La contraddizione tra tecnica e politica

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di Alfredo Morganti – 10 ottobre 2018

Da tempo circola nel ‘popolo’ la convinzione che la politica sia un ladrocinio perpetrato da subdoli manovratori. Che si tratti di un’idea originale o indotta, che sia suffragata dai fatti o viva nei sogni adesso non interessa. Fatto sta che la politica oggi, in mezzo alla gente che prende l’autobus, ordina il caffè al bar, gira tra i banchi del mercato rionale, è sinonimo di truffa. Per molti la soluzione è l’uomo solo al comando, il Capo che intrattiene col ‘popolo’ un rapporto fiduciario, confidenziale, quasi intimo, alla faccia di tutte le mediazioni e di tutte le rappresentanze democratiche possibili. In questo contesto ‘populistico’, prevalgono le disintermediazioni, tutto si appiattisce e si riduce al rapporto tra il vertice e la base della piramide, almeno apparentemente.

È inevitabile che se si fa il vuoto della politica, se essa diventa un disvalore assoluto, qualcuno dovrà pur ‘fare’ le cose che il Capo ordina. È inevitabile che se ne occupino i tecnici, i tecnocrati, gli specialisti, i funzionari, i burocrati, i periti. I non eletti, insomma. L’apparato. Se la politica viene messa da canto, è la tecnica a prevalere e a surrogarla, trasformando la politica stessa in una tecnica tra le altre, in un ‘fare’ invece che in un ‘agire’ più complesso e articolato. Ma se le cose stanno così, se la mediazione (e i partiti) sono fatti fuori, perché lamentarsi dell’esistenza e del ruolo centrale assunto dai tecnici? Perché prendersela coi tecnocrati? Perché non sono stati eletti? Perché sono una élite? Perché agiscono nell’ombra dei loro uffici? Perché non li ha nominati il popolo? Ma se li avesse nominati il popolo sarebbe dei politici a tutti gli effetti, e dunque cadrebbero nel medesimo giudizio negativo di cui sopra. E comunque questo andazzo lo avete voluto voi.

Non solo. Il Capo non può prendersela troppo coi tecnici se questi non sanno o possono risolvere i problemi politici. ‘Tecnicamente’ non spetta a loro compiere i miracoli che il Capo stesso promette in cambio di consenso, perché sarebbe una strano scarico di responsabilità. Non si può mettere in croce la politica dei partiti e delle istituzioni rappresentative, e poi prendersela pure coi tecnici, pretendono che essi la surroghino. E quando lo fanno, attaccarli come se fossero loro l’opposizione. Delle due l’una: o vi tenete la politica, o vi beccate la tecnica. Tertium non datur. O il Capo si assume fino in fondo le proprie responsabilità, smettendo di scaricarle sui ‘burocrati’, oppure riveda il proprio giudizio sulla politica dei partiti e delle istituzioni. E così pure il ‘popolo’: se voleva le mediazioni del sistema dei partiti, era meglio che non tirasse monetine verso tutti coloro che rappresentano la politica nelle istituzioni. Altrimenti vale il detto: o ti mangi questa minestra o ti getti dalla finestra. Ossia, hai voluto il Capo che si affida ai tecnici perché i politici ‘rubavano’, mai poi questo ha in odio tecnocrati e burocrati perché non eletti, e in tale situazione di incertezza appare alla frutta? E allora pedala.