La manovra elettorale

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Lucia Del Grosso
Url fonte: http://www.luciadelgrosso.it/?p=1175

di Lucia Del Grosso – 19 ottobre 2014

Mi chiedo come sia possibile che ogni operazione a cui mette mano Renzi sia accompagnata dalla ola “Ooooohhhhhhhh! Il nuovo che avanza! Si cambia verso! Il futuro comincia!” pressoché unanime, con l’eccezione di una sparuta pattuglia di gufi e rosiconi.

Dove la vedono la straordinaria potenza di questa manovra??? Che aumenta il deficit? Potenza della comunicazione! Il deficit, come scrive Gustavo Piga, si è chiuso nel 2014 al 3% di PIL e con un valore di circa 48,8 miliardi di euro, mentre quello di Renzi è programmato chiudersi, come è riportato nella Nota di Aggiornamento del DEF, al 2,9% di PIL, cioè con un valore di 47,7 miliardi. 47,7 miliardi sono meno di 48,8 miliardi! Ma l’altra non l’aveva fatta Renzi, quindi non conta.

Che c’è di innovativo? Gli 80 euro di bonus? Non hanno aumentato di una scatoletta di tonno i consumi da quando sono in busta paga e non li aumenteranno nemmeno il prossimo anno, non si capisce perché dovrebbero sortire questo effetto, l’esperimento è già stato fatto.

Lo sgravio dell’IRAP? Fatemi capire, gli apologeti del genio economico di Renzi che si definiscono di sinistra danno ragione a Berlusconi che definiva odiosa questa tassa istituita da Prodi? Cioè la critica alla vecchia guardia della sinistra è che non ha fatto quello che diceva Berlusconi? (C’è qualcosa di vero nella polemica sulla diversità antropologica che spacca il PD: deve essere in atto un’invasione degli ultracorpi).

E comunque è uno sgravio che non produrrà un occupato in più: se la domanda non riparte si può fare lo sgravio dell’IRAP, dell’INPS, dell’IRPEF, si può pure esonerare le imprese dal pagare gli stipendi e consentire il reclutamento degli schiavi, tanto le imprese non sapranno che farsene.

Ma è un aiuto per le imprese, dirà la sinistra antropologicamente mutata. Eccerto! Ma anche far ripartire la domanda con un programma di investimenti per il risanamento del territorio, la messa in sicurezza delle scuole e altri interventi necessari avrebbero aiutato le imprese. Con la differenza che avrebbero aiutato pure i disoccupati.

Di veramente sorprendente ci sono i 18 miliardi di tagli della spesa pubblica, che però, secondo il vocabolario degli OGM di sinistra non si chiama più così, ma “sprechi”. Infatti, poiché nelle voci del bilancio il capitolo “sprechi” non c’è, ne deduco che stiamo parlando della stessa cosa, cioè della spesa pubblica, ma non ci capiamo.

Gli sprechi ci sono, ma per farli emergere bisogna lavorarci e soprattutto intendersi sul termine: per me infatti 140 milioni ai forestali della Calabria sono uno spreco, ma per il governo no, dato che li ha previsti nella legge di stabilità.

Parentesi: non è che Renzi può fare il professore con le Regioni sugli sprechi, visto come gestisce la materia in casa sua, cioè il PD. La spesa di 2 milioni di euro per la Leopolda non mi pare che si possa definire sobrietà. Magari qualcosina di quel fiume di finanziamenti poteva servire ai circoli, che non sanno come pagare l’affitto, o a provare qualche operazione per far riaprire l’Unità. (E adesso rispondetemi che il finanziere Serra 175 mila euro per il partito non li darà mai, eheheheheh).

In conclusione questa manovra, nonostante gli entusiasmi, per la ripresa è fuffa e produrrà solo un bel mucchio di macelleria sociale nei territori, come ha ammesso pure Chiamparino prima di tornare a cuccia.

Quando verranno i nodi al pettine? Ma presto, già a primavera. Però secondo i calcoli di Renzi non in tempo utile per impedirgli un successone elettorale accuratamente preparato da una serie di leopolde e leopoldine. Elezioni prima che sfumi il consenso sulla manovra con il più grande taglio di tasse della storia (ma ci chiediamo il perché di questa Leopolda?).

Stasera, prima di andare a dormire, è meglio guardare sotto il letto, non si sa mai: ci potrebbe essere un baccellone che si impadronisce di noi e ci fa vedere di sinistra le manovre che piacciono a Squinzi e fanno incazzare il sindacato.

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