L’autunno caldo del Referendum Costituzionale

per Gabriella
Autore originale del testo: Giangiuseppe Gattuso
Fonte: politicaprima
Url fonte: http://www.politicaprima.com/2016/08/lautunno-caldo-del-referendum.html

di Giangiuseppe Gattuso – 19 agosto 2016

Sarà un caldo autunno, quello del 2016, quasi rovente. Un appuntamento preparato per lungo tempo, per una battaglia che segnerà un solco profondo tra prima e dopo.

Tra chi crede ancora perfettamente valida la Carta Costituzionale concepita dall’Assemblea Costituente e chi, invece, vuole quella riformata dall’attuale governo. Due mondi contrapposti.

Le ragioni hanno origine da una concezione della democrazia e della politica singolare che dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, le difficoltà di un sistema ancora immaturo. E di un popolo non del tutto consapevole delle sue enormi potenzialità. Siamo figli di una concezione della Politica altra, lontana, quasi prerogativa esclusiva di chi sa dove mettere le mani, uomini e donne di livello diverso, gente con alle spalle anni e anni di tirocinio. Un qualcosa da cui il cittadino comune è meglio stia alla larga per non creare danni. Competenza ci vuole, e professionalità. Che solo il “Politico” può avere. E ne abbiamo assaporato per intero il gusto amaro e le conseguenze.

Napolitano pro riformaUn sistema proteso prioritariamente a preservare se stesso tralasciando colpevolmente di affrontare con decisione i problemi del Paese e dei cittadini. Non si spiegherebbe altrimenti la corsa continua a nuove leggi elettorali, a meccanismi studiati nei minimi particolari per ottenere comunque un buon risultato per chi l’ha architettato, o, nella peggiore delle ipotesi, non troppo penalizzante e comunque in grado di determinare scelte importanti.

Così è accaduto nei decenni trascorsi, e così nelle ultime competizioni elettorali, quando i blocchi politici sembravano essere stabilmente due e le aggregazioni riuscivano a intercettare buona parte dell’elettorato con risultati non difficilmente prevedibili.

Di Maio Raggi Di BattistaFino alle Politiche del 2013. Quando tutto è diventato aleatorio, ogni certezza è svanita e gli schemi precostituiti sono andati in frantumi. I blocchi politici sono improvvisamente diventati tre e i ragionamenti a cui eravamo abituati da sempre sono diventati “vecchi” e non più adeguati alle nuove realtà.

Il sistema partitocratico, però, ha prontamente reagito attivando ogni mezzo e ogni contromisura immaginabile. L’inatteso risultato elettorale e la preoccupazione del pericolo di un cambiamento troppo repentino, ha spinto i leader dei maggiori partiti ad un accordo operativo per rieleggere Napolitano, fatto mai accaduto nella storia della Repubblica Italiana.

Enrico Letta e Matteo Renzi durante il tradizionale suono della campanella utilizzata dal premier per dare inizio alle riunioni del Cdm a Palazzo Chigi, Roma 22 febbraio 2014 ANSA/ DI MEOCon l’ovvia conseguenza di un nuovo Governo di “grande coalizione”, con una maggioranza fatta da due aggregazioni politicamente ed elettoralmente contrapposte, guidato da Enrico Letta, vice segretario del PD. E sostituito, dopo l’ormai famoso “enricostaisereno”, da Matteo Renzi, segretario del medesimo partito. Ma andiamo ad oggi.

Il Governo, oltre le scelte e le iniziative importanti portate avanti con decisione, e sulle quali non entro nel merito, si è prodigato incessantemente e con caparbietà a impegnare il Parlamento su una modifica della Costituzione corposa e complessa. Mettendola in atto attraverso maggioranze variabili e risicate spaccando in due il Parlamento eletto, non dimentichiamolo, con una legge dichiarata incostituzionale. Assumendosi un compito non suo semplicemente perché la Costituzione è la Carta di tutti e non può essere materia di scontro e di divisione tra i partiti e, ancor di più, tra i cittadini.

Della necessità di tale riforma, tra l’altro, non c’è traccia nei programmi elettorali del 2013, e il grado di consenso popolare non è mai stato degno di nota. Segno che le esigenze prioritarie maggiormente sentite dalla popolazione sono altre e ben diverse e perfettamente conosciute.

Napolitano-RenziIn buona sostanza, credo fermamente, sia stata perpetrata una forzatura al nostro sistema democratico a cui si dovrà porre rimedio. Le preoccupazioni che si leggono sulla stampa internazionale sull’eventuale esito del referendum contrario ai desiderata del Governo, l’allarme di uno shock più grave del recente Brexit non possono e non devono avere alcuna influenza sulla nostra piena libertà di voto. L’errore grossolano di avere personalizzato il voto e coinvolto il governo in questa assurda battaglia non può essere giustificato in alcun modo.

Matteo Renzi e la sua “variegata” maggioranza si concentrino di più a governare il Paese, magari recuperando il tempo perduto, quasi sprecato, in questa inutile avventura riformatrice, e chissà che possa arrivare qualche risultato migliore per milioni di cittadini e le loro esigenze.

Silbio B e ParisiLe modifiche alla Costituzione, se dovranno essere fatte e per lo stretto necessario, vengano demandate, come saggiamente indicato da più parti, ad una nuova assemblea costituente eletta con metodo proporzionale puro in grado di rappresentare adeguatamente l’intero Paese in ogni sua più diversa espressione politica.

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