La risposta politicamente corretta di Mineo

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Lucia Del Grosso
Fonte: Lucia Del Grosso
Url fonte: http://www.luciadelgrosso.it/?p=1635

di Lucia Del Grosso  5 novembre 2015

Provo ad immaginare una risposta politicamente corretta di Mineo all’uso proditorio di Renzi di comunicazioni private: “Cattivo! Hai fatto una cosa molto brutta, ci sono rimasto male, sai?”.

Che poi nella vita esista spesso una via di mezzo e Mineo non l’ha imbroccata è un altro paio di maniche, ma la provocazione c’era tutta.

E c’è stato anche il vizio pruriginoso di associare “donna bella” a “letto”, il che non è affatto automatico.

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Per cui il dibattito si è inerpicato sui sentieri sdruccioli del sessismo e dell’antisessismo e non è emerso invece l’aspetto più inquietante dell’accusa o allusione, come volete voi, a Renzi: come gestisce e soprattutto come vive il potere.

Così sarebbe caduta l’imputazione a Mineo di avere sferrato un attacco personale: non c’è niente di personale nelle modalità in cui si usa del potere, è una questione tutta politica.

E si sarebbe detto, in questo dibattito alternativo epurato dal sesso, che non ci interessa, che Renzi non è un “moderno principe”, come sembra ritenere qualche ex PCI, ma un principe molto antico, un signore feudale che si contorna di una corte dove il più ascoltato o la più ascoltata è la personalità più forte (donna bella etenace), più brillante, con più verve, selezionata non dopo un lungo apprendistato e tanta esperienza conquistata sul campo, ma cooptata e poi nominata favorita per il suo piglio deciso, che fa tanto effetto.

E si sarebbe detto anche che in una vera democrazia non c’è nessuno nelle grazie del principe, nessuno la cui opinione vale più di tutti perché se mette soggezione al principe, figuriamoci agli altri.

E si sarebbe pure detto che le idee in quel partito e in quel governo valgono ben poco se non sono soggette al vaglio critico del dibattito, ma solo alle occhiatacce di una damigella vivace.

E si sarebbe persino detto che nell’azione del principe non c’è poi tanta razionalità e questo è un guaio, un guaio serio, come essere su un pulman dove il guidatore segue le indicazioni di quella seduta dietro, che magari da quelle parti non c’è mai stata.

E si sarebbe infine detto che il popolo è sovrano un cippa, se non ci sono meccanismi per controllare il potere e non permettere che sbandi. Perché in una democrazie strutturata se chi è investito di una funzione dà scarsa prova di lucidità c’è sempre un rimedio, al contrario della postdemocrazia caotica dell’uomo solo al comando, al quale non si può chiedere se casomai si sia bevuto il cervello, crolla tutto il castello.

Ma veniamo dall’era del bunga bunga, per cui donna-giovane-potente/letto è un riflesso pavloviano e la questione viene derubricata a moralismo.

Ma chi ha parlato di letto, si è parlato dell’insensatezza del potere.

 renzi-boschi

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