La libertà di dubitare

per Luigi Altea
Autore originale del testo: Luigi Altea

di Luigi Altea  13 novembre 2018

Non ricordo d’aver mai sentito un giornalista della Stampa criticare la FIAT, un giornalista di Repubblica parlare male di De Benedetti, o un giornalista di Mediaset insinuare che Berlusconi abbia frodato il fisco.

Quando Angelo Moratti divenne padrone delle raffinerie di petrolio della Sardegna, e contemporaneamente anche della stampa locale, non fu scritta una sola riga che riferisse dei morti sul lavoro in quegli stabilimenti .

Se prostituirsi vuol dire omettere, o compiere atti contro il proprio dovere, per assecondare il padrone, per evitare guai personali, o per ottenere in cambio dei benefici, la storia della nostra amata patria, è anche storia di prostituzione…

Il Re e il generale Badoglio che scappano, lasciando Roma in balia dei tedeschi, Mussolini travestito da tedesco che fugge, un ex presidente del Consiglio che emigra per evitare il carcere, sono esempi superlativi di meretricio.

La storia d’Italia è ricca di pagine di eroismo, ma purtroppo è fatta anche di attività prostitutive diffuse, di gesti continuativi di banale viltà.

Si tratta di un’attività trasversale, che coinvolge il popolo e l’élite, l’immigrato profugo e il magistrato corrotto, il disoccupato disperato e il borghese annoiato, l’analfabeta e il pennivendolo pagato dai Servizi Segreti…

I giornalisti, tuttavia, rivendicano una singolare peculiarità: sarebbero immuni dal contagio…

La categoria sarebbe beneficiaria di una particolare grazia, che garantirebbe agli iscritti all’Ordine dei giornalisti, la virtù dell’onestà intellettuale.

Sarà permesso, spero, dubitarne…

Nel ventennio fascista i giornalisti, tranne qualche martire, diventarono tutti fascisti.

Nel periodo democristiano, i giornali, tranne l’Unità, furono tutti centristi, filogovernativi, nelle varie declinazioni, mono, quadri e pentapartitiche.

In questo disgraziato periodo, la stampa, tranne il Manifesto, è allineata e coperta, al punto che è quasi impossibile notare sostanziali differenze, culturali e politiche, tra i vari giornali.

Il giornalismo televisivo, poi, non è mai stato tanto scadente, e tanto asservito a chi paga e a chi paga di più.

I giornalisti e gli anchorman che passano da una testata ad un’altra, inseguendo sempre ingaggi più lucrosi, noncuranti di doversi interrompere ogni cinque minuti per…”andare in pubblicità”, e di doversi adattare a nuove e sempre diverse linee editoriali, non sono vagamente assimilabili a chi salta da un marciapiede ad un altro per accaparrarsi un cliente più disponibile?

I giornalisti che fino ad ieri vestivano di stracci perché erano CONTRO il potere, ed oggi si vedono lodati, corteggiati, ricercati e ripuliti dai potenti dell’economia e della politica, non ci ricordano forse la poveretta della porta accanto, che una sera abbiamo visto rincasare, inaspettatamente avvolta da una pelliccia di visone?

Io sono d’accordissimo che, come in tutte le categorie, anche in quella dei giornalisti, c’è stata e sicuramente c’è qualche Maria Goretti.

Rivendicare, però, un’assoluta innocenza per una categoria screditata come poche altre, è ridicolo.

Nel cercare di convincerci di non essere peripatetici, rischiano di essere semplicemente patetici.

 

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