Il piazzista e il libro

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti

di Alfredo Morganti – 11 agosto 2017

Sarà che la politica è comunicazione, che la si fa sgomitando per occupare gli spazi sui media, che si deve apparire veloci, dinamici, scamiciati, in perpetuo movimento. Che si deve occupare i palazzi del potere ma dare la falsa impressione di non trovarsi a proprio agio. Che si deve far politica mostrandosi antipolitico, o forse impolitico, oppure una specie di tecnico prestato non si sa bene a che. Che non bisogna annoiare e, quindi, ogni giorno tocca inventarsene una. Che i libri vanno scritti, ma guai a leggerli sennò ti viene il mal di testa o perdi tempo, e poi chissà che pensa la gente. Fatto sta che talvolta, però, si esagera. Prendete il libro di Renzi, compreso il suo autore. Stanno entrambi girando come soldi falsi presso ogni lembo del Paese: spiagge, montagne, tv, radio, teatri, cinema, cortili, atrii e androni. Un libro di cielo, di terra e di mare. Un libro maratoneta. Tutto lecito, tutto giusto, tant’è che pare sia primo nelle vendite dei saggi. Buon per loro (il libro e Renzi, intendo). Se non che, a voi pare normale che, mentre siamo impegnati in una miriade di emergenze, col governo in affanno e certe controversie interne, lui se ne vada in giro come un imbonitore?

Non fraintendetemi: non sto dicendo che nel momento dell’emergenza si deve stare tutti vicini e lavorare assieme con dedizione. Facciano come vogliono, liberissimi. Dico un’altra cosa: non vi pare che questa interpretazione ‘piazzistica’, aleatoria, meramente comunicativa, vagante, liquida della politica non sia affatto adeguata al ritmo imposto dai grandi drammi umani: il lavoro, le migrazioni, la solitudine, la disgregazione sociale, la crisi della politica stessa? Non vi pare che servirebbe altro? Che vendere tappeti è poco rispetto al livello dei problemi? Che svolazzare da qui a lì sia appunto uno ‘svolazzare’, e poco abbia a che fare con la necessità di studiare i temi, approntare delle soluzioni all’altezza delle enormi disuguaglianze sociali, operare nel silenzio del proprio lavoro, dare un senso di stabilità, di serietà e di rigore? Mostrando di stare sul pezzo, sulle cose stesse, non tergiversando, non piegati su se stessi, non chissà dove? Possibile, infine, che non sia chiaro persino a Renzi che andarsene in giro a promuovere libri è come dare l’impressione che si è fuori, sempre più fuori, sempre più periferici, e che nemmeno una telefonata a Del Rio e Minniti, dopo tre giorni di silenzio, possa salvarlo dal cunicolo in cui si è cacciato? Fare il venditore è una gran bel mestiere: dici cose, vedi gente. Ma è poco considerato a Palazzo (a meno che il venditore non sia direttamente Berlusconi). Il piazzista, alla fine, resta uno spiazzato. O forse uno spiaggiato. Diciamolo.

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