Il coerente pasticcio costituzionale di Renzi

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Autore originale del testo: Gabriele Pastrello

di Gabriele Pastrello

Dopo la prima parte LA SCALATA DI RENZI AL POTERE e la seconda parte L’ACCELERAZIONE POLITICA DI RENZI di una riflessione di Gabriele Pastrello, pubblichiamo un estratto, autonomo, della terza parte LE RIFORME COSTITUZIONALI  che “RIPRENDE LA DISCUSSIONE SU ITALICUM E ALTRE BESTIALITA’ ED E’ UN CONTRIBUTO A CHIARIRE LE COSE”, ancora più dopo la manifestazione di piazza S. Giovanni  a Roma

Il coerente pasticcio costituzionale di Renzi

  1. La riforma costituzionale; ovvero: la riduzione della contendibilità del potere.

La riforma costituzionale. Perché siamo di fronte a un progetto ‘unitario’ di riforma costituzionale, anche se presentato come ‘spezzatino’ in più filoni: la riforma del Senato, l’abolizione delle Provincie, la legge elettorale. E anche la battaglia contro il sindacato è un primo passo di limitazione del ruolo del sindacato, all’inizio necessariamente per via politica, per aprire la strada a una limitazione per via legislativo-costituzionale.

 (Riforma impossibile da elaborare tra la vittoria alle primarie e la scalata al Governo; quindi preparata da tempo. C’è chi parla del Piano Rinascita di Gelli. Qualche assonanza c’è, peraltro come ormai in tutti i progetti di riforma costituzionale degli ultimi vent’anni. Ma non c’è bisogno di dietrologia. Basta analizzare quello che si vede).

 Qui ci sono menti raffinate all’opera, come disse Giovanni Falcone. I tre filoni sono accuratamente distinti nella presentazione all’opinione pubblica e i temi di discussione del tutto eccentrici e spesso marginali anche rispetto al filone stesso. Ad esempio il tema del risparmio sui costi della politica. Assurdo, sia per il Senato e ancor più per le Provincie, che non sono affatto abolite, ma solo ridisegnate e rifunzionalizzate.

Ma vale la pena sottolineare un’incredibile identità nel risultato della riforma di Provincie e Senato, che mostra l’unitarietà di impostazione della riforma costituzionale (mai notata dai mass media). Dopo la riforma ambedue le istituzioni diventeranno organi elettivi di secondo grado, cioè ‘nominati’ di fatto (anche se in qualche modo ‘eletti’) dal livello ‘inferiore’: i Comuni per le ‘nuove’ Provincie, e Regioni per il ‘nuovo’ Senato. Il che ne farà delle istanze di ‘compensazione’ per ‘ambizioni’ insoddisfatte; per consiglieri comunali o regionali ‘trombati’; o una camera del ‘mugugno’ per i livelli inferiori.

 Ma prive di vera rappresentanza politica delle istanze inferiori. Infatti, sia i Comuni nei confronti delle Regioni, che le Regioni nei confronti del Parlamento, ma soprattutto del Governo, non avranno alcun luogo di rappresentanza ‘collettiva’. La Provincia era sicuramente un’istanza rappresentiva collettiva ‘debole ‘, ma una debole è meglio che nessuna. Oltretutto, la riforma del Senato in esame segna un clamoros arretramento nel processo di decentramento ‘federale’, che, secondo le dichiarazioni, avrebbe dovuto essere completato da un Senato federale, sul modello tedesco o statunitense.

 Ma questo Senato non assomiglia in nulla al Bundesrat tedesco, il Consiglio federale, i cui membri sono ‘delegati’ dagli Stati della Repubblica Federale Tedesca. Delega’ che è una forma di ‘rappresentanza’ ben più forte dell’elezione da parte di Consigli regionali, in quanto rappresentano direttamente a livello parlamentare nazionale lo Stato di appartenenza, e partecipano al processo legislativo. Né assomiglia al Senato USA dove i rappresentanti degli Stati sono direttamente eletti dagli elettori. Qui la rappresentanza, basata sulla legittimazione popolare diretta, è politicamente ancora più forte.

 Così, sarà molto più facile, dal Governo, governare regioni ‘sparse’, e ancor più per le Regioni, governare i tanti comuni ‘sparsi’. Quindi si tratta di due ‘indebolimenti’ dei livelli intermedi nella catena di ‘rappresentanza’ politica dalle prime istanze elettive, i Comuni, fino a quelle massime.

 Senza parlare che il bicameralismo ‘perfetto’, rappresenta di per se un meccanismo di contrappeso politico. Per questo la Costituente aveva scelto il bicameralismo, Per dare una pausa di ‘riflessione’ al processo legislativo; per permettere che, in caso di bisogno, legiferazioni troppo ‘affrettate’, potessero essere riconsiderate dall’opinione pubblica. Qui invece si è tolto il contrappeso senza prevederne nessun altro.

 Quindi, indebolimento, anzi cancellazione, di rappresentanze ‘intermedie’, e scomparsa del ruolo di contrappeso del Senato. Tutto ciò in presenza di una legge elettorale pensata per dare un esito fortemente maggioritario. Per cui alla mancanza di contrappesi istituzionali si aggiunge la possibilità per il partito di maggioranza relativa nel paese (e con una forte astensione la percentuale sugli aventi diritto potrebbe essere anche molto bassa) di poter eleggere le due istituzioni di ‘garanzia’ di sistema; il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale; chiudendo il cerchio. Se non proprio impedendo, rendendo però estremamente difficile la ‘contendibilità’ delle stanze del potere; contendibilità cuore dell’ordinamento democratico.

A questi passi di riforma ‘formale’ della Costituzione si aggiungono inoltre altri passi di modifica della ‘costituzione materiale’ del paese. Le ultime primarie del PD hanno finalmente prodotto il risultato implicito nel progetto, incorporato nello Statuto, di distaccare la dirigenza del partita da qualsiasi influenza ‘interna’ dei suoi iscritti. Il Segretetario di quel partito, portandolo alla maggioranza parlamentare, potrà poi usufruire dell’indebolimento dei contrappesi analizzato sopra.

 Ma anche lo scontro con il sindacato parla di un’intenzione esplicita di ridimensionamento radicale della sua capacità di rappresentanza sociale; completando il cerchio dell’indebolimento della rappresentanza sociale. Dentro le istituzioni: con la trasformazione di Provincie e Senato. Fuori, con la riduzione del ruolo di partiti e sindacati come canali di partecipazione popolare.

Che poi si sia discusso, invece, per mesi di chi doveva eleggere chi, di preferenze (molte, poche), di risparmi sui costi della politica, di snellimenti del processo legislativo, e simili amenità, ha distolto l’opinione pubblica dal mettere a fuoco il quadro complessivo.

Senza sfera di cristallo nessuno può dire se questo processo andrà in porto. Ma questo è il quadro che si può ricostruire dalle iniziative sparse su questi temi; nonché dalle discussioni fuorvianti sui mass media. Se andrà in porto, questo sarà. E nessuno venga a raccontare che un simile quadro, coerente nei suoi effetti di sistema costituzionale, è emerso per caso.

 (E si capisce anche che, se questo è il sacro Graal che gli è stato fatto balenare davanti agli occhi come premio della sua cavalcata, Renzi sia assolutamente determinato ad abbattere qualsiasi ostacolo in qualsiasi modo. Di fronte a un tale premio le buone maniere scompaiono).