I fatti di Macerata: la legge del più forte

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Fausto Anderlini

di Fausto Anderlini – 8 febbraio 2018

Arrivare a sospendere le libertà civili di manifestare in nome dell’ordine pubblico, ma anche accettarne sia pure rammaricati le conseguenze, è un servizio ai fascisti su un piatto d’argento. Questi ultimi non avrebbero mai sperato di arrivare a tanto. Neutralizzare la partecipazione democratica. Episodio in sè circoscritto alla ‘quieta’ provincia marchigiana, già énclave bianca di una regione un tempo rossa, ma destinato a fare da battistrada. Proprio per la valenza simbolica della ‘provincia’ della Repubblica. Se il neo-fascismo risorgente è un pericolo reale esso va affrontato sull’unico piano per esso dirimente: l’uso della forza. Oppure è uno spauracchio agito per manipolare le masse intimorite. Calcolo stupido e con effetti perversi, perchè una volta silenziate le ‘maggioranze oscure’ inclinano ancor più alla paura e all’inerzia, finendo per seguire o lasciar fare chi non teme di usare la forza.
In altra epoca sarebbero stati i Sindaci stessi a uscire dal Muncipio col gonfalone chiamando a raccolta sulla pubblica piazza i cittadini, le istituzioni, i sindacati e i partiti democratici. Qui invece vediamo un sindaco pavido e insipiente, un sindaco del Pd, chiaramente imbeccato dai propri referenti politici e ministeriali, che invita la gente a chiudersi in casa. Proprio quando quella piazza dovrebbe essere ravvivata più che mai da un sussulto di massa.
Nell’Ottobre del 1972 i sindacati sfilarono a Reggio Calabria nel pieno della rivolta di ‘boia chi molla’ in un contesto politico, sociale e dell’ordine pubblico ben più drammatico. Cinquantamila operai, metalmeccanici, edili, braccianti… giunsero da tutta l’Italia convocati dai capi sindacali, Trentin, Lama, Carniti e Benvenuto, con il riscatto del Sud e la difesa della democrazia come parole d’ordine. I fascisti cercarono di impedirlo con attentati ai treni e altre imboscate, ma la manifestazione, protetta da un poderoso servizio d’ordine, fu una grande prova di forza. La città li accolse ostile, annichilita e devastata. Ma il messaggio lasciò il segno. C’era una ‘forza’ che non avrebbe permesso che la storia si ripetesse.
Un’altra epoca….
Se oggi siamo a questo punto è perchè quella forza si è drammaticamente indebolita, quasi evaporata, scientemente rottamata. La missione di Liberi e Uguali è tutta qui: riprendere quella forza

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I Fatti di Reggio Calabria, di Giovanni Rispoli 22 ottobre 2012

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