Il governo “senz’anima” di Repubblica e i duelli che piacciono tanto ai media

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di Alfredo Morganti

A “Repubblica” è scattato l’animismo. Per Folli il governo è senza anima, per Ezio Mauro è invece l’alleanza a essere senza anima, mentre l’esecutivo sarebbe senza nome. Il festival del ‘senza’ e della penuria. Coerenti con la linea perseguita sin dall’inizio, il governo Conte 2 è divenuto dalle parti del giornale fondato da Scalfari il vero problema, la vera croce, il vero male italiano. Pari solo a Salvini, forse. Forse, almeno nel senso che, con il leghista a Palazzo Chigi, sarebbe tutt’altra storia, una vera e propria ubriacatura editoriale. ‘Repubblica’ potrebbe calare l’elmetto, entrare in modalità frontista e vedrebbe finalmente compatti i propri lettori in un unico fronte antisalvini, una vera falange possibilmente foriera di una lievitazione del mercato editoriale. Mentre oggi la contraddizione del “governo senz’anima” taglia in due gli stessi lettori, li fa schierare, li divide e questo non aiuta certamente ‘Repubblica’ nella popolarità e, soprattutto, nelle vendite. Diciamo che cambiano tante cose, cambiano i direttori e i formati, ma il modello resta sempre lo stesso: il frontismo mediatico (antiberlusconismo, antisalvinismo, ma mai antirenzismo), la ricerca del nemico numero uno, applicato di volta in volta a questo o a quello, ma sempre nel supremo interesse dell’editore.

Io credo che a “Repubblica” piacerebbe molto, ma molto di più un duello Renzi-Salvini. Personaggi controversi, come i ‘cattivi’ dei film, ma veri e propri animali da ring o da tavolo da poker. Uno scontro ‘bipolare’ di quel tipo (alla malora i parlamenti e i partiti e le lagne di quelli che vanno in tv a spiegare moderatamente le cose!) farebbe volare parole grosse e accenderebbe una vera passione sportiva nel Paese, come ai tempi di Benvenuti-Mazzinghi oppure di Coppi-Bartali. Due Mattei, due campioni, due lottatori, due ambiziosi, due che pur di andare a Palazzo Chigi farebbero patti col diavolo (farebbero?): veri detonatore di interesse mediatico e dunque di mercato e di click on line. Altro che parlare sommessamente, altro che farsi carico delle clausole di salvaguardia, o della tenuta del bilancio, oppure della ricchezza sociale del Paese, oppure della tenuta del parlamento e della democrazia nella sua forma rappresentativa e partecipativa. Volete mettere, invece, i toni bollenti, le urla, le volgarità, l’ambizione sfrenata, i bonus, gli schermi forati dai personaggi giusti, le parole sopra le righe, gli sdoganamenti, la destra aggressiva, il renzismo che però “sa comunicare bene” e la politica ridotta a duelli personali e a nomi di battesimo. Poi dice che avere “l’Unità” non servirebbe a nulla. Avoja se servirebbe.