Si può imparare anche da Trump.

per Francesco Scorza

La vicenda Trump dovrebbe indurre una riflessione molto seria circa la concentrazione di tanto potere nelle mani di una sola persona. Quello che sta succedendo all’America, che pure dovrebbe avere in sé  tutti gli elementi per arginare ogni deriva autoritaria (e questo lo vedremo in autunno con le elezioni di mid term), potrebbe succedere ovunque. Questo vecchio miliardario, ormai in acclarato deficit cognitivo, sta facendo danni alla democrazia, al proprio paese e al mondo disponendo pericolosamente di un potere probabilmente eccessivo nonostante i “pesi e contrappesi” che ne dovrebbero limitare l’operato.

Si dice che i tempi nuovi hanno bisogno di rapidità nelle decisioni, di stabilità dei governi per far fronte a quelle autocrazie che fanno del leaderismo e dell’identificazione delle istituzioni con un “capo” che tutto controlla e tutto decide il loro tratto distintivo. Certo, un rapido decisionismo può essere positivo per affrontare i tanti problemi che via via si pongono a patto, però, che le decisioni oltre che rapide siano anche corrette. E la tanto lodata stabilità potrebbe risultare persino deleteria se non innervata da buone pratiche politiche.

Il parlamentarismo, con le sue rituali giaculatorie, le sue lungaggini apparentemente pretestuose può dare l’impressione di essere fuori dal tempo e dalla storia ma, probabilmente, è ancora il sistema che offre maggiori garanzie di controllo democratico a patto, beninteso, che il demos, il popolo, sia ancora interessato a detenere questo potere di controllo. Perché se così non fosse c’è sempre pronto qualcuno a proporre un “premierato”, o “un’elezione diretta del Presidente della Repubblica”, o un “sindaco d’Italia”, un caudillo, una guida suprema, un duce, che Dio ce ne scansi e liberi.

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