Gli impubblicabili

Pubblicato il 2 giugno 2017 | di Fabrizio Cicchito

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In Italia non abbiamo Macron, ma Micron

di Fabrizio Cicchito – 1 giugno 2017 su facebook

Anche Fabrizio Cicchito reduce di mille stagioni, da giovane socialista della sinistra lombardiana a Craxiano, da massone della P2 a capogruppo di Forza Italia e infine sostenitore sincero del partito della nazione e del governo Renzi-Alfano, si è reso conto che Renzi è un baro che vive nel terrore che il potere gli scivoli di mano. Buon ultimo, almeno 40 milioni di italiani lo hanno capito da un pezzo, ora a Renzi credono (o fingono di credere) soltanto quei vecchi compagni allevati a centralismo democratico e alla ubbidienza cieca verso il leader, verso tutto ciò che viene dall’alto. (gian franco ferraris)

Renzi è un matricolato giocatore delle tre carte. Adesso insulta Alfano perché spera che gli tolga le castagne dal fuoco facendo cadere il governo Gentiloni. Il suo scopo vero è quello irresponsabile di provocare elezioni anticipate per ridiventare premier oltre che segretario del Pd e quindi riconquistare una sorta di potere assoluto a partire da quello di vita e di morte sui parlamentari del Pd. Infatti nello spazio di pochi giorni è passato da una proposta di legge maggioritaria, peraltro senza coalizione, ad una di stampo proporzionale che già oggi sappiamo che non darà un governo all’Italia. Infatti se Berlusconi dice il vero, e non abbiamo ragione di dubitare perché egli è un uomo d’onore, Forza Italia non ha alcuna intenzione di fare un governo di coalizione col Pd. Siccome a parte decine di altre modifiche dal sistema tedesco classico quello si cala su un sistema politico fondato su due partiti, mentre in Italia come minimo il sistema politico è basato su quattro ecco che Renzi sta dando via libera ad un sistema elettorale che già in partenza non assicura governabilità, ma che però assicura a lui e a Berlusconi Salvini e Grillo il potere di nominare i deputati e i senatori.

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di Fabrizio Cicchito – 30 maggio http://www.huffingtonpost.it/fabrizio-cicchitto/in-italia-non-abbiamo-macron-ma-micron_a_22116783/

Quello che contestiamo non sono solo gli effetti (il tipo di legge elettorale) ma le cause, e cioè la forsennata accelerazione dei tempi delle elezioni posta in essere da Renzi che così punta alla liquidazione di un altro governo presieduto da un esponente del PD: ieri è toccato a Letta con un attacco frontale, oggi a Gentiloni in forme più oblique. Che le cose stiano così è dimostrato dall’accusa rivolta ad Alfano e ad Alternativa Popolare sul delitto di lesa maestà per non essersi impegnati perinde ac cadaver per le elezioni anticipate a giugno e, quindi, di non aver svolto il ruolo di killer del governo Gentiloni.

Dopo la sconfitta del referendum il 4 dicembre 2016 Renzi voleva una rivincita immediata qualche mese dopo. A nostro avviso esistono due ragioni di fondo per cui la scelta di liquidare il governo Gentiloni per andare ad elezioni immediate è totalmente sbagliata. La società italiana è in una condizione economica, sociale, psicologica così stressata da non aver bisogno di essere sottoposta ad altri stress proprio da parte del partito di maggioranza relativa, il PD, che insieme ai centristi ha invece la responsabilità della crescita, delle riforme, della stabilità. Il governo Gentiloni gode di una notevole credibilità internazionale, in Italia è rispettato e non provoca opposizioni frontali. Ebbene questo governo di qui all’autunno dovrà mettere il paese in sicurezza, realizzando una manovra economica anche molto rigorosa, operando tagli seri alla spesa pubblica, riducendo la pressione fiscale sul cuneo, puntando su nuovi investimenti pubblici e privati e poi facendo i conti con l’Europa in modo serio, un’Europa che, come stanno dicendo sia la Merkel sia Macron, di fronte a Trump deve fare un salto di qualità.

Invece la fuga dalle responsabilità è quanto di peggio ci possa essere. Il rischio è quello di rinviare tutte le scadenze di politica economica andando incontro all’esercizio provvisorio e all’aumento degli spread. Macron ha preso di petto il lepenismo e il populismo in nome di una strategia complessiva, riformista ed europeista. In Italia rischiamo di avere non Macron, ma “Micron”, cioè una sorta di caricatura del modello francese. Il PD sotto la guida di Renzi sta scivolando verso una deriva che subisce l’egemonia “culturale” del M5S, un autentico paradosso perché Grillo e Casaleggio hanno dato vita ad un movimento del tutto privo di una dimensione culturale. Ma questa egemonia sostanziale si estrinseca in una deriva dell’antipolitica. Così stiamo andando dalla liquidazione dell’unica forma politica di governabilità oggi in campo, cioè il governo Gentiloni, alla corsa forsennata alle urne, al blocco per mesi della politica economica, alla liquidazione retroattiva dei vitalizi.

Tutto ciò è stato fatto perché l’obiettivo autentico non è quello di una buona legge elettorale ma quello delle elezioni anticipate. Sul terreno della legge elettorale nello spazio di pochi giorni si è passati da un sistema elettorale a impostazione maggioritaria (il Verdinellum ribattezzato Rosatellum) ad uno di segno opposto, di segno proporzionale. Il tedeschellum è partito all’insegna di un’intesa fra i partiti dell’establishment, cioè del PD e di Forza Italia. Non appena però i grillini e i leghisti si sono resi conto che l’intesa sul “simil tedesco” porta alla liquidazione di un governo serio, mettendo così a rischio qualsiasi equilibrio presente e futuro, ecco che il M5S e la Lega si sono prepotentemente inseriti nella situazione portandola fino alle estreme conseguenze (richiesta di elezioni a settembre). Così Renzi nella sua forsennata volontà di tornare quanto prima alla presidenza del Consiglio rischia di essere una sorta di apprendista stregone di Grillo e di Salvini.

Ora non c’è nessuna certezza che questo sistema elettorale porti con sé anche la governabilità. In questo quadro rientra anche la scelta di puntare tutto su uno sbarramento alto al 5%. Con lo sbarramento del 5% Renzi punta ad eliminare la rappresentanza (pari a più di tre milioni di voti) di tre aree politiche: la sinistra che ha fatto la scissione più quella estrema, i centristi ripagati per aver salvato la legislatura e appoggiato i governi Letta, Renzi, Gentiloni, la destra di FdI della Meloni e La Russa. Questo sbarramento è un furto di voti e di elettori fatto dal M5 Stelle e dal PD, che guadagnano in modo forzato e truffaldino seggi non loro. A quel punto, secondo Renzi, posti di fronte al pericolo Grillo, l’elettorato di sinistra e di centro rifluirà verso il voto utile al PD.

Non è affatto detto che le cose andranno così. A sinistra è possibile che prevalga il “primum vivere” e che si arrivi ad un’aggregazione unitaria, che sarà fondata sull’antirenzismo. Al centro è possibile che si arrivi ad un’aggregazione unitaria fra tutti i movimenti riformisti e moderati che saranno alternativi sia al centro-destra sia al PD guidato da Renzi e che cercheranno di dar voce a tutti quei ceti produttivi, imprenditori, artigiani, commercianti che cercano una aggregazione razionale, riflessiva, costruttiva. Nel centro-destra, poi, FdI può sempre evitare rischi facendo un’intesa con Salvini, che quindi ne sarebbe rafforzato.

Non si venga poi ad equiparare sul terreno delle date (il 24 settembre) la situazione italiana con quella tedesca. Forse Renzi non se ne è accorto ma in Germania la campagna elettorale è in corso da mesi. In Italia, invece, le liste verrebbero presentate a metà agosto e la campagna elettorale si svolgerebbe mentre la gente è sui monti e al mare: un bell’incentivo all’assenteismo o al voto di protesta.

Purtroppo non c’è nulla di simile fra Macron e Renzi. Macron ha fatto il vero partito della nazione facendo un’operazione di sfondamento culturale e politico nei confronti sia dei socialisti, sia dei centristi. Renzi pensa di essere alternativo ai grillini mettendosi sul loro stesso terreno (la rottamazione, l’antipolitica, la rottura della stabilità, la liquidazione del governo Gentiloni, i pugni sul tavolo in Europa etc.): ancora non si è reso conto che, mettendola così, c’è il rischio che gli elettori preferiscano l’originale (cioè Grillo) alla copia.

A suo tempo Enrico Berlinguer coniò lo slogan: “il partito della crisi e dell’avventura”. Esso si adatta in modo straordinario al PD a trazione renziana.

 

Autore Originale del Testo: Fabrizio Cicchito

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