Il nome dei quarantanove

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di Alfredo Morganti – 10 gennaio 2019

I quarantanove se li sono spartiti. Nessuno è stato capace di dire: ma quale accordo e mediazione europea, quali sciocche polemiche da galli da pollaio – queste donne, questi bambini, questi uomini vengono da noi, li accogliamo noi. Parlo di Stati europei con PIL stellari, alti livelli di consumo, supermercati strapieni, chef raffinati, prodotti per il corpo, palestre, piscine, vetrine ed enormi risorse nonostante il disagio sociale di moltissimi e la rabbia rappresentata dai Gilet Gialli e dagli elettori che scelgono sovranisti e populisti come al Risiko.

Quarantanove, tutti qui. Non un esercito, non un reggimento, nemmeno un plotone. Pochissime decine di poveracci che hanno tentato il mare e messo in pericolo la propria vita, altro che pacchia. Per molto meno, per un disservizio sulla propria nave crociera ad esempio, il rappresentante del ceto medio europeo sarebbe caduto nella indignazione rabbiosa o nella depressione totale. Non ci sono più misure, né parametri efficaci. Non c’è più cognizione della sofferenza che assedia l’Occidente e che persino lo traversa. Tra percezione e realtà c’è un abisso, una specie di deriva della coscienza. Gli uomini, più sono poveri più sono soltanto numeri. I notiziari dicono che questo Stato ne prenderà cinque, un altro sei, l’Italia dieci o dodici o diciassette (o zero, dice Salvini). Soltanto numeri e spartizioni numeriche. Ma voi conoscete i loro nomi? Non dico le loro storie, ma i loro nomi, i loro semplici nomi? Ciò che li contraddistingue l’uno dall’altro. L’anomia è già il bordo dell’abisso. Dopo non c’è più nulla davvero.

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di Globalist

Salvini ingoia il rospo: pur di tenersi la poltrona non fa saltare il Governo

“Il governo sta bene – dice Salvini -. Abbiamo fatto tanto in sei mesi e i due partiti al governo hanno il 60% della fiducia degli italiani, caso più unico che raro”.
“La soluzione è stata trovata, l’Europa dovrà farsi carico delle promesse fatte in passato all’Italia e finora mai mantenute. Se manterranno impegni sui 200 migranti che avevano promesso di ricollocare, allora potranno esserci nuovi arrivi. Altrimenti buonanotte.  In merito al vertice in tarda serata di ieri sera, Salvini ha spiegato che si è trattato di “bersi un caffè a Palazzo Chigi all’una di notte”.

Gli fa eco, a Radio anch’io, Luigi Di Maio, affermando che il vertice di ieri tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i vicepremier è durato tre quarti d’ora ed è stato “molto cordiale”. affermando che con “Giuseppe e Matteo si trova sempre una soluzione”. La soluzione è nel mandato al premier ad accogliere una parte dei migranti della Sea Watch e affidarli alla chiesa valdese che si è detta disponibile ad accoglierli nelle sue strutture. “Finchè ci sarà questo rapporto tra noi tre il Governo andrà avanti a lungo”, ha detto.
Arriveranno in Italia i bambini, con la mamma e il papà: “poco più di dieci” dei migranti sbarcati a Malta dopo aver trascorso 19 giorni in mare, saranno affidati alla Chiesa Valdese, “senza oneri per lo Stato”. Giuseppe Conte ottiene da Matteo Salvini il via libera all’intesa da lui siglata con l’Unione europea.
Con un’intesa siglata a notte fonda a Palazzo Chigi, dopo giorni di un tesissimo scontro a distanza. Ma il colloquio, lungo un’ora e mezza, non scioglie i tanti nodi sul tavolo del governo: dalla Tav, su cui si prende ancora tempo nonostante un’analisi costi-benefici che sarebbe negativa, al decreto su reddito di cittadinanza e pensioni, che rischia di slittare alla prossima settimana. Il tira e molla sui migranti va avanti fino all’ultimo. Salvini torna dalla Polonia intorno alle 21 e fa sapere che, per ragioni di orario, l’incontro con Conte rischia di saltare.
L’intesa siglata da Conte con l’Europa lo ha scavalcato ed è difficile da disattendere, ma il vicepremier vuole mettere in chiaro – spiegano dal governo – che è lui a decidere la linea sull’immigrazione.
Lo ribadisce per tutta la giornata, prima di entrare – alle 23 – a Palazzo Chigi e anche, via Twitter, a vertice in corso: “Io non mollo”.
E alla fine fonti leghiste fanno sapere che è “molto soddisfatto”perché “il governo è compatto sulla linea rigorosa, porti chiusi, lotta agli scafisti e alle ong”. Ma nuovi arrivi, sia pur ridotti, ci saranno e alla fine l’intesa tra Conte, spalleggiato da Di Maio, e Salvini, viene siglata su due binari. Il primo è la condizione che non ci sia nessun costo per “gli italiani” (di qui ‘l’aiuto’ accettato dalla chiesa valdese). Il secondo è alzare la voce in Europa perché sette Paesi, a partire dalla Germania, accolgano 200 migranti sbarcati lo scorso anno in Italia e sui quali si erano impegnati: il premier – fanno sapere da Chigi – chiederà un incontro al commissario europeo Avramopoulos. La prossima volta “meglio incontrarsi prima che dopo”, dice Salvini a Conte e Di Maio, che lo hanno spiazzato con una fuga in avanti voluta dal M5s anche per tranquillizzare l’ala più a sinistra del Movimento. Ma non solo sull’immigrazione, i tre dovranno tornare a incontrarsi. Resta aperto il nodo Consob, con Di Maio che insiste sul nome di Marcello Minenna, nonostante le resistenze che vengono anche da una parte della Lega. E c’è da chiudere l’accordo sul ‘decretone’ per reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni su cui, assicura Di Maio, non si riesce a chiudere oggi come era stato annunciato, perché “la Ragioneria dello Stato deve ancora lavorare”. M5s spinge per varare le misure in Cdm venerdì ma la Lega non esclude che slittino alla prossima settimana. In cima alle preoccupazioni, infine, c’è il dossier della Tav: l’analisi della commissione di esperti istituita dal ministero sembra orientata, secondo fonti di governo, a bocciare l’opera ma diversi ministri – a partire da quelli leghisti – stanno pressando per un supplemento di riflessione. Il no all’opera rischia tra l’altro, spiegano, di provocare la ‘ritorsione’ dei francesi su Fincantieri.