quattro mesi dobbiamo portare a casa dei risultati, se andiamo avanti come se niente fosse saremo spazzati via».
In serata Enrico Letta aveva replicato: «Sono d’accordo con Renzi sulla necessità di un nuovo inizio dell’azione di governo. Mi sono impegnato in questa direzione e conto di arrivare a un risultato positivo a breve. Ovviamente, però, ho un giudizio diverso sui nostri mesi di lavoro, in uno dei tempi più complessi e travagliati della nostra storia recente, che questo governo ha dietro le spalle».

L’ASSEMBLEA PD- Di riforma elettorale, piano del lavoro e rapporti col governo – le tre priorità di Matteo Renzi – si è parlato all’assemblea della direzione del Pd. Un’analisi, quella del segretario, che è partita dagli errori fatti: «Nell’ultimo periodo sulle riforme è un elenco di fallimenti: nessuna riforma elettorale, è saltata l’ipotesi di una grande riforma istituzionale fermata alla quarta lettura. Da qualche anno sul tema delle riforme abbondano i ministri, scarseggiano i risultati. Il Pd si gioca la faccia». Tre priorità che il segretario deve aver illustrato poi in tarda serata al premier durante il loro incontro serale a Palazzo Chigi.

NUOVA RIUNIONE LUNEDI’ -All’assemblea, Renzi aveva spiegato: «O il Pd realizza le riforme o andiamo incontro a una devastante campagna elettorale, con la demagogia di Berlusconi e di Grillo. Nei prossimi quattro mesi dobbiamo portare a casa dei risultati, se andiamo avanti come se niente fosse saremo spazzati via». E gli elettori- avverte il sindaco di Firenze- non faranno distinzioni «tra chi ha votato Cuperlo, Renzi o Civati, faranno un pacchetto unico e diranno è colpa vostra».Per votare la riforma della legge elettorale, Renzi ha chiesto e ottenuto una nuova riunione della direzione lunedì alle 16, prima della riunione del dibattito della commissione Affari costituzionali.

«MAI MESSO UN TERMINE»-Questo non significa che Renzi voglia dare un ultimatum al governo: «Non voglio fare le scarpe a Enrico Letta», precisa Renzi, che sostiene di essere «l’unico nel Pd che non ha mai messo un termine ultimo al governo- dice Renzi- Ho sempre detto che va avanti finché si fanno cose e si realizzano risultati».In ogni caso, per Renzi il problema del rimpasto non si pone:«Chi oggi propone: riunitevi attorno a un tavolo e fate un rimpastino, sta drammaticamente perdendo di vista il problema reale. Il nostro obiettivo non è sostituire due ministri renziani con due non renziani, ma creare un sistema istituzionale e politico che duri per i prossimi vent’anni, almeno». Per farlo, insiste Renzi, bisogna confrontarsi con tutte le forze politiche: la polemica sul fatto che «Renzi parli con Forza Italia mi pare surreale. Cerchiamo fino all’ultimo giorno di discutere: è chiaro che si parla con tutti ovunque», dice Renzi. Ma parlare non significa cambiare opinione sulle persone e sulla loro collocazione politica: ««Alfano ha fatto un gesto importante quando si è staccato» dal Pdl ma alle amministrative e poi alle politiche starà nella stessa coalizione di Berlusconi.Alfano non è uno di noi». Fino ad ora, solo Lega e Movimento Cinque Stelle hanno rifiutato un incontro col segretario del Pd.

SENATO NON ELETTIVO – Renzi respinge il ricatto «legge elettorale se si vota a maggio» e chiede un mandato alla direzione: approvare con le altre forze politiche un pacchetto unico di riforme, che tenga insieme anche la riforma del titolo V e del Senato. «Ai partiti faccio una proposta nobile, seria e istituzionale: e così sarà un anno costituente». Ma quali sono le proposte del Pd?«Un Senato non elettivo e senza indennità», prima di tutto. «Il bicameralismo in Italia è tutt’altro che perfetto e non basta ridurre il numero dei parlamentari» ammonisce Renzi. E poi, il chiodo fisso il titolo V, la riforma delle autonomie locali: «Sul titolo V dobbiamo chiedere alle altre forze politiche di avere il coraggio di semplificare e chiarire», perché «temi come l’energia e il turismo non possono essere materia esclusiva delle regioni». Ma Renzi ha anche un «paletto» sul sistema elettorale: «Un sistema che consenta di governare, e cioè il premio di maggioranza», perché l’obiettivo «deve essere una legge elettorale chiara nella quale chi vince governa senza necessità di inventarsi strani giochi, dalle larghe intese alle striminzite intese».

IL PIANO PER IL LAVORO – Se vogliamo dare la scossa al Paese, abbiamo la necessità di ridiscutere certe certezze: «Spostare una parte della tassazione dal lavoro alle rendite finanziarie, consentirebbe di dare un segnale interessante all’Irap», sottolinea Renzi. Ma nel piano del lavoro di Renzi non si sono solo deroghe alle regole attuali sui contratti: « Il punto centrale è che se rimettiamo il Paese a ridiscutere dell’articolo 18, facciamo la solita manfrina mediatica, non riusciamo a essere credibili. Il piano per il lavoro è una prospettiva per l’Italia e che ha come metodo quello di coinvolgere più persone possibili: deve essere ridiscusso dalla direzione con una discussione che coinvolga le commissioni parlamentari ma che tenga conto dei contributi delle 2000 mail che abbiamo ricevuto sul tema».

16 gennaio 2014

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