Il profeta della fuffa

per Gabriella

By ilsimplicissimus28 giugno 2014

Il sonno della ragione crea Renzi. E qui più che di sonno si tratta di un coma profondo, di encefalogramma piatto del Paese nel suo complesso. Dopo la salita del cane da guardia dell’austerità Juncker al soglio di presidente della commissione Ue, avvenuta anche grazie a chi aveva chiesto il voto per tutt’altro, vedo che i media in grande spolvero di irrealismo ci presentano la clamorosa sconfitta come una mezza vittoria e gaudiosamente annunciano che con le riforme chieste dalla troika e parte del programma di governo, forse sarà possibile ottenere un po’ di flessibilità sui parametri.

In soldoni che del resto è la moneta corrente dell’informazione, viene considerata una mezza vittoria il fatto che ci troviamo di fronte allo stesso bivio, allo stesso ricatto in seguito al quale fu piazzato Monti a Palazzo Chigi invece di andare alle elezioni, lo stesso che fu la stella polare delle larghe intese Letta con tanto di rielezione di Napolitano e che ora viene grottescamente riproposto tal quale in presenza di un premier che godrebbe del 40,8% di consenso nelle urne. Che si tratti di esecutivi di emergenza o senza una chiara maggioranza o con una straordinaria maggioranza, la musica non cambia. E anzi proprio il peso del consenso ha permesso l’operazione Junker e la messa in mora di ogni politica di apertura sui trattati: la forza di Renzi, del resto una creazione tutta made in Europa, è la debolezza dell’Italia. Con un’aggravante: che più passa il tempo e più diventa chiara l’assurdità delle ricette imposte.

Senza quei voti l’eterno ritorno dell’austerità non sarebbe stata possibile. E non sarebbe nemmeno stato possibile se non in un quadro di disgregazione della Ue: come si può facilmente evincere dalla stampa europea, ma soprattutto tedesca, il no inglese a Junker è stato superato grazie alla convinzione che ormai la Gran Bretagna sia in rotta di uscita dall’Unione. La vicenda ucraina ha ormai fatto dell’Europa un’appendice degli Usa, ruolo che sarà sancito dal trattato transatlantico e dunque anche l’obiettivo di poter giocare in proprio nel campo geopolitico è venuto meno ancor prima di una possibile realizzazione concreta: Londra, visti i suoi stretti legami con gli Usa ha tutto l’interesse a non far parte del gregge ormai proprietà della finanza e sorvegliato dal  pastore berlinese per svolgere un proprio ruolo minimamente autonomo. La prospettiva europea di frapporsi tra il blocco nord americano e quello russo cinese in formazione è venuta definitivamente meno a Kiev e con essa anche il significato dell’euro come moneta di scambio mondiale.

Non ovviamente come aureo strumento di demolizione del welfare, di tutele sul lavoro e creazione di precarietà che sono poi le riforme che ci vengono richieste in nome di una competitività, scientificamente smentita da quelli stessi che la impongono politicamente come esclusiva competitività del profitto: alla troika non interessano di certo i pasticci infantili e deformi sul Senato se non come segnale di riduzione della democrazia partecipata. Tutto il resto è fuffa. E Renzi è il suo profeta.

 

 

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