Governo di malavita

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da  ilsimplicissimus – 02 luglio 2014

Come volevasi dimostrare l’unica ragione per cui il Senato è stato mantenuto, nonostante i proclami sulla sua presunta inutilità, sul suo costo e sul rallentamento dell’attività legislativa, è la prospettiva di farne un’area di immunità per le amministrazioni locali e regionali dove ha luogo il grosso della corruzione. Che senso avrebbe altrimenti un’assemblea di sindaci e consiglieri regionali eletti per fare gli amministratori e che si trovano invece, non si sa bene con quale meccanismo, ancora tutto da inventare, a fare i legislatori part time?

Gaetano Salvemini disse di Giolitti che era un ministro di malavita perché aveva consentito ai deputati meridionali, in cambio del loro appoggio, di avere carta bianca nelle amministrazioni locali e l’impunità nei contatti con la criminalità organizzata, attraverso amnistie regolari o lasciando cadere in prescrizione i processi. Una linea di azione che finì per diffondere la corruzione anche dove non c’era. Ricordo con quanto imbarazzo e carità di patria la mia prof delle medie rivelò a noi ragazzini, la definizione di Salvemini, guardandosi bene dallo spiegarne le ragioni. Certo avrebbe avuto meno remore se avesse potuto prevedere che ci saremmo trovati a vivere governi di malavita che costituzionalizzano queste linee di azione.

Ma questo è solo uno dei piccioni che si prendono con la fava del Senato non elettivo. L’altro è quello di allargare la frattura tra eletti ed elettori ancor più di quanto non prospetti l’italicum che con le sue regole complessivamente indegne non permette più alcuna rappresentatività reale, visto che non è possibile scegliere il candidato e il combinato disposto tra soglia di sbarramento all’ 8% e incredibili premi di maggioranza, altera completamente la volontà popolare. Con questo Senato si sancisce apertamente e sfacciatamente ciò che l’italicum dice implicitamente: che a comandare è una ristretta elite di partito la quale interviene a sanare le situazioni opache o illegali anche in sede locale dove ai cittadini è ancora concessa una minima libertà di parola.

E’ la via italiana all’oligarchia e all’abbandono della democrazia reale resa necessaria dalla crisi e dalla possibilità che le imposizioni che vengono dal capitalismo finanziario, attraverso le istituzioni ormai infiltrate e rese subalterne come la Ue, siano disattese e ribaltate dal voto: un pericolo troppo grande per essere accettato per cui è necessario svuotare dall’interno gli appuntamenti elettorali in maniera che le urne siano una scelta tra personaggi e non tra linee politiche, se non per questioni marginali. Paradossalmente il capitalismo finanziario ha più paura del voto che della protesta esplosiva: un recente studio dell’Aspen Institute proprio in merito a questo giunge alla conclusione che non c’è molto da preoccuparsi perché i vari movimenti che si sono succeduti dai no global in poi  sono “senza ideologia e senza scopi definiti: in mancanza di alternative politiche, tutto si risolve in uno scoppio di indignazione morale”. Inoltre i governi sono perfettamente in grado di infiltrare la rete come è successo in Ucraina dove chi era stato invitato  a scendere in piazza tramite sms, sempre con lo stesso sistema è stato dissuaso dal ritornarvi una volta raggiunto lo scopo: “Caro utente, sei stato schedato come partecipante a una massiccia turbativa dell’ordine pubblico”. In altri casi ciò che si può cambiare non sono le linee di azione e le politiche, ma solo la comunicazione delle stesse attraverso personaggi diversi o cambiando il tenore delle bugie. Il gioco è facile perché, come dice lo studio dell’Aspen “Oggi, il sistema non interessa quasi più a nessuno. La rivoluzione attuale non è fatta di lettori; gli odierni studenti radicali si preoccupano solo di come essi stessi vivono il sistema, non della sua natura e dei meccanismi che lo governano. Non pensando in termini di gruppi sociali, questi ragazzi hanno un’esperienza comune, ma mancano di un’identità collettiva. I manifestanti sono individui esasperati. Amano stare insieme e combattere insieme, ma non hanno un progetto collettivo. Diffidando delle istituzioni, non sono interessati a prendere il potere; sono una miscela tra un desiderio genuino di comunità e un incoercibile individualismo”.

Si può dare torto a questo studio quando viviamo in un Paese dove la cosiddetta opinione progressista si  schiera dalla parte degli stessi massacri economici e sociali solo perché un personaggio ne ha sostituito un altro?  Però bisogna mantenere il controllo dell’apparato, si deve fare in modo che quelle proteste non diventino voto maggioritario perché proprio la mancanza di ideologie e di scopi generali, mentre favorisce l’accorrere di un generico consenso di protesta, potrebbe diventare pericoloso per i poteri reali una volta che sia arrivato alla stanza dei bottoni.

Meglio prevenire che reprimere. Ed è così che abbiamo un Senato preventivo.