J’accuse all’Unione europea dell'”uomo qualunque” Valerio Malvezzi

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di Nicola Boidi, 23 aprile 2017

Sui Trattati di Maastricht: «Un gruppo di banchieri si chiude in una stanza e se ne esce fuori con un insieme di regole che in una paginetta di regole fondamentali dell’economia porteranno le popolazioni europee o a morire di fame o a dover emigrare».

Wynne Godley, economista della scuola di Cambridge.

Pubblichiamo con partecipazione e interesse l’atto di accusa, il J’accuse (alla maniera della celebre originaria lettera pubblica di Emile Zola sull’affaire Dreyfuss) che l’«uomo qualunque» (così si autodefinisce) Valerio Malvezzi lancia verso l’Unione Europea in occasione del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma, sia sulla sua pagina Facebook che in video.

In realtà Valerio Malvezzi è tutt’altro che uno sprovveduto in materia economica e giuridica, trattandosi di uno dei massimi esperti italiani in materia di consulenza bancaria. Ex membro della VI Commissione permanente Finanze e Tesoro presso la Camera dei Deputati, è stato consulente di direzione dell’Amministratore Delegato di Sviluppo Italia S.p.A. e in seguito Presidente della società Garanzia Italia. Docente universitario, nonché libero professionista, oggi è consulente di direzione di imprese private nell’area del business planning, delle valutazioni di investimenti e del fund raising. Il suo prevalente interesse scientifico e professionale è l’area della Finanza Aziendale. Attualmente gestisce insieme a Massimo Bolla il sito Win The Bank, di cui è Co-fondatore, piattaforma che si occupa di informazione e consulenza bancaria, apprezzata dagli economisti di fama nazionale per la qualità delle analisi economiche contenute e per i corsi di formazione organizzati dai due fondatori.

Il J’accuse ha la sua importanza nel fatto che articola per punti e riassume in modo esaustivo i « capi di accusa » verso l’attuale assurdo e criminale sistema economico, giuridico e politico al governo dell’Europa, sistema che tutti coloro che vi si oppongono vanno da anni denunciando.

Chi scrive studia e condanna da tempo questo sistema che potremmo definire «ordoliberismo» e cioè un modello economico liberista che diventa ordinamento giuridico e politico, che «formatta» culturalmente l’opinione pubblica o nella migliore delle ipotesi rende le coscienze rassegnate e fatalistiche davanti a tale inumano regime politico-economico. L’ordoliberismo al governo della Ue può essere considerato semplicemente la punta dell’iceberg di quel regime che rende sempre più succube la stragrande maggioranza della popolazione mondiale a quell’ 1% che detiene il 99% delle ricchezze a livello planetario.

Il dominio dei pochi «spiriti eletti» sui molti si afferma prima di tutto sul piano materiale ma poi si traduce sul piano spirituale in annichilimento di ogni prospettiva e orizzonte di futuro , tanto individuale che collettivo, di elaborazione di un destino collettivo alternativo. Questo nichilismo avviene in nome dell’affermazione di un eterno presente del processo della globalizzazione, ossia dell’instaurazione non delle «magnifiche e progressive sorti della civilizzazione occidentale del pianeta» ma dell’imposizione planetaria, a volte subdola e insinuante, a volte brutale e feroce, a seconda delle circostanze e delle necessità, dell’economia di mercato capitalistica giunta al suo stadio estremo e manifestamente ultimo di «capitalismo speculativo finanziario» che non persegue più semplicemente la regola del profitto o plusvalore, ma attua in modo patente la sua forma patologica e radicalizzata : la legge di estrazione del plusvalore dal denaro stesso, in cui diventa secondario e a volte persino irrilevante la produzione di beni e merci, e il soddisfacimento di servizi e bisogni. Quella che è stata spacciata come l’epoca della fine della storia , della fine delle ideologie, della società classista e del conseguente conflitto capitale -lavoro, in realtà in filigrana si rivela essere la società , ormai estesa a livello planetario, della «naturalizzazione» dell’unica ideologia totalitaria rimasta sul campo, la forma merce e la sua relazione di scambio, il suo carattere e il suo valore di strumentalizzazione di tutti i processi e le relazioni tanto materiali che spirituali, tanto dei processi economici, politici e sociali che dei modelli culturali ( il «denaro dello spirito»).

Di naturalizzazione della forma merce si deve parlare perché cifra specifica di tale pervasiva ideologia è proprio quella di presentarsi come una legge di natura, come una realtà che ha annullato ogni possibile dinamica storica, la quale porta inscritta in sé, come sua peculiarità, la trasformazione e il mutamento: un ‘ideologia che invita dunque a rassegnarsi all’esistente, bello o brutto che sia, a fatalizzare la realtà come fosse un dato di natura.

L’unica potentissima ideologia oggi imperante del monoteismo della mercificazione di ogni aspetto materiale e simbolico della realtà, che si presenta come realtà ovvia, naturale e dunque immodificabile ed eterna, potrebbe essere definita il volto del nuovo antiumanesimo, di quel nuovo totalitarismo che soppianta i «vecchi» totalitarismi della prima metà del novecento. Questo antiumanesimo ha appunto nell’ordoliberismo il suo  «campione» perché alla sua origine nella scuola economica tedesca degli anni trenta del novecento la dottrina ordoliberalista si dimostra scettica sulla possibilità, bandiera del liberismo economico tradizionale, che l’economia di mercato e la molla egoistica dell’interesse individuale come sua cellula costitutiva, possano da sole trovare la loro autoregolazione automatica, l’armonizzazione complessiva del processo, semplicemente liberandosi dei «lacci e lacciuoli» imposti dalle istituzioni politiche dello Stato nazione.

Al contrario, per l’ordoliberismo deve essere lo Stato e il suo ordinamento giuridico a farsi garante della «forma mercato» dell’esistenza : la libertà d’impresa, di proprietà privata e di competizione come uniche vie di realizzazione dell’individuo. L’ordoliberismo si propone di comporre insieme l’incomponibile: l’assoluta libertà di mercato e la giustizia sociale come diretta filiazione della prima. Questo perché si richiede che lo Stato intervenga, in teoria, per produrre una costituzione giuridica che ristabilisca le condizioni della libera economia di mercato là dove questa sono compromesse (ad es. promuovendo la concorrenza e combattendo la formazione di monopoli). Nella concezione ordoliberista lo Stato avrebbe dovuto svolgere la funzione di guardiano dell’ordine concorrenziale considerato come un bene pubblico.

Ma se lo Stato impone regole giuridiche che danno man libera alla libera concorrenza e competizione tra i forti e i deboli, tra i potenti e gli impotenti , e a sua volta diventa esso stesso un soggetto privato sul mercato dei privati, e cioè cede la sua sovranità monetaria e giuridica a quelle forze economiche, come è avvenuto all’interno dell’Unione Europea, allora lo Stato non è più arbitro imparziale, né meno che mai «moderatore», ma partigiano di quei potentati, anzi loro servitore e maggiordomo.

 Il modello ordoliberista dello Stato diventa istituzionalizzazione politica e giuridica del capitalismo che semplicemente seguendo la legge del più forte diventa regime dei magnati dell’economia. L’ordoliberismo incarnato dall’attuale Unione Europea diventa regime «biopolitico» (nell’accezione di Michel Foucault) che disciplina e indirizza le forme di esistenza degli individui e della collettività nel suo insieme. Il modello sovranazionale che trasferisce a un livello più alto i poteri, le istituzioni e il sistema giuridico dello Stato nazione, esautorando quest’ultimo e ricercando allo stesso tempo l’affermazione della libertà del mercato , costituisce l’«anello di congiunzione» tra la dottrina ordoliberalista tedesca e il neoliberismo della scuola austriaca di Mises e Von Hayek , antistatalista per definizione.

Ma rimandiamo a una prossima occasione un’ analisi più approfondita della dottrina ordoliberista e della sua convergenza attuale con il pensiero neoliberista e lasciamo invece la parola alla requisitoria di Valerio Malvezzi, al suo J’accuse contro l’Unione europea che sintetizza punto per punto che cos’è il regime ordoliberista all’opera nella zona euro. Il testo sotto riportato è la rielaborazione e il completamento apportati da Malvezzi in video all’originario scritto pubblicato sulla sua pagina facebook.

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VALERIO MALVEZZI

DENUNCIA DELL’UNIONE EUROPEA DI UN UOMO QUALUNQUE

Io sottoscritto, Valerio Malvezzi, privato cittadino di libero pensiero, nato in Stato libero e condotto a forza in Unione Europea, nel sessantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma,

Accuso chi ha costruito questo modello d’Europa di essere stato mosso da pensieri di grandezza e non di fratellanza, di dominazione e non di cooperazione tra i popoli, con lo stesso disegno di dominio che caratterizzò l’uso di monete antiche all’epoca dell’Impero Romano o più tardi del Sacro Romano Impero, senza comprendere l’evoluzione storica, sociale e culturale dei popoli.

Accuso tutti coloro che fomentano infondato terrore nel popolo italiano paventando in caso di uscita dall’euro il rischio di moltiplicazione del debito italiano per effetto del temuto deprezzamento della lira, nascondendo spudoratamente alla gente l’esistenza espressamente e formalmente inserita nei trattati europei della lex monetae cioè del principio internazionale che sancisce che tutto il debito emesso secondo la legge di un paese può essere rinominato in una nuova valuta se quel Paese decide di cambiare valuta.

Accuso le autorità e le istituzioni che non informano il popolo del fatto che tale principio internazionale è espressamente previsto da vent’anni, nel regolamento Cee n° 1103 del 1997 e del Consiglio del 17 giugno del 1997, recanti disposizioni per l’introduzione dell’euro, che al paragrafo 8 recita testualmente: « Il riconoscimento della legge monetaria di uno Stato è un principio universalmente accettato. La conferma esplicita del principio di continuità deve portare al riconoscimento dei contratti e degli altri strumenti giuridici nell’ordinamento giuridico di paesi terzi».

Accuso chi usa le agenzie private di rating per minacciare disastri valutari italiani, celando il fatto che in base al principio universalmente accettato della lex monetae se l’Italia decidesse che la moneta avente corso legale sul suo territorio sovrano fosse nuovamente la lira con un tasso di conversione di una lira per un euro, allora avrebbe il pieno diritto di ripagare e trasformare i miliardi di debito pubblico italiano denominati in euro con l’equivalente ammontare paritario di miliardi di lire, con gli evidenti vantaggi che il cittadino comune comprende immediatamente per le imprese e le famiglie italiane.

Accuso autorità e istituzioni di non chiarire alla gente che, con sentenza n°238 2014, la nostra suprema Corte costituzionale ha ribadito ancora una volta la superiorità della nostra costituzione ai Trattati europei, con particolare riferimento ai principi fondamentali della prima parte della Costituzione italiana che rimangono sovraordinati alle norme europee.

Accuso tutti coloro che dovevano custodire la nostra costituzione di averla tradita, perché se l’articolo 10 prevede che l’Italia si debba uniformare a norme di diritto internazionale universalmente riconosciute, il successivo articolo limita tale principio alle sole limitazioni di sovranità, ma in condizioni di reciprocità e per la sola finalità di pace e giustizia.

Accuso coloro che hanno tradito lo spirito ideale e autentico dei padri costituenti e padri fondatori dei Trattati di Roma, i quali scrissero di limitazioni e certamente mai di cessioni di sovranità, perché sapevano che così facendo si sarebbe tradito il principio stesso di sovranità stabilito dall’articolo 1 della nostra costituzione, che sancisce che il potere della nostra Repubblica è nelle mani del popolo e a nessun soggetto può essere ceduto come invece è stato fatto nell’ignoranza del popolo sovrano.

 Accuso tutti coloro che pur sapendolo non hanno impedito che si tradisse lo spirito dei padri i quali volevano la limitazione di sovranità per fini di pace e giustizia, applicando invece la cessione di sovranità per gli esclusivi fini monetari ed economici , tradendo così anche il dettato dell’articolo 47 della nostra costituzione che sancisce la tutela del risparmio in tutte le sue forme.

Accuso coloro che pur sapendolo non spiegano che i milioni di nuovi poveri del nostro paese, i milioni di anziani senza una vita dignitosa, i milioni di giovani senza lavoro, e i tanti imprenditori che si suicidano quotidianamente nell’assordante silenzio dei media, sono tutte silenziose vittime di uno stato che non può più intervenire in economia, investendo con moneta sovrana nella sanità, nella scuola, nelle pensioni, nella spesa pubblica, per esplicita scelta di aver rinunciato alle naturali leve della politica economica, subordinandola a limiti di spesa dettati da vincoli di bilancio comunitario privi di qualsiasi fondamento scientifico, razionalmente folli e umanamente criminali.

 Accuso i capi di Stato e di governo degli ultimi decenni di aver tradito lo spirito dei padri fondatori usando consapevolmente a fini personali e di carriera privata i valori ispiratori di comunità e fratellanza, parlando ancora oggi con parole vuote opposte a decennali fatti concludenti.

Accuso chi volle far nascere l’euro di averci ingannati, millantando un bene comune e dichiarando di voler creare una casa comune quando in realtà si voleva evitare semplicemente che una casa fosse più grandiosa di un’altra: la Germania della Francia.

Accuso i governanti Francesi dell’epoca, Mitterand a Parigi e Delors a Bruxelles, di aver congiurato per il folle terrore che la Germania, in vista della sua riunificazione dopo il crollo dell’Unione Sovietica, diventasse nuovamente più grande e potente della Francia stessa.

Accuso la Germania dell’epoca di aver ricattato i congiurati, e di aver imposto alla base dell’accordo tra Kohl e Mitterand un processo di deindustrializzazione dell’Italia, che come potenza industriale faceva allora ombra alla Germania.

Accuso la Germania di aver accettato la moneta senza Stato denominata Euro ma di aver imposto in cambio un modello di fatto incentrato sul marco tedesco.

Accuso la Germania di aver richiesto e ottenuto una Banca Centrale Europea indipendente e non controllabile dalla politica, creando le premesse storiche affinché i cittadini della futura Europa fossero schiavi dei banchieri privati.

Accuso la Germania di aver imposto regole asimmetriche tra creditori e debitori, imponendo il rigore solo per questi ultimi.

 Accuso la Germania di aver imposto la sede della Banca Centrale Europea non a caso sul proprio territorio, a Francoforte.

Accuso l’Europa e non l’Euro, poiché se un cane entra nel nostro salotto con le zampe sporche di fango sporcando il tappeto non è razionale prendersela con il tappeto.

Accuso l’Europa di aver volontariamente costruito un lager finanziario, nel quale milioni di persone sono state rinchiuse, sorvegliate da pochi guardiani cui è stata consentita un’esistenza di privilegiati, nell’interesse dei padroni del lager.

Accuso tutti i Governi e governanti italiani dell’epoca di avere capito benissimo quali fossero le conseguenze di tali accordi, ma di aver taciuto la verità al popolo in cambio di propri vantaggi e carriere personali.

Accuso questi uomini di averci ingannato, poiché nessuno spirito di fratellanza tra i popoli è stato mai attuato nemmeno in epoche recenti, in campo sostanziale, economico, a partire dagli Eurobond e dalla mutualizzazione del debito.

Accuso la classe politica italiana passata e recente, che si è svenduta ai banchieri privati, di non aver mai creato una Europa Unita ma solo una unione di monete, chiamata Euro.

Io li accuso di non averci portato alcun benessere promesso, ma solo un aumento dello squilibrio, creando benessere per pochi e malessere per molti.

 Accuso i burocrati dell’Unione Europea di aver creato un modello di Banca centrale Europea funzionale alla negazione del principio di solidarietà tra gli Stati, che rimane così, al di là della retorica di rito, lettera morta, poiché espressamente impedito dagli articoli 123 e 130o del Trattato del funzionamento dell’Unione Europea , là dove si legge il divieto assoluto della Bce di prestare moneta agli Stati, la quale viene prestata invece mediante emissione elettronica allo scoperto a banche private.

Accuso coloro che, di fronte a queste palesi ingiustizie, usano ancora la parola “populismo”, per svilire con tale termine denigratorio le umanitarie ragioni di protesta e di indignazione di coloro che intendono dar voce al popolo oppresso dalla fame e dall’ingiustizia sociale.

Accuso i perbenisti che fanno uso di tale parola, per zittire financo il lamentoso piangere del popolo che soffre, dei giovani che devono emigrare, degli adulti cui è precluso ogni rientro nel mondo del lavoro e degli anziani che non hanno soldi per curarsi o che devono andare a cercare il cibo nei cassonetti delle città.

Accuso tutti coloro che, in virtù della loro posizione privilegiata dovuta a ragioni sociali, politiche o religiose, non soffrendo dei problemi della povera gente e non avendo il problema del pane sulla propria tavola, giudicano dal loro pulpito come “populista” il pensiero di chi vuol dar voce al popolo oppresso.

Accuso tutti gli economisti dell’epoca che tacquero, ben sapendo che una moneta unica bloccata in un sistema di cambi fissi avrebbe chiaramente finito per danneggiare in modo gravissimo Paesi come l’Italia, a vantaggio di Paesi come la Germania.

 Accuso di non aver creato affatto una Europa unita, poiché nulla è mai stato fatto concretamente per avere una politica estera comune, una comune difesa dei nostri territori da pianificate invasioni di altri popoli, una politica economica comune, una politica fiscale comune, una politica del lavoro comune.

Accuso i politici che ancora promettono tali cose di voler ancora oggi, con queste celebrazioni e rinnovate promesse, ingannare la povera gente, poiché in questo anniversario quelle promesse, non da ieri ma da sessant’anni, non vengono mantenute.

Accuso i sedicenti europeisti di non aver mantenuto da sessant’anni e di non poter mantenere in futuro quelle promesse per questioni fondative, poiché la struttura stessa della casa Europea non è democratica, cioè non può rispettare, per le stesse regole che essa si è data, il volere del popolo.

Accuso coloro che si dichiarano europeisti di essere i più grandi antidemocratici della storia, poiché si tratta di un caso più unico che raro di Istituzione apparentemente comune nel quale mancano, per atto fondativo, le più elementari funzioni di un Parlamento e tutta la gestione è demandata alla Commissione, che di fatto esercita il proprio potere assoluto in disprezzo e spregio della democratica volontà popolare.

Accuso coloro che vogliono proseguire con questa idea di Europa elitaria, bancaria, plutocratica e antidemocratica di non aver capito che il dominio del dollaro sul mondo è finito con il gold standard nel 1971 e che quello dell’euro è nato morto, mentre si affaccia all’orizzonte un potere in oriente che, accumulando riserve auree, si prepara a disegnare uno Yuan standard.

 Accuso tutti coloro che in occasione di questo anniversario continuano a parlare con parole vuote di aver ingannato noi che eravamo giovani e che credemmo in buona fede a quelle parole e i nuovi giovani che ancora ingenuamente sperano che le parole possano essere più importanti dei fatti.

Accuso la mentalità calvinista e puritana del presidente dell’Eurogruppo, che dopo aver distrutto con una moneta a cambi fissi l’economia dei paesi mediterranei, ci accusa impunemente di non seguire la sua religione di predestinati dal Signore della ricchezza, fondamento stesso della religione calvinista, accusandoci impunemente di essere ubriaconi avvezzi a donne di malaffare.

Accuso il grande inganno di aver spacciato gli effetti con le cause, di aver raccontato alla gente di essere da tanti anni in una presunta “crisi” e non, come è invece, in un cambiamento pianificato e deliberato di sistema economico.

Accuso gli ideatori di quel piano di aver volutamente spostato la ricchezza del mondo dalle mani dei molti alle mani dei pochi, usando una moneta come strumento di riallocazione violenta delle risorse, ridistribuendo, insieme alla ricchezza, la libertà.

Accuso tutti coloro che usano la retorica per nascondere quei fatti indiscutibili, e cioè la nuova povertà, la distruzione della classe media e il disegno pianificato e deliberato di cambiamento di sistema economico.

 Accuso l’Euro di essere lo strumento al servizio di ben precise politiche economiche in materia di controllo di inflazione, di deregolamentazione borsistica, di deregolamentazione valutaria, di scelte fiscali che colpiscono i redditi bassi e non i grandi patrimoni, di liberalizzazione delle frontiere per gli esclusivi interessi del grande capitale.

Accuso l’Euro di essere stato lo strumento di questo disegno di Europa per attuare, in ambito economico, i due fondamentali piani del liberismo in economia e della globalizzazione come strategia geopolitica, nel più lontano obiettivo di un cambiamento sociale ai fini della iniqua e inesorabile concentrazione della ricchezza.

Accuso i politici, i religiosi, i giornalisti, gli opinionisti e gli intellettuali a vario titolo espressione di una classe dirigente che, in cambio del mantenimento del proprio status di privilegiati, soffocano il lamento del popolo vessato da tale piano di schiavitù con vuote accuse di egoismo, come se fosse egoista il naturale istinto di sopravvivenza degli oppressi.

Accuso tutti coloro che di fronte a queste immense e palesi ingiustizie fingono di non vedere in tutto ciò la causa del popolo oppresso, avvilito, disperato, e di mentire sapendo di mentire, oppure di vivere in un mondo privilegiato e cinico, lontano dalla sofferenza della gente comune.

Accuso tutti coloro che continuano a parlare di Europa unita di non tener in alcun conto il vero valore di un popolo, che da tempi millenari non risiede nel solo potere della moneta che lo rappresenta, ma nel combinato disposto del valore della moneta e del valore della morale.

In conclusione, nel sessantesimo anniversario della sua nascita, io accuso questa Europa di non esistere, poiché non ha morale.