L’altro Tasso

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di Luca Billi 10 febbraio 2019
La signorina Felicita conduce il suo ospite a visitare il solaio di Vill’Amarena. L’avvocato, che è diventato – proprio a causa sua – un frequentatore sempre più assiduo di quella casa, vuole guardare il ritratto della Marchesa, che è stato relegato in quella stanza “perché porta pena”, visto che in certe notti di luna piena si sentono ancora i passi dell’antenata lungo i corridoi della villa. Non è quel ritratto arcadico il tesoro più prezioso di quel solaio, almeno per il poeta, che si perde ad ammirare le tante cose che nel corso degli anni sono finite ammucchiate lassù, quel “ciarpame reietto” che è così caro alla sua Musa.
Di fronte ad alcune stampe la signorina Felicita chiede
«Avvocato, perché su quelle teste
buffe si vede un ramo di ciliegie?»
E il poeta sorride e pensa alla vanità della gloria
“un corridoio basso,
tre ceste, un canterano dell’Impero,
la brutta effige incorniciata in nero
e sotto il nome di Torquato Tasso!”
Non è andata meglio al dottor Torquato Tasso, morto a Ferrara alla fine dell’Ottocento, qualche anno prima che Guido Gozzano scrivesse questi versi sul suo amore impossibile per la signorina Felicita. Il mondo si sarebbe dimenticato di lui se fortunatamente alcuni esponenti di Fratelli d’Italia non avessero denunciato lo stato di abbandono in cui versa la sua tomba nel cimitero della città estense. A dire il vero erano così indignati perché credevano che quella fosse la tomba del Torquato Tasso della Gerusalemme liberata. Peccato che il poeta sia sepolto a Roma, nella chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo, non molto lontano dalla quercia del Tasso – ma questa è un’altra storia. Quelli di Fratelli d’Italia ce l’avevano messa davvero tutta per far bella figura, per far vedere che la cultura non è qualcosa di cui si occupa solo la sinistra, sarebbe bastato che quel giorno avessero guardato Wikipedia invece di Youporn e forse avrebbero evitato l’inconveniente, ma la cultura – si sa – fa brutti scherzi, specialmente quando non si è abituati. Però credo sia doveroso ringraziare quegli incauti frequentatori di cimiteri, quantomeno a nome del dottor Torquato Tasso. E anche a nome di Torquato Tasso (quello della Gerusalemme e della quercia), di Guido Gozzano, e di tutta la genia dei poeti, il cui destino è quello di finire ritratti in brutti quadri dimenticati nei solai.
Immagino che quegli incauti non si siano mai sognati di leggere la Gerusalemme liberata: farebbe loro bene, perché certo in quel poema ci sono i buoni e i cattivi, ma non tutti i “nostri” sono i buoni e non tutti i “loro” sono i cattivi e può anche succedere che ci si innamori, pur militando in campi avversi. E farebbe loro bene leggere la Gerusalemme perché le donne in quel poema non sono solo belle, non sono solo l’oggetto della fantasie dei maschi, ma sono vere protagoniste, come la signorina Felicita, che è molto più saggia e più forte del suo spasimante che alla fine, per paura del futuro con lei, fugge in India.
E come dice un altro poeta:
“Fu vera gloria?”
Certo dimenticheremo i poeti, perfino Torquato Tasso, ma non dimenticheremo mai le “loro” donne; non dimenticheremo Erminia, Armida, e anche Felicita.