I nuovi movimenti e le spese militari

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di Toni Gaeta

Sono state già dette e scritte diverse considerazioni sui nuovi movimenti sociali in atto nel mondo. La maggioranza sono contro i rispettivi regimi politici, per aspetti solo apparentemente locali o temporanei. Tutti, infatti, sono riconducibili al dominio dei grandi capitali (prevalentemente occidentali), accumulati soprattutto grazie alle estrazioni di risorse fossili e/o alle ricchezze minerali di formazione geologica; nonché grazie all’espropriazione di immacolate grandi estensioni boschive: prima buone per il legname e poi per l’industria agro-alimentare.

In Italia, oltre ad avere un buon seguito del movimento mondiale contro le devastazioni ambientali (soprattutto quello ispirato a Greta Thumberg), generate dall’uso/abuso dei prodotti industriali altamente inquinanti, registriamo anche la nascita di un esteso movimento (autoproclamatosi delle “Sardine”), di contestazione del “sistema pseudo-politico” instauratosi nel corso degli ultimi anni .

Da quel che ho potuto capire, si tratta di un inedito movimento contrario ad alcuni esponenti politici attuali (uno in particolare), giudicati populisti e antidemocratici, giacché sostanzialmente antagonisti rispetto allo stile, ai principi ed alle regole della Carta Costituzionale.

Un movimento, quindi, contro l’uso distorto della Politica, da loro non a caso citata con la “p” minuscola, grazie all’uso/abuso di mezzi di comunicazione di massa (e relativi linguaggi viscerali, a volte scurrili, sicuramente populisti), “manipolati” per finalità di potere. Da veterano di movimenti anti-capitalisti, antifascisti e ambientalisti (ma non dogmaticamente pacifisti) non posso che essere contento, condividere e partecipare.

Tuttavia, sento di poter fornire qualche spunto di riflessione su ciò che a mio avviso accomuna molti movimenti antigovernativi esistiti nel XX secolo ed ora in modo più esteso in atto nel mondo del XXI secolo. Si tratta dell’auspicabile acquisizione della necessità di una visione di insieme, che permetta di conoscere meglio i meccanismi di potere: quelli che consentono a pochi di governare su singoli Stati (anche democratici) e il mondo intero.

Mi riferisco alla necessaria consapevolezza che gli strumenti di cui si servono le forze politiche locali, e quelle di molte istituzioni nazionali e internazionali, sono dettate dall’agenda delle necessità imperiali del capitalismo globale, che si ripercuotono anche in ambito nazionale. Per spiegarmi meglio, prima di quello su scala globale faccio l’esempio locale, fornito da esponenti politici di dubbia moralità. Allorché cercano di giustificare sospetti illeciti arricchimenti essi dicono che la “politica ha i suoi costi”.

Con tali parole si cerca di motivare le laute donazioni e/o i facoltosi finanziamenti elargiti da importanti imprenditori a favore di partiti o loro esponenti. Con detta infelice espressione essi intendono tacere sul fatto che l’esercizio di un’attività istituzionale ha certamente un costo, pubblicamente sostenibile e/o rimborsabile. Tuttavia, quella partitica dovrebbe basarsi esclusivamente sugli apporti diretti degli aderenti, simpatizzanti o tesserati, senza ricorso a mediazioni di sorta. La chiave di interpretazione della dipendenza dei governanti dalle cosiddette “leggi del mercato”, sta proprio nel più che evidente scambio (anche se mediato) tra “elargizioni private” e “pubblici favori”. Ciò vale per il piccolo ma anche per il grande scambio.

In questa stessa dinamica di “scambievoli favori” si inserisce, infatti, anche l’attività statale di tipo governativo, con uso di “interscambio” internazionale gestito sotto un ombrello sovranazionale, ritenuto molto protettivo.

Ricorrendo al 2′ esempio, pertanto, perché i governi europei continuano a sostenere le spese militari del “Patto Atlantico”, sebbene siano cessati da molto tempo i presupposti ? Il motivo é semplice: gli USA vogliono ricattare “armi in mano” sia i piccoli sia i più grandi Paesi Europei, per continuare ad imporre il “dominio del mercato statunitense”. In questo caso la NATO svolge un tipico ruolo di mediazione.

Ora che sulla scena del “mercato mondiale” si affacciano, più forti di prima, nuovi protagonisti (Cina in primis), il presidente Trump riscopre la politica medioevale dei “dazi” (1): strumenti che, i Comuni prima e gli stati-nazione dopo, usavano per proteggere i propri imprenditori. Coloro che ‘pregano’ di non imporre dazi su importanti prodotti “nazionali” possono acquistare, in cambio della “protezione”, cacciabombardieri F-35 (2). In tal modo il dominio militare trova ulteriore “giustificazione”, soprattutto nei confronti di chi distrugge l’ambiente, non accetta immigrazioni di diseredati, né donne indocili, né omosessuali; costoro possono solo aderire alla cordata “negazionista” (3).

Sulla comprensione della natura mercantile della politica mondiale si fonda la capacità di capire che molte delle ragioni di ribellione dei singoli movimenti hanno un comune denominatore. Infatti, chi lotta per una sana alimentazione, lotta non solo per la proibizione dell’industrializzazione agricola (e suoi annessi veleni) ma anche per il mantenimento in equilibrio del clima terreste. Chi lotta contro qualsiasi forma di inquinamento, lotta anche contro l’industria estrattiva di risorse fossili (spesso militarmente espropriate). Chi lotta per la vera democrazia planetaria, lotta anche per l’abolizione del capitalismo globale e soprattutto imperiale.

In particolare, chi lotta contro gli inquinamenti del pianeta cerca di imporre le fonti energetiche rinnovabili, per por fine all’estrazione di quelle fossili, quindi, anche a favore di una produzione alimentare naturale (ovvero a misura d’uomo) e non industriale (a misura di capitali).

Qui il cerchio delle connessioni riflessive si chiude. Si tratta, in definitiva, di una lotta globale per la vita di tutti e contro la morte innaturale. Il mio pensiero é che la “filosofia” del potere distruttivo deve essere assolutamente fatta conoscere a fondo, affinché si possano aprire nuovi orizzonti alle più giovani e meno giovani menti, nel tentativo di salvare il pianeta e con esso l’umanità.

NOTE:

  1. – Dazio: in campo economico è una barriera artificiale ai flussi di beni e/o fattori tra due o più paesi, che nasce da esigenze di politica economica di un singolo Stato (o gruppo di Stati) e si manifesta in manipolazioni amministrative dei flussi di beni in entrata e in uscita dallo stato stesso.

  2. – F.-35 : si tratta di un’arma micidiale che prevede il primo colpo di offesa (pertanto al di fuori del principio costituzionale contro la guerra), che può montare armi atomiche. L’avvio della cosiddetta “fase 2” per l’acquisizione prevede l’esborso di circa 130 milioni di euro per ciascun cacciabombardiere, per un totale di circa 14 miliardi di euro (più spese incalcolabili per aggiornamenti, consulenze tecniche e manutenzioni). Per un Paese che ha bisogno di investire miliardi in infrastrutture che crollano, é veramente un paradosso !

  3. – Il termine “negazionista” é adoperato per molteplici situazioni in cui si contrappongono convinzioni ideologiche (o soltanto religiose) nei confronti di tesi scientifiche dimostrate: tipo l’evoluzionismo animale e vegetale, l’omosessualità, la devastazione del pianeta e simili.