La Costituzione e i corsari

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di Alfredo Morganti – 13 febbraio 2015

Che la situazione stia precipitando, lo si deduce pure dal fatto che Brunetta oggi a Repubblica sembra dire, tra l’altro, cose sensate. A proposito di riforme costituzionali, fa notare come: 1) un’assemblea costituente dovrebbe essere su basi proporzionali (non ultramaggioritarie come la presente), visto che dovrebbe rappresentare l’intero Paese in termini congrui; 2) non è possibile che, in materia costituzionale, si facciano forzature tremende come le sedute fiume e si invochi l’urgenza. Si tratta di due aspetti aberranti, che sono stati introdotti dalla furia antipolitica renziana pur di andare a risultato, e solo così si spiegano. Va detto che FI ne è stata complice sino a ieri, e oggi, con la motivazione del ‘tradimento di Renzi’, sembra schermirsene. Tuttavia si sa la politica non è fatta solo di tradimenti, ma-anche di ipocrisie.

Fatti i dovuti calcoli, insomma, un’assemblea rappresentativa ultramaggioritaria fa necessariamente ‘saltare’ le quote stabilite quale garanzia dalla Costituzione. Se è vero che, per approvare delle norme costituzionali servono, in seconda votazione, la maggioranza assoluta (più referendum) o i 2/3 dell’assemblea (senza referendum), io credo che ciò possa aver senso solo per Camere costruite su basi le più possibili proporzionali. Non credo, invece, possa pienamente valere per quelle fondate sull’ultramaggioritario: di fatto, chi ha ottenuto un premio molto vasto, garantisce quasi da sé la maggioranza assoluta, ed erode (delegittima) in sostanza il principio della maggioranza qualificata proposto per gli iter costituzionali. E non si venga a dire che ci sarebbe il referendum: ogni elezione (politica o referendaria) subisce sempre di più la pressione degli apparati mediatici. E al Governo non costerebbe granché fatica presentare la vicenda come uno ‘scontro’ tra innovatori e conservatori, democratici e buzzurri, belli e brutti, vincenti e sfigati, leoni e gufi, facendo pesare la forza dell’esecutivo sui comportamenti degli elettori.

Come va intesa, quindi, la ‘maggioranza assoluta’? Va intesa all’interno di un’assemblea costituente eletta su basi proporzionali! Ciò vuol dire che la maggioranza assoluta (o quella dei 2/3) dovrebbe fondarsi e rispecchiare il più possibile le quote di consenso elettorale effettivamente espresse dal Paese reale. Vuol dire che, se le basi parlamentari sono state ‘drogate’ da un premio maggioritario, e ‘drogate’ è la parola giusta visto il parere della Corte Costituzionale sul porcellum, allora lo spirito costituente non è stato rispettato. Non è stata rispettata, cioè, l’idea che debbano essere i 2/3 o la maggioranza assoluta ‘effettiva’ del Paese a esprimersi in merito alla legge fondamentale, quella che decide di diritti e di doveri fondamentali e fissa le basi ordinamentali della Repubblica. Vi pare poco? Io dico di no. Io dico che l’idea di una Bicamerale su basi proporzionali sia ineliminabile in questi casi, e che al suo interno, senza forzature, si stabiliscano e si propongano, poi, all’attenzione del Parlamento le modifiche costituzionali entro le quali una parte molto ampia del Paese possa riconoscersi e sentirsi davvero ‘rappresentata’. Il resto è trattare la Costituzione come un cencio, come un ‘brano’ tra gli altri della lotta politica quotidiana, come l’antenna su cui scaricano le tensioni e le ambizioni di taluni nostri corsari della politica.