Il 41 bis non si tocca!

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di Vincenzo Musacchio  27 ottobre 2018

Le sentenze prima di esser commentate andrebbero lette dal primo all’ultimo rigo. La Corte europea dei diritti dell’uomo, con il suo provvedimento, non si è per nulla espressa contro l’articolo 41 bis, all’opposto ritiene abbia “finalità preventive e di sicurezza e non punitive”. Non si entra nel merito della legittimità o meno della norma. Se si leggessero attentamente i contenuti del provvedimento giudiziario europeo, si comprenderebbe come i giudici affermino che non vi sia prova a carico dello Stato italiano in base alla quale il 41 bis abbia potuto danneggiare la salute del boss mafioso Bernardo Provenzano. La Cedu condanna il Governo italiano solo perché il Ministro della Giustizia, sempre secondo la sentenza, ha rinnovato il regime di detenzione speciale a Provenzano in modo automatico, “senza un’autonoma valutazione” e senza dimostrare nel provvedimento “un genuino accertamento dei mutamenti rilevanti nella situazione del ricorrente”.

In buona sostanza, l’organo giudiziario europeo ci dice che siamo stati superficiali nel valutare e motivare il provvedimento di proroga del 41 bis a carico di Provenzano. E’ proprio questa carenza di motivazione la base della condanna. Non il regime speciale di detenzione, né un danno alla salute di Provenzano, come in tanti credono sia avvenuto, ma semplicemente difetto di motivazione nel richiedere la proroga della misura. Fra l’altro, se a questa sentenza si comparassero le altre sulla medesima materia, si noterebbe che il recente provvedimento giudiziario europeo non dice nulla di nuovo anzi è esattamente in linea con la prima sentenza della nostra Corte costituzionale sul 41 bis, che nel 1993 impegnava il Ministro della Giustizia a esaminare i rinnovi del regime speciale non in modo automatico ma approfondendo le singole situazioni. Si è creato un caso mediatico pur non sussistendone per nulla i presupposti.

Giovanni Falcone sosteneva – a ragion veduta – che il carcere duro ai mafiosi non poteva mai andar bene, abituati com’erano a comandare anche dal carcere. Come ho più volte ho avuto modo di precisare, ribadisco che il 41 bis debba essere potenziato e i detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione debbano essere ristretti all’interno d’istituti a loro esclusivamente riservati, collocati se possibile nelle isole, sul modello territoriale di Pianosa e l’Asinara. I boss mafiosi col 41 bis e con la piena efficienza del sistema delle confische dei loro beni, saranno sconfitti e al tempo stesso avremo onorato la memoria di Falcone e Borsellino e di tutte le innumerevoli vittime delle mafie italiane. Sarò controcorrente ma a mio giudizio il 41-bis va inasprito e applicato con più rigore. Nella lotta alle mafie ancor oggi resta uno strumento indispensabile per cui non si tocca!

(Vincenzo Musacchio, giurista e Presidente dell’Osservatorio Antimafia del Molise)