L’annuncismo di Renzi: ambizione sfrenata e incapacità di affrontare la realtà

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di Alfredo Morganti – 29 ottobre 2014

L’annuncismo

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Si discute spesso del rischio di una politica ridotta ad amministrazione. Si dice, a questo proposito: ‘politica appiattita sull’amministrazione’ per indicare, appunto, la mancanza di idee, strategia, profondità, prospettiva. Renzi attacca spesso la burocrazia rivendicando con orgoglio il ‘primato della politica’, anche se questo di riduce, di fatto, alla semplice supremazia di un ristretto ceto politico su tutto resto. L’idea conclusiva che ne traiamo tutti è che la burocrazia sia il male, l’amministrazione un limite della politica, lo Stato una macchina ‘da affamare’ come dicono i neoliberisti, il pubblico solo una spesa senza controllo, i ‘politici’ dei ladri fannulloni.

Ma le cose non stanno così. Certo, ci sono gli sprechi e le disfunzioni. Ma sono ‘sprechi’, appunto, ‘disfunzioni’ rispetto ai ‘non-sprechi’ e alle funzionalità su cui si fonda invece la normale attività dello Stato e della macchina amministrativa. Non li chiameremmo ‘sprechi’ se fossero l’ordinario. Mi pare logico. Detto ciò, l’apparato amministrativo (a partire dal governo, giù giù fino a una ASL oppure a un piccolo Municipio) rappresenta un elemento essenziale per il buon funzionamento della vita pubblica. È grazie a questo apparato articolato e complesso che le idee politiche diventano fatti (o provano a diventarlo). È grazie a questa macchina che gli annunci, le proposte, i progetti, le risorse e persino i tweet o i post su FB possono assumere sembianze reali a tutto vantaggio dei cittadini (sempre che le idee siano efficaci e all’altezza).

L’amministrazione, la ‘burocrazia’ di Renzi, quella cosa che lui vorrebbe ‘saltare’, disintermediare, e ridurre a cieca obbedienza, è invece un tassello essenziale nel rapporto politica-realtà. Senza di essa al massimo si possono avere dei sogni, che tali restano. E rendere concreti i sogni è molto più difficile che sognare. Chi non lo sa parte già male. Se la politica è il ‘che fare’, se la politica indica orizzonti, obiettivi, compie scelte, la stessa politica dovrà anche indicare ‘come’ passare alla fase attuativa, come produrre sincronia tra quell’annuncio iniziale e la riuscita finale. Il dominio del ‘come’ è il regno dell’amministrazione, lì si trovano i gangli, gli ingranaggi, le risorse, le funzioni per raccogliere quegli indirizzi politici e tramutarli in una sorta di ‘gestione’ e concretizzazione effettiva dei sogni antecedenti.

Mi dite allora che senso ha scegliere la ‘macchina’ amministrativa quale nemico? Nell’indicarla come ‘spreco’, quando essa è invece è un anello essenziale di collegamento tra elucubrazione politica e mondo reale? A che pro prospettare un ‘che fare’ quando poi si disprezza il ‘come’, quando le mediazioni vengono fatte saltare, quando il nemico sarebbe rintanato proprio in quella macchina a cui invece spetta il compito di ‘completare’ e gestire effettivamente l’orizzonte progettuale della politica? Certo che servono ‘visioni’, strategie e solide prospettive. Ma poi ci deve essere qualcuno pronto a metterle in pratica, a lavorare per concretizzare delle suggestioni e dei quadri d’assieme che rischiano di tramutarsi in veri e propri flop.

Per questo, all’autonomia dell’amministrazione corrisponde (deve corrispondere) l’autonomia della politica. Non c’è autonomia politica senza autonomia amministrativa. In sua assenza, la politica (e Renzi è un campione in questo) perde forza, efficacia, si riduce ad annunci svagati e successive recriminazioni anti-burocratiche, oppure è spinta a mettere direttamente le mani in pasta nell’amministrazione operando per essa e in sua vece (e qui le cose si complicano) o immagina, infine, che le parole divengano realtà così, per incanto: io dico ‘riforma’ e quella non solo nasce dalla testa della dea, ma si regolamenta da sé, individua le risorse, si applica alle realtà settoriali, diventa tout court ‘provvedimento’ e si applica pure da sé. Uno sciocco idealismo, insomma, impotente negli effetti. Un annuncismo. Un politicismo d’accatto che nulla c’entra con la grande politica, quella che trasforma per davvero la realtà, non fa solo manovra politica e non si fregia di mere accelerazioni tattiche o comparsate mediatiche. Quella che esige autonomia amministrativa, non solo efficienza. La disintermediazione, alla fin fine, è una specie di prigione, a cui ci si condanna scioccamente, magari per eccesso di ambizione personale o di cesarismo.

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gramsci

Commento di Grazia Nardi: ma la Politica intesa come processo di cambiamento sostanziale non esiste più… e pure quella appiattita sulla gestione sta svanendo dato che, senza lo sviluppo (che dovrebbe essere avviato da un vero progetto) non ci sono più risorse scomparse sia dal settore Pubblico che da quello privato… allora la “politica” rimasta è quella che abbiamo sempre combattuto: la ricerca del posto di potere sul piano soggettivo e la difesa del sistema su quello oggettivo… la novità terrificantte di oggi è che alla guida ci sia uno del Pd… o, se si vuole, che abbia usato, grazie alle compiacenze e connivenze, la sigla del Pd mentre al di fuori rimangono cespugli rinsecchiti o movimenti di demagoghi se non fascisti.

pasol