I lavoratori americani di Fiat Chrysler hanno detto NO

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Autore originale del testo: Alfredo Morganti,

C’è chi dice ‘no’

di Alfredo Morganti – 2 ottobre 2015

 Marchionne in Chrysler si era inventato il contratto a salario crescente per i neoassunti, e grazie anche a quella soluzione creativa, la divisione USA della FCA aveva chiuso il 2014 con un profitto del 4%. Ce lo racconta il ‘manifesto’. In azienda i vecchi assunti guadagnano 28 dollari l’ora, i nuovi solo 15. È abbastanza evidente su quali spalle si sia caricata la riscossa di mercato. Poi, però, si è trattato di votare un referendum per un accordo che il Sindacato Uaw aveva già sottoscritto. E c’è stata la sorpresa: per la prima volta dopo 30 anni, il 65% ha detto no a ‘Sergio’ in nome dell’uguaglianza salariale, secondo la formula ‘pari mansioni, pari salario’ come traduce Airaudo. Elementare Watson. Ci saranno rimasti male coloro per i quali saremmo ormai in una fase post-sindacale, per cui toccherebbe direttamente agli imprenditori pensare ai benefici sociali dei dipendenti. Lo raccontava con un certo trasporto De Vico sul Corsera di domenica.

E invece guarda un po’ che cosa succede non in Europa ma in America! Perché si fa presto a dire epoca ‘post-sindacale’, ma poi dovrebbe anunciarsi anche un’epoca ‘post-lavoratori’, perché la Uwa e Marchionne l’accordo l’avevano pure fatto, ma non riscuoteva l’accordo dei dipendenti. Pensare di risolvere la questione sociale coinvolgendo i lavoratori nei ‘tagli’ salariali e dei benefici sanitari, e per di più minacciando delocalizzazioni in Messico, ma lasciandoli fuori (o quasi) dai profitti conseguiti, quando questi arrivano, è da stolti (o forse da furbi). Anche lo scambio monetario, anche la semplice redistribuzione salariale, deve essere fatta con equità e con giustizia, senza creare due classi strutturali e distinte di lavoratori, i vecchi da una parte e i neoassunti dall’altra (tipo Jobs act in Italia, insomma).

La cosa curiosa è che stiamo parlando dell’America, di un paese che di solito ci sopravanza e anticipa le fasi, non di un’area arretrata, marginale, dove il capitale occidentale si muove alla rapace ricerca di lavoro a costo (quasi) zero. E se tanto mi dà tanto, certe illusioni post-sindacali è meglio lasciarle perdere. Il rischio è che il sogno divenga alla fine un incubo. E questo lo dico anche a proposito dello schema ‘a tenaglia’ di cui aveva parlato Goffredo Bettini nei giorni scorsi: massima decisione del leader dall’alto, e risposta ‘diretta’ (referendum, primarie, plebiscito) del popolo dal basso. Qui la decisione dall’alto c’era stata, è mancato ahimè l’apporto del popolo referendario, che c’è stato a sua volta, ma di segno opposto a quello sperato. C’è chi ancora dice ‘no’, insomma, altro che storytelling. Perché un ‘no’ profuma sempre di dignità. E la dignità è tutto per una persona. O quasi.