Eterogenesi dei fini: Martina e De Magistris entrano in campo

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di Fausto Anderlini – 24 novembre 2018

Martina entra in campo con un florilegio di esorcismi contro le correnti i caminetti e i capibastone, avendo come mero obiettivo di fare l’ago della bilancia nella diarchia zingaretto-minnitiana, cioè andando a punto come triumviro. Nato all’ombra dell’ossimoro come aspirazione ad un partito liscio, leggero, user friendly, a vocazione maggioritaria, partito delle primarie e dell’investitura diretta quanto contendibile del leader, il Pd si ritrova alla fine del ciclo eversivo e dittatoriale del renzismo come un partito correntizio di rango medio che da aspirante unico della nazione non ha neppure una regione. Una sintesi della cultura correntizia dei peggiori bar del Midas, dell’Ergife e della Domus Mariae a suo tempo gestiti dal Psi e dalla Dc. Interpretata, per ironia del destino, da tre teste di serie il cui trait-de-union è di venire dalla cultura comunista del centralismo democratico.

Sull’altra sponda la sinistra cd. radicale, multiverso di leaderini, piccoli apparati, comitati, collettivi e altre variopinte associazioni tutti gelosamente abbarbicati al principio della diversità, del minoritarismo, dell’ostinazione differenziante, del capello in quattro e del bastian contrario, si appresta a transustanziarsi in forma gregarile e gentista consegnandosi all’egotismo di un sedicente capopolo pigliatutto. Un movimento ‘personale’ finalmente in linea coi tempi. Historia de magistris vitae.

Martina entra in campo con un florilegio di esorcismi contro le correnti i caminetti e i capibastone, avendo come mero obiettivo di fare l’ago della bilancia nella diarchia zingaretto-minnitiana, cioè andando a punto come triumviro. Nato all’ombra dell’ossimoro come aspirazione ad un partito liscio, leggero, user friendly, a vocazione maggioritaria, partito delle primarie e dell’investitura diretta quanto contendibile del leader, il Pd si ritrova alla fine del ciclo eversivo e dittatoriale del renzismo come un partito correntizio di rango medio che da aspirante unico della nazione non ha neppure una regione. Una sintesi della cultura correntizia dei peggiori bar del Midas, dell’Ergife e della Domus Mariae a suo tempo gestiti dal Psi e dalla Dc. Interpretata, per ironia del destino, da tre teste di serie il cui trait-de-union è di venire dalla cultura comunista del centralismo democratico.

Sull’altra sponda la sinistra cd. radicale, multiverso di leaderini, piccoli apparati, comitati, collettivi e altre variopinte associazioni tutti gelosamente abbarbicati al principio della diversità, del minoritarismo, dell’ostinazione differenziante, del capello in quattro e del bastian contrario, si appresta a transustanziarsi in forma gregarile e gentista consegnandosi all’egotismo di un sedicente capopolo pigliatutto. Un movimento ‘personale’ finalmente in linea coi tempi. Historia de magistris vitae.