Gli onesti al potere

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di Pier Paolo Caserta, 27 giugno 2017

E infine fu la volta degli onesti. Mandati finalmente “a casa” quelli che c’erano prima, raggiunsero il potere. Non passò molto tempo che alcuni degli onesti iniziarono a riempirsi le tasche. Dicevano: fino ad oggi quegli altri, per decenni, non hanno fatto altro che rubare. E ora, che finalmente tocca a noi, che male c’è se anche noi, che tanto siamo onesti, ci prendiamo solo qualcosina? Quanto a quelli nel partito, non pochi, per i quali l’onestà era sempre stato un consapevole mezzo di propaganda, quelli, stavano già arraffando da un pezzo a destra e a manca. In ogni caso, in breve tempo quasi tutti gli onesti stavano mettendo le mani sulla cosa pubblica. Il “qualcosina” diventò qualcosa in più, e ben presto divenne molto.

La corruzione tornò a materializzarsi con la velocità di un contagio. Per la verità non era mai sparita, aveva solo cambiato mano. I primi a rubare si accorsero che non era difficile e vollero spartire, e con chi altri se non con gli altri onesti? Considerando, poi, che già da molto tempo, ben prima di raggiungere il potere, era stata tirata una linea, per cui gli onesti coincidevano con il loro partito, e tutti gli oppositori erano automaticamente disonesti, spartire con gli altri onesti significò spartire con gli amici. Amico era chiunque si identificasse nel partito, perché chiaramente gli amici degli onesti sono onesti, mentre i nemici degli onesti sono disonesti. A quella data, tutti i “non onesti” erano stati per altro allontanati, perché si disse che la repubblica doveva essere amministrata solo dagli onesti, e del resto a molti parve chiaro che così fosse logico e giusto…