Morire insieme negli Abruzzi

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Autore originale del testo: Fausto Anderlini

di Fausto Anderlini – 11 febbraio 2019

Morire insieme

Almeno dai ’90 gli Abruzzi sono il nostro Ohio, la swing region in cui si riflette il ciclo politico nazionale e che con le sue oscillazioni ne determina l’esito. Aspetto che si deve alla composita ubiquità socio-economica, geografica e socio-culturale della regione. Soggetta a più centri di gravitazione nazionali, misto di italia di mezzo e meridione, di economia periferica e dorsale nord-orientale, di orientamenti di destra e di sinistra, territorialmente caratterizzati fra entroterra e fascia costiera.

La tendenza emersa da queste regionali prefigura perciò uno scenario nazionale, e sicuramente attendibile anche per altre regioni, ad esempio quelle storicamente presidiate dalla sinistra, come l’Emilia-Romagna.

Se si prende in esame il ciclo che parte dalle regionali 2014 e passa per le politiche del 2018 i significati sono evidenti. Il blocco di centro destra lievita in guisa esponenziale dal 29 al 48 con la Lega che inesistente nel 2014 diventa il partito egemone indiscusso. Il centro-sinistra crolla dal 46 al 31 ma recupera dieci punti sul disastro del 2018, mentre i 5S tornano al di sotto del 2014 letteralmente dimezzandosi rispetto alle politiche.

Ma l’aspetto più evidente è la correlazione inversa, e al ribasso, che lega 5S e centro-sinistra: dove l’uno sale l’altro scende. Entrambi cedono alla destra (dopo che nel 2014 ne avevano prelevato cospicui contingenti di voto), nel contempo trasferendosi vicendevolmente gli elettori comunque non suscettivi al richiamo della destra.

Si evidenziano inoltre altri due aspetti salienti. Il centro-sinistra accentua la sua frammentazione politica in più liste perdendo connotazione, mentre mostra una capacità di resistenza superiore nelle realtà urbane. Ovunque il territorio remoto e suburbano è preda del fascio-leghismo sino a costituirne l’indiscusso retroterra psicologico-culturale. I 5S, di contro, si dispongono random, non hanno cioè un proprio ambito specifico, ovvero marcano un carattere interstiziale.

Non c’è da dubitare che queste tendenze si replicheranno alle europee e persisteranno nelle amministrative a venire. Che la destra leghista spiani entrambi i disdegnosi concorrenti, Pd e 5S, è più che un rischio. Si direbbe ormai una certezza.

Bisognerebbe disinnescare il dispositivo automatico dell’autodafè e procedere a una razionale minimizzazione del danno comune, con qualche forma combinata di appeasement, ma non si vede come. Nè chi abbia la forza e l’intelligenza di promuoverlo. Sia il Pd che il M5S sono privi di dirigenti dotati del minimo spessore. Entrambi non hanno una linea, se non per un periodo così lungo e senza contorni che saranno morti e trasfigurati non si sa in cosa. La sinistra dotata di pensiero è impotente ed è ormai popolata solo di commentatori televisivi o internautici (come me). Una Piazza San Giovanni non fa primavera che per qualche giorno. Il si salvi chi può non esiste. Bisognerebbe imparare ad amarsi, o stare insieme ma odiarsi.