La donna secondo Pirozzi: Ritorno al Medioevo

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Marianna Sturba
Fonte: IlSudEst,it

di Marianna Sturba – 20 gennaio 2018

Ci sono delle “intuizioni” che poi la storia conferma o smentisce.

Nel caso dell’inappropriatezza di Sergio Pirozzi le affermazioni sulle mamme e il lavoro, confermano tale intuizione.

“Le mamme devono tornare a fare le mamme: da presidente proporrò ore di lavoro pagate dalla Regione”.

Sarebbe da spiegare al sindaco di Amatrice, che le mamme sono mamme anche quando lavorano.

Gli si dovrebbe dire che non è il lavoro a fare della donne delle cattive madri.

Gli si dovrebbe far notare che l’idea di consentire alle donne di vivere la propria funzione materna, non può avere come focus la diminuzione della propria presenza nel mondo del lavoro, condannando sempre di più le donne a ruoli marginali e di subalternità all’ uomo.

Piuttosto bisogna pensare a due rivoluzioni: una culturale che inserisca l’uomo a pieno titolo fra gli attori del ménage familiare, e una Lavorativa che con misure ad hoc, consenta alle donne una maggior conciliazione fra lavoro e famiglia

Le donne non vogliono misure assistenzialistiche, rappresentate da ore di lavoro non svolte e pagate dalla regione Lazio. Ma che misura è mai questa? Non rientra né nelle politiche per la famiglia! Né in quelle per l’occupazione, né tanto meno in quelle di sviluppo del lavoro.

Rientra, con ben poca dignità, fra quelle vicine all’assistenzialismo puro che si riconosce quando la persona di cui ci si deve politicamente occupare, non ha possibilità di sviluppare in sé le competenze per “farcela da solo”: descrizione che io non attribuirei alle donne.

Se vuole il sig. Pirozzi potrebbe parlare con le tante donne che con fatica e costanza lavorano, si occupano della cura dei figli, della famiglia di provenienza e di quella d’origine, della casa e degli interessi dei figli. Donne presenti, capaci, piene di risorse e ricche di cose da condividere con i bambini proprio in virtù del loro vivere nel mondo. Parlando con le donne scoprirà un mondo di cui dice senza averne conoscenza vera, vedrà che le donne non vogliono soldi in regalo per stare a casa, ma misure serie che consentano la conciliazione fra mondo lavorativo e sfera privata.

Avrei accettato se tale proposta di ore lavorative pagare della regione Lazio, fosse dedicata alla “coppia genitoriale” che, in autonomia, potesse decidere chi dei due genitori intendesse usufruire dell’opportunità. Potrei trovarmi d’accordo se il punto di vista si spostasse su entrambi i ruoli: materno e paterno. Poi mi chiedo: come si declina questa proposta con le libere professioniste? Come aiuti un’avvocata? E una Dottoressa? Che fai studi i processi per lei, o le cartelle cliniche per l’altra? Come fai a garantire queste donne? Come crei per loro le stesse opportunità dei colleghi uomini che non hanno necessità di restare a casa?

La vera risposta è nell’inversione culturale!

Quindi se a questa frase spot detta da Pirozzi, dovesse seguire una pianificazione seria e non un’elargizione paternalistica, sarà di gran piacere per me battere le mani a tale iniziativa, ma se dovesse rivelarsi la concretizzazione di un maschilismo pericoloso, si prepari a riaccogliere le proteste che solo le donne sanno mettere in campo.

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