La giornata del ritorno dei sindacati: “il governo ci ascolti”

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di Alfredo  Morganti – 9 febbraio 2019

Avviso. Se ci fosse qualcuno che si è perso un ‘popolo’, e magari pensa che sia ‘popolo’ il gilet giallo, il padroncino o chi vota Lega, be’, qui in piazza San Giovanni c’è un popolo democratico, di lavoratori, di persone tolleranti, civili, pazienti, ma combattive e forti, un popolo che vuole rappresentanza politica, oltre che sindacale. Citofonare ‘Sinistra’. No guru, populisti, uomini soli al comando o perditempo. Grazie.

di Fausto Andelini – 9 febbraio 2019

Eccoci ancora qui, in quella stessa piazza dell’Ottobre di cinque anni fa…che se la sinistra politica del Pd avesse colto l’attimo avrebbe potuto cambiare il corso delle cose. Forse….

Se i 5S non fossero quel che sono, capirebbero tutto il vantaggio di recepire questa piazza e aprire un confronto col sindacato. Il quale, beninteso, versa in una crisi di forza contrattuale e tanto più dopo la fine della concertazione inflitta dal governo Renzi (buon precursore) di prospettiva, ma è nondimeno ancora una forza capace di mediazione e di amalgama identitario. Questa di oggi è in fondo un’autoestimonianza di forza mobilitante ma anche di possibile interlocuzione negoziale. A ragion di logica, quantomeno sul reddito di cittadinanza, un coinvolgimento dei sindacati, come delle istituzioni locali, amplierebbe lo spazio egemonico e metterebbe al riparo da effetti perversi a loro danno. Ma così non è.

Di Maio ha risposto sprezzante ai rilievi di Landini minacciando addirittura di tagliare le pensioni ai sindacalisti. Lo stile e gli argomenti sono gli stessi a cui ci avevano abituato, a suo tempo, i radicali di Pannella. L’astio verso i sindacati, ultimo baluardo delle forme classiche di rappresentanza sociale, guarda caso in linea con il novecentesco élitismo liberal-borghese che li vedeva come escrescenze burocratiche per l’interesse dei loro ‘bonzi’, è del resto intrinseco alla visione grillina che fra Stato e cittadino prevede un deserto. Nel quale veicolare quella propaganda di rottura (come la definiva Talcott Parsons) che è alla perenne ricerca di capri espiatori da offrire in pasto a una società abbandonata all’anomia. Devastando ogni rapporto fiduciario e collaborativo.

Non fossero quel che sono, i 5S, avrebbero interesse a ricucire attorno a sè un blocco sociale e sistemi articolati di cooperazione anche per fronteggiare il potente risucchio della Lega a loro spese. Ma non ci arrivano. Continuano come forsennati a scuotere l’albero e a Salvini e soci non sembra vero di poter raccogliere i frutti copiosi di tanta stolida stupidità.