I picciotti con lo smartphone

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di Anna Lombroso per il Simplicissimus

Tra ieri e oggi si ha notizia di due importanti risultati nelle inchieste contro la criminalità organizzata.

I carabinieri del Ros, coordinati da Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Francesca Celle, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Alfonsa Ferraro a carico di 13 persone, fra cui quattro appartenenti alla famiglia Galati, capeggiata da Antonio Galati, 62 anni, e Fortunato Galati, 36 anni e già detenuto, e l’ex consigliere del Comune di Rho (Milano) Luigi Calogero Addisi, originario di Vibo Valentia e imparentato con la famiglia Mancuso, che in Lombardia, e in particolare a Como, ha generato lo cosca dei Galati. In carcere sono finiti anche l’imprenditore mantovano Franco Monzini e Matteo Rombolà, 29 anni, titolare di un panificio nel Comasco. E con loro anche Salvatore Muscatello, già agli arresti domiciliari perché condannato nel processo Infinito ma che continuava, come si legge negli atti, a esercitare il ruolo di capo della ‘locale’ di Mariano Comense. Le indagini avrebbero accertato che la ‘ndrangheta, bypassando i controlli e addirittura in possesso della certificazione antimafia, si sarebbe accaparrata due subappalti della Tangenziale Est Esterna di Milano (Teem), una delle grandi opere collegate all’Expo 2015.

A Trani invece il giudice per l’udienza preliminare ha rinviato a giudizio due agenzie di rating, Standard & Poor’s e Fitch, nonché alcuni loro manager ed analisti, con  l’accusa di manipolazione del mercato. Le indagini erano partite dopo le denunce delle associazioni di consumatori. Al centro del dossier, una serie di report sull’affidabilità creditizia dell’Italia e sul declassamento del rating emessi tra il 2011 ed il 2012. Nel caso di Fitch, i dati sarebbero stati divulgati a mercati aperti alterando così il prezzo dei bond, mentre nel caso di Standard & Poor’s, si parla addirittura di informazioni false e distorte.

Durante il secondo mandato di Clinton alla Casa Bianca i servizi americani trasmisero al presidente un rapporto nel quale si denunciava il rischio che entro il 2010 la sovranità di un elevato numero di nazioni passasse sotto il dominio della criminalità organizzata, che si sarebbe sostituita ad istituzioni statali e governi più o meno democratici. I guardiani del mondo non guardavano a casa loro, si riferivano invece a mafie italiane, russe, cinesi, a mercanti d’oppio e droga, cartelli di Medellin compresi, che occupavano già molte geografie, che intrecciavano relazioni con gli apparati statali e con la politica, che in molti casi venivano accettati dalle popolazioni come presenze inevitabili a fronte di istituzioni deboli, quando non come benevoli erogatori di lavoro, protezioni, vantaggi.

È che oggi, anche grazie a loro, dobbiamo compiere un esercizio semantico a proposito dei termini che definiscono comportamenti criminali su larga scala, comprensivi di corruzione, malaffare, relazioni opache di reciproca servitù  con apparati statali, organi di controllo, politica, di evasione fiscale e riciclaggio, che impiegano con profitto tecnologie e innovazione, che si presentano in abiti firmati. Ma che al tempo stesso non disdegnano anche incursioni tra i reati comuni, che si concedono rituali di appartenenza e fidelizzazione proprio come nelle  varie cosche, che si dotano di eserciti privati, vivono in fortezze protette da sistemi sofisticati di sorveglianza.

Così si sono integrate modalità, mutuati atteggiamenti, stretti sodalizi, consolidate alleanze, scambiati codici d’onore, oltre che reciproci servigi  tra il Gotha internazionale dell’economia, alcune imprese, soprattutto quelle dell’imperialismo finanziario e quella che una volta chiamavamo sbrigativamente delinquenza, criminalità organizzata, malavita. Ci sono università, think tank, associazioni che si accreditano come fucine di una classe dirigente disinvolta fino al cinismo, assoggettata fino al fanatismo alla teocrazia del denaro, quella dei Chicago Boys, dei ricercatori del Cato Institute e del loro sommo pontefice Friedman. E non importa se altro non sono che avanguardie di un esercito che ha mosso guerra agli stati sovrani, alle democrazie, ai popoli, a ceti medi un tempo risparmiati, al lavoro, ai diritti, con l’obiettivo di creare orde infelici ed umiliate di schiavi. Ci sono giovanotti che aspirano a ripetere le gesta dei maghi malfattori e spregiudicati di Wall Street, che la fantasmagorica e rapace ricchezza degli strumenti immaginati e sperimentati nei mercati finanziari può esercitare la stessa attrazione che suscitano le scienze occulte. E non importa se lasciano una lunga scia di sangue, di suicidi, di disperazione. C’è ancora gente che si lascia tentare dalla promessa dolce e tossica del budino finanziario, così affine al gioco d’azzardo. E non importa se rende vittime allo stesso modo, se intorbida le vite, se promuove commistioni e relazioni pericolose con ogni genere di sottobosco, quello della speculazione e quello della malavita.

È che le attività criminali e illegali, guerre comprese, sono altamente redditizie, soprattutto quando la mercatizzazione impone la sua egemonia, quando le remore morali sono superate da sempre più forti motivazioni acquisitive, e laddove regole e leggi vengono manomesse e condizionate da interessi personali e  privatistici. La globalizzazione ha favorito l’esplosione di attività criminali a carattere industriale: droga, commercio illegale di armi, gioco d’azzardo clandestino e “lecito”, sfruttamento organizzato della prostituzione, tratta di schiavi tramite l’immigrazione clandestina. Ma si sono aperte anche a più sofisticati nuovi territori, quelli delle transazioni immateriali, del governo parallelo di paradisi fiscali, dei contro-mercati del falso e degli illeciti commerciali. E è ragionevole assimilare a queste attività gran parte delle iniziative dei finanzieri, alcuni molto graditi a premier di paesi un tempo democratici, ben collocati nelle Cayman, promoter di degradanti e infami bolle che hanno già ridotto alla fame intere nazioni e che continuano indisturbate anche grazie alle “scomuniche” delle agenzie di rating, in grado di condizionare gli stati più deboli e ridurli in condizione di soggezione.

La profezia era giusta, sta vincendo una cupola transnazionale di uomini grigi, senza idee, senza principi, senza passioni, senza onore, senza memoria, senza futuro, che non ha nemmeno bisogno di un caveau, che non conta monete d’oro. Basta loro uno smartphone, senza  gettone.