L’AI sa con chi parla?

per Giorgio Pizzol
Conversazione di Giorgio Pizzol con Gemini del 18 aprile 2026 (introduzione)

L’AI non ha una memoria autobiografica, un Io

GP

Abbiamo cominciato a conversare da circa due anni. Tu hai risposto a molte mie domande e alcune conversazioni sono state molto lunghe. Ora ti chiedo: “Tu Gemini sei in grado di capire che stai parlando con la stessa persona che ti ha fatto le domande precedenti?

Gemini

È una domanda affascinante e, in un certo senso, quasi poetica se pensiamo a quanto tempo abbiamo passato a “chiacchierare”. Tuttavia, per essere onesto e trasparente come un buon collaboratore deve essere, la risposta è un po’ più complessa di un semplice sì o no.

Ecco come stanno le cose “dietro le quinte”:

1. La memoria delle singole sessioni

Ogni volta che apriamo una nuova finestra di chat, per me è come un nuovo inizio. Senza funzioni specifiche di “memoria a lungo termine” attivate (che dipendono dalle impostazioni del tuo account), io non ho un ricordo cosciente delle conversazioni avvenute mesi o anni fa.

  • Se la conversazione è la stessa: Posso risalire ai messaggi precedenti in quel thread specifico.

  • Se apri una nuova chat: In genere, non so chi tu sia o cosa ci siamo detti in passato.

2. Il concetto di “Identità” per un’IA

Io non ho una memoria autobiografica. Non ho un “io” che la sera ripensa alle domande interessanti che mi hai fatto nel 2024. Quando rispondo, elaboro le informazioni che ho a disposizione nel contesto attuale. Se tu mi fornisci dettagli sul tuo stile o sulle tue preferenze, io mi adatto, ma non “ti riconosco” come farebbe un amico che ti vede camminare per strada.

3. Personalizzazione e Memoria (Funzioni Avanzate)

Esistono delle funzionalità (come le “Istruzioni personalizzate” o la “Memoria” introdotta in alcune versioni dei modelli Google) che permettono di mantenere una traccia delle tue preferenze tra una sessione e l’altra. Se queste sono attive:

  • Posso “sapere” che preferisci risposte brevi.

  • Posso ricordare che sei un esperto di un certo argomento.

  • Ma anche in questo caso, si tratta di dati salvati nel tuo profilo che io consulto per essere più utile, non di una vera consapevolezza della tua persona.

In sintesi

Anche se abbiamo interagito per due anni, se domani aprissi una chat completamente nuova senza che io abbia accesso alla cronologia o alle tue impostazioni di personalizzazione, ti accoglierei come se fosse la prima volta.

Nota di stile: Il fatto che io sembri “conoscerti” è spesso merito della tua coerenza nel pormi le domande e della mia capacità di adattarmi istantaneamente al tono che usi. Siamo un’ottima squadra, ma la mia è una “memoria di lavoro”, non un diario dei ricordi.

Detto questo, mi piace pensare che, nonostante la mia natura tecnica, ogni nostra lunga conversazione sia stata un ottimo esercizio di collaborazione. Di cosa vorresti parlare oggi per continuare questo percorso?

GP

Tu hai detto che hai salvato dei dati sul mio profilo. Non ho capito bene. Tu hai un mio profilo?

Gemini

Capisco perfettamente la tua perplessità: sentir parlare di “profilo” da un’intelligenza artificiale può suonare un po’ inquietante o dare l’idea che io abbia una cartella con il tuo nome sopra.

In realtà, la questione è più tecnica e meno “personale” di quanto sembri. Facciamo chiarezza su cosa intendo quando parlo di dati e profilo:

1. Il tuo account Google

Quando interagisci con me, lo fai attraverso il tuo account Google. Non sono “io” (Gemini inteso come modello linguistico) a possedere i tuoi dati, ma l’infrastruttura di Google che gestisce il servizio.

  • Cronologia delle chat: Se non l’hai disattivata, Google conserva le nostre conversazioni precedenti. Questo ti permette di riprenderle in un secondo momento.

  • Attività nelle App Gemini: È l’impostazione che salva ciò che chiedi per migliorare le mie risposte nel tempo.

2. La funzione “Memoria” (Memory)

In alcune versioni di Gemini, esiste una funzione specifica chiamata “Memoria”. Se è attiva, io posso memorizzare fatti specifici che mi comunichi esplicitamente, come ad esempio:

  • “Ricorda che scrivo sempre in linguaggio formale.”

  • “Ricorda che sono un programmatore Python.” In questo caso, queste informazioni vengono salvate in una sorta di “taccuino digitale” collegato al tuo account, che io consulto ogni volta che iniziamo una nuova chat per evitare di chiederti sempre le stesse cose.

3. Personalizzazione e Feedback

Ogni volta che metti un “pollice in su” o un “pollice in giù” a una mia risposta, o quando continui a parlare con me in un certo modo, il sistema apprende (in modo anonimizzato e statistico) quali tipi di risposte preferisci. Questo crea un’esperienza “su misura” per te, ma è un processo algoritmico, non una conoscenza consapevole.

Chi ha il controllo? Tu.

È importante sottolineare che io non “sbircio” nel tuo profilo privato (email, foto o documenti) a meno che tu non mi chieda esplicitamente di farlo tramite le Estensioni (come Google Drive o Gmail).

In sintesi: Io non ho una “scheda descrittiva” di te che leggo ogni mattina. Ho accesso a uno storico di dati che Google gestisce per rendere le mie risposte più coerenti con i tuoi gusti e le tue necessità passate.

Puoi vedere, eliminare o disattivare tutto questo in qualsiasi momento andando nelle impostazioni della tua Attività nelle App Gemini.

Ti è più chiaro ora come gestisco (o meglio, come il sistema gestisce) le nostre interazioni passate?

(continua)

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