Franco Cardini: “Può anche darsi che il Piave mormorasse calmo e placido, ma la Corsica, Nizza e la Savoia erano meno italiane di Trieste, del Trentino e dell’Alto Adige?”

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Franco Cardini
Fonte: Minima Cardiniana

PROMEMORIA
Può anche darsi che il Piave mormorasse calmo e placido, quel giorno di 105 anni or sono, al passaggio dei primi fanti del Regio Esercito spediti alla frontiera per combattere contro l’armata di un impero con il quale, fino a pochi mesi prima, l’Italia era alleata. Come ben aveva dimostrato carte alla mano Giovanni Giolitti, se il nostro paese fosse anche soltanto rimasto neutrale, avrebbe potuto ottenere “parecchio”: magari perfino la stessa Corsica, che la repubblica di Genova aveva ceduto alla Francia poco meno di un secolo e mezzo prima, e che a rigore non era certo meno “irredenta” quindi del Trentino e del Tirolo meridionale, la popolazione dei quali – italofona o germanofona che fosse – era abbastanza meno “italica” (d’italiani non è magari proprio il caso di parlare…) dei corsi, largamente legati fino dal medioevo a pisani e genovesi. Il governo austriaco era disposto a cedere al re d’Italia la grande isola, se la guerra si fosse conclusa con la sconfitta della Francia: e a parte la cobelligeranza gli sarebbe bastata la neutralità. Per non parlare di Nizza e Savoia, che avrebbero pur dovuto interessare a casa Savoia (c’era di mezzo addirittura la città natale dell’Eroe dei Due Mondi!): quella sì ch’era una ferita fresca, roba di meno d’una sessantina di anni prima. Viceversa, sembra proprio che i trentini – c’erano sì gli irredentisti, ma non erano certo la maggioranza – di passare dal buongoverno asburgo-lorenese allo scalcinato governo sabaudo non avessero una gran voglia. Per non parlar dei triestini, italiani e fedelissimi a Vienna nella loro stragrande maggioranza (andatevi a vedere ancora oggi, di fronte alla stazione centrale, il monumento all’imperatrice Elisabetta).

Ma c’era il can-can degli irredentisti veri e falsi, c’era l’Armiamoci-e-Partite degli industriali già ingolositi dalle ricche commesse di guerra, c’erano gli studenti interventisti, i futuristi della Guerra-Igiene-Del-Mondo, il Vate d’Italia D’Annunzio che, forzatamente esule per debiti, tuonava dal “Corriere della Sera”, i socialisti patriottici e democratici alla Bissolati e quelli inferociti e ben pagati dai francesi come il rivoluzionario e soreliano ex direttore de “L’Avanti!”. Che strano il fatto che ancor oggi, nel neopanantifascismo risorgente e trionfante, con tanti dotti studiosi affannati a ricordarci come il fascismo fosse solo violenza e barbarie e non abbia mai, ma proprio mai, fatto nulla di buono (nemmeno le bonifiche dell’Agro pontino, che hanno distrutto l’ambiente e il paesaggio! Nemmeno l’Opera Maternità e Infanzia, indecoroso espediente demagogico e paternalistico per incentivare la nascita di futura carne da cannone!), siano poche e sommesse le voci che si levano a ricordare che le Radiose Giornate di quel Maggio Glorioso furono tra le più potenti incubatrici del fascismo che la storia recente abbia conosciuto.
E allora, diciamo la verità: visto che ogni tanto qualcuno torna a parlare d’Europa. Non sarebbe l’ora di mettere tutti insieme tacere le fanfare marziali? D’accordo forse – personalmente non lo sarei… – celebrare il 4 novembre, non tanto come una guerra vinta, ma quanto meno come una guerra finita. Ma non è infame, non è indecente, festeggiare le guerre vinte per il solo fatto che sono state vinte? Non sarebbe bello e giusto e meritorio cancellare da tutte le strade e le piazze d’Europa i segni della Vittoria del ’18, e in fondo anche di quella (che per noi non fu nemmeno propriamente tale) del ’45, e – nel rispetto e nel ricordo beninteso di tuti i caduti, che bisogna continuar ad onorare – trasformare quelle giornate in Giorni della Ritrovata Concordia Europea? Questo sì che sarebbe un passo coraggioso e meritorio! Che cos’aspetta il parlamento dell’Unione Europea a proporlo, quale segno concreto di unità futura e di civiltà? Non abolire un bel niente, ma trasformare le feste della Vittoria in feste della Concordia. E quindi celebrare i giorni dell’ingresso in guerra dei singoli paesi con severa manifestazione di ossequio ai caduti: punto e basta. Si dovrebbe cominciare dalla scuola. Signora Azzolina, se la sente? FC

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