I parlamentari ‘portavoce’ e il cupio dissolvi democratico

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di Alfredo Morganti – 18 febbraio 2019

Un parlamentare 5stelle, alla vigilia del sondaggio interno su Salvini, ha dichiarato a SkyTg24 che avrebbe votato in #Parlamento sulla base dei risultati del referendum svolto tra gli iscritti. Lui era un ‘portavoce’ del #popolo, niente di più. Una specie di cassa di risonanza della volontà popolare. Strana concezione del mandato parlamentare, ridotto a una totale corto-circuitazione tra vertici dello Stato e individui social, dove tutta la ricchezza intermedia della #democrazia viene dissipata e cancellata: corpi parlamentari, partiti, istituzioni democratiche. Lasciamo stare la sostanza, per la quale si lascia decidere su una questione di diritto penale chi non ha intravisto nemmeno da lontano un fascicolo sul tema, e dunque non ne sa nulla, se non qualche prodromo ideologico. Non è nemmeno questo il punto ma un altro, ancor più concreto, e riguarda l’architettura della democrazia rappresentativa e la qualità della #partecipazione (organizzata e associata, non astrattamente individuale).

La riduzione dei parlamentari a meri ‘portavoce’ (e la riduzione del ‘popolo’ a signore incontrastato, ben oltre il limite costituzionale) è, difatti, la più grave angheria che possa toccare a una democrazia moderna. In base a questo principio, la classe dirigente può benissimo essere costituita da sciocchi, o da ignoranti, o da perditempo, o da ambiziosi, tanto a nessuno è richiesto acume, né competenza e nemmeno #responsabilità. Anzi, quando una responsabilità è invocata (decidere sull’autorizzazione a procedere di un Ministro della Repubblica) questa viene affidata sostanzialmente al primo che passa sulla rete e sceglie di votare online su una piattaforma proprietaria. Peggio delle primarie piddine, dove il passante decide almeno di un leader. Nel caso dei 5stelle la presunta classe dirigente si riduce al rango di portavoce e si suicida in diretta, esibendo pure una certa soddisfazione, proprio come il parlamentare di cui sopra.

Ed ecco l’abisso in cui una democrazia può precipitare. I parlamentari-portavoce ricevono un mandato dall’elettorato, ma decidono di affidare il proprio destino a una pattuglia di militanti on line, operativi su una piattaforma privata. È come se facessimo decidere tutto al condominio di casa nostra. È qui che la crisi della democrazia assume le forme più aberranti. Il parlamentare affida il suo potere a una cerchia ristretta, pur essendo stato votato dai cittadini. Riceve il mandato da una fetta consistente del corpo elettorale, ma lo rassegna docilmente nelle mani di un corpo privato, anzi privatissimo, persino settario. La presunta democrazia diretta, in realtà, è niente più che un colpo di mano, e l’esaltazione della volontà popolare assume le fattezze di una volontà individuale, ristretta, di parte. Una specie di conventicola. L’ideologia è citare #Rousseau quando al più si inneggia a un’assemblea condominiale. L’ampiezza del mandato, insomma, viene rimessa a una cerchia di parte; lo spirito democratico diventa una logica privata, di tipo aziendale.

Perché criticare Berlusconi, allora, che l’aziendalismo lo ha inventato? Perché prendersela con Renzi, se restringe il suo orizzonte agli amici degli amici, al condomino-giglio magico, e denigra quella che chiama la ‘#ditta’, ossia il partito storico, l’architrave della democrazia rappresentativa, il corpo intermedio per eccellenza? C’è una ventata antidemocratica che è scesa grigia e fredda, come una lama sottile, sulla società italiana. Ha convinto molti che la politica è solo individualità, ambizione, verticalità, ‘economicità’ delle scelte, interesse ristretto, rapporto diretto e filiforme tra ‘base’ e vertice dello Stato, popolo e #leader. In mezzo più nulla, soltanto chiacchiericcio mediatico, insulti social, dirette, partiti smantellati. Questa fredda lama sta affettando quel che resta della democrazia, e la sinistra non è affatto innocente a riguardo, ci sta dentro con le mani e i piedi, responsabile anch’essa di questo cupio dissolvi. Parrò antico, ma il fatto è semplice: o si mette mano alla ricostruzione della democrazia, della rappresentanza, del sistema dei #partiti, della partecipazione organizzata e della rete associativa, o non c’è scampo. Anche l’innovazione, anche la ricerca, anche le idee sono destinate a fallire se manca una cornice democratica.