Lavoro: la mediazione impossibile

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Lucia Del Grosso
Fonte: www.luciadelgrosso.it/
Url fonte: http://www.luciadelgrosso.it/?p=1142

Lucia Del Grosso – 27 settembre 2014

Leggo esterrefatta: la minoranza PD tenta una possibile mediazione, cioè alzare a 4 o 5 anni la soglia del reitegro per i licenziamenti discriminatori (cioè l’ultimo brandello rimasto dell’art. 18 dopo le modifiche di due anni fa) e la maggioranza risponde con una presa per i fondelli, cioè che se ne può parlare dopo 10 anni.

Provo a sbloccare io la situazione: il reintegro a 40 anni così al momento di andare in pensione si viene reitegrati e si risolve anche il problema dell’innalzamento dell’età pensionabile.

Che la minoranza PD si muova secondo il principio che si debba fare il possibile per migliorare un norma che altrimenti, dati i rapporti di forza, sarebbe approvata comunque e nella sua formulazione peggiore è comprensibile, ma non credo che Renzi voglia concedere più di qualche ritocco risibile. Solo per civetteria, tanto per offrire uno spunto ai suoi pretoriani del web di twittare che il PD è un partito plurale. Oramai dovrebbe essere chiaro a tutti che incredibile testa (ometto il complemento di specificazione) è.

Ma almeno noi, che vorremmo tornare ad essere elettori e magari iscritti del PD, possiamo denunciare la demenzialità di un compromesso sulla base degli anni di anzianità occorrenti per far scattare questa tutela?

Perché nella sua formulazione ristretta dopo la riforma di due anni fa i licenziamenti discriminatori dovevano essere vietati anche nelle imprese sotto i 15 dipendenti, per la misera! Mina la competitività delle imprese prevedere che un lavoratore non possa subire ingiustizie? E allora la tutela deve essere universale, senza distinzioni per classi di imprese e anzianità di servizio!

Ma non credo che a questo punto importi qualcosa, visto che la direzione del PD, cioè il luogo in cui dovrebbe trovare composizione la querelle, è ormai ridotta ad un ring di pugilato per suonare la minoranza PD. E inoltre Renzi ha un’altra impellenza oltre a quella di sterminare i cosiddetti (secondo il suo fine vocabolario) gufi: fare i compiti in Europa.

Perché al netto di tutta la retorica muscolare nei confronti dell’Europa, e non prendo ordini da Bruxelles, e l’Europa è bloccata, e serve una visione per il futuro, tutte enunciazioni che servono solo ad irretire i parteners europei senza portare uno straccio di risultato, la sintesi del rapporto tra Matteo e l’Europa è: vedere riforme e poi, forse, flessibilità. Cioè la miserabile promessa di flessibilità, quando ormai dovrebbe essere evidente che invece urgono misure per la crescita, e pure condizionata.

E siccome le riforme non sono neutre, al contrario di quanto mistifica la narrazione nuovista, ma hanno sempre un segno, qual è il segno che pretende l’Europa? Abbassare il costo del lavoro. Perciò una riforma del lavoro accettabile da presentare ai falchi europei deve comprimere i diritti, marginalizzare i sindacati per ridurre il potere contrattuale dei lavoratori e mettere questi gli uni contro gli altri. E questo è il Jobs act. Solo Ichino può credere che veramente porti ad universalizzare gli ammortizzatori sociali perché evidentemente non sa fare le moltiplicazioni e non si rende conto quanto fa il prodotto tra il sussidio di un disoccupato per il numero dei potenziali fruitori. E infatti di discutere della riforma del lavoro congiuntamente alla legge di stabilità non se ne parla nemmeno, contrariamente ad ogni logica, se no si scopre la fregatura, ovvio.

E’ questa la strategia abborracciata di Renzi, talmente abborracciata che l’hanno capita tutti, pure la parte di poteri che l’ha sostenuto contro altri poteri (perché anche quel mondo che riassumiamo semplicisticamente nella formula misteriosa “poteri forti” non è monolitico e pure da quelle parti c’è una catena alimentare).

La parte più in affanno di lor signori aveva evidentemente sperato nell’intraprendente rottamatore per rivitalizzare la palude dell’economia, ma a semestre europeo inoltrato è entrata in fibrillazione di fronte al flop e mostra evidenti segni di nervosismo.

E perciò qui arriviamo ad un altro equivoco in cui la sinistra PD non deve cadere: Renzi non è il cavaliere senza macchia e senza paura che lotta contro i poteri forti. Ma de che? E le marchette reciproche tra Renzi e Marchionne in America? Da quelle parti si sta giocando una partita e Renzi rimane l’alfiere di alcuni interessi in gioco, fino a quando non verrà definitivamente scaricato da tutti.

E vogliamo abboccare come trote ad un editoriale del Corriere della Sera prevedibilmente sfruttato dalla comunicazione renziana come prova della coraggiosa autonomia di Renzi dai poteri forti?

Perciò lunedì in direzione la sinistra PD comunque perderà, ma con un accordo al ribasso perderà di più. Ma non sarà un problema: si faccia la battaglia in Parlamento senza sensi di colpa.

Babelezon bookstore leggi che ti passa

Articoli correlati

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.