La generazione dei fenomeni

0
142

Una generazione di fenomeni (non solo uno, seppure il più vistoso) ha sconquassato la politica. Sì, certo, potrei anche dire che la politica si è sconquassata da sé, che è la nuova fase il vero colpevole, e che i suoi protagonisti in fondo recitano a copione, sono quasi vittime del mutamento. Potrei dirlo, quasi heideggerianamente. Ma non lo dico, perché il pensiero epocale, quello che privilegia gli eventi e non le persone, è suggestivo ed è di grande utilità, ma da solo non copre appunto ogni evenienza. Per questo dico che la generazione di fenomeni (composta da quelli che si chiamano con il nome di battesimo e fanno dirette fb come se piovesse) ha le sue belle responsabilità nell’aver trasformato, o aver portato a compimento la trasformazione della ‘bella’ politica dei partiti e della partecipazione organizzata, in una scena vuota e disadorna di valori, dove conta solo l’ambizione personale di qualche giovanotto e il resto è noia persino per Repubblica, che invece dei vari Matteo ne gode.

Siamo nelle mani (o quasi) di quaranta/cinquantenni che giocano la loro partita in solitaria circondati da fedelissimi soci, senza particolari ideali né passione autentica, se non per se stessi. Sono imprenditori della politica, gente che va al mercato a prendere voti come se fossero merce, che antepongono il proprio individuale destino a quello di tutti gli altri, a partire dai più sofferenti. Abbiamo affidato il nostro Paese a un manipolo di costoro, che se lo contendono come se fosse il cortile di casa loro. E che non fanno mosse se non perfettamente calibrate sui propri interessi. Il più delle volte usano il bilancio pubblico per promuovere politiche vantaggiose per se stessi e per il proprio futuro: bonus, sgravi, condoni, quote 100, flat tax, regalie, buone scuole. Usano la locuzione ‘meno tasse per tutti’ come se fosse una formula magica acchiappavoti, tanto c’è un ‘popolo’ antitasse che li segue ovunque, presso qualunque latitudine politica. Per loro è meglio una regalia personale, un bonus a proprio nome, che qualche asilo nido in più, oppure una sanità efficiente. E quindi una finta ricchezza individuale a fronte di una possibile ricchezza sociale. Sono figli nostri? Non miei. Sono figli di se stessi o di qualche padre degenere, probabilmente. Ma sono sufficientemente maggiorenni per accollarsi tutti i danni che hanno fatto in questi ultimi anni.