Gli impubblicabili

Pubblicato il 16 luglio 2018 | di Vincenzo Musacchio

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Il carcere duro per i mafiosi non va abolito

intervista a Vincenzo Musacchio di Lucia De Sanctis, 16 luglio  2018

Tra le poche misure efficaci contro le mafie vi sono senza dubbio il 41 bis e la legge La Torre sulle confische dei beni. Lo afferma Vincenzo Musacchio giurista e direttore della Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise.

E’ cambiato il 41 bis nel corso degli anni ?

Certamente sì. Siamo di fronte a dati di natura oggettiva poiché il 41 bis di oggi è un provvedimento personale sottoposto all’esame giudiziale, mentre prima non lo era e poteva essere applicato in base ad una scelta discrezionale dell’amministrazione penitenziaria.

Il “carcere duro” per i mafiosi ha avuto moltissime critiche a livello nazionale, europeo ed internazionale, come si spiega questa ostilità?

Se si legge con cognizione di causa il contenuto dell’ art. 41bis si noterà che lo stesso dispone una restrizione degli spazi di libertà prevista dalla legge e giustificata in modo specifico per ciascuna delle singole misure adottate. In buona sostanza viene rispettato il principio di determinatezza, di conseguenza, ritengo che il nostro Paese rispetti a pieno le regole del diritto rendendo trasparente il regime di massima sicurezza. Non dobbiamo mai dimenticarci che a decidere su tale regime carcerario sia un giudice in ossequio al principio di legalità e di giurisdizione.

Da Potere al Popolo è arrivata al proposta di abolire il 41 bis, che ne pensa?

Pur provenendo da un area di sinistra (ho militato nel PCI), la giudico molto negativamente. Abolire il 41bis vuol dire fare un regalo ai mafiosi. Io non credo che i cittadini italiani apprezzerebbero l’abolizione del carcere duro per i mafiosi. Ci sarebbe certamente una reazione popolare ad un provvedimento di abolizione del 41-bis specie da parte dalle innumerevoli famiglie vittime di crimini mafiosi.

L’art. 27 della Costituzione, sul valore rieducativo della pena, dunque per i mafiosi non vale?

Certo che vale ma per rieducarsi occorre pentirsi dimostrando in concreto la volontà di un percorso di recupero, rieducazione e risocializzazione: questo accade per i mafiosi? Da studioso del fenomeno ritengo proprio di no! Non ho mai visto un capo mafia rinnegare il suo mondo criminale. Chi lo ha fatto spesso ha solo finto di partecipare all’opera di rieducazione, per ottenere lo sconto di pena.

In conclusione cosa possiamo dire?

Che il 41 bis è una misura assolutamente indispensabile poiché molti boss mafiosi dal carcere continuano a gestire il sistema degli appalti, delle estorsioni e delle collusioni con la politica. Queste a mio giudizio sono le vere disfunzioni a cui occorrerebbe porre rimedio! Se modificare il 41 bis significa incidere su queste alterazioni allora sono d’accordo. Da tempo sono convinto che il 41 bis debba essere potenziato e i detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione debbano essere ristretti all’interno di istituti a loro esclusivamente riservati, collocati se possibile nelle isole, sul modello territoriale di Pianosa e l’Asinara. I boss mafiosi col 41 bis e con la piena efficienza del sistema delle confische dei loro beni, saranno sconfitti e al tempo stesso avremo onorato la memoria di Falcone e Borsellino e di tutte le vittime delle mafie italiane. Sarò controcorrente ma a mio giudizio il 41 bis va inasprito e applicato con più rigore. Nella lotta alle mafie ancor oggi resta uno strumento efficace e necessario.

Autore Originale del Testo: Vincenzo Musacchio

Nome della Fonte: Esclusiva

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Giurista e docente italiano, presidente e direttore scientifico dell'Osservatorio Regionale Antimafia del Molise. Docente di diritto penale e criminologia in varie Università italiane e straniere, è specializzato in strategie di lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione. Ha fondato una Scuola di Legalità intitolata a don Giuseppe Diana.


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