Le leggi elettorali, la Spagna e l’ignoranza politica

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di Alfredo Morganti – 28 giugno 2016

Per taluni le incerte urne spagnole confermerebbero come giusta la scelta dell’Italicum (ossia il premio maggioritario e il forte sacrificio della rappresentanza in nome della governabilità). Per altri, più direttamente interessati alla vicenda come lo spagnolo Jorge Galindo, analista politico e fondatore del sito Politikon.es, la strada deve essere un’altra. Il PSOE dovrebbe piuttosto lavorare sulle ‘contraddizioni’ di Podemos, molto evidenti in queste ore, e aprire un confronto decisivo sui temi della responsabilità di governo. Galindo suggerisce esplicitamente a Sànchez di “imitare Bersani”, cioè il suo tentativo di coinvolgere in un percorso di governo il M5S sulla base di punti condivisibili e di un compromesso politico più avanzato. Grillo quella volta fece malissimo ad assumere una posizione intransigente, arrogante, persino irrispettosa, perché il tentativo dell’allora segretario PD era la cosa migliore da fare per evitare la palude delle larghe intese, per le quali lo stesso Bersani si rese subito coerentemente indisponibile. Il tempo darà (e sta già dando) ragione all’ex segretario PD.

L’attuale tripolarismo è anche l’effetto di una forte crisi sociale e di rappresentanza (a cui si sta rispondendo scioccamente col premio maggioritario!). Se il tentativo bersaniano fosse andato in porto, probabilmente l’effetto di disaffezione politica sarebbe stato minore e un sentimento di maggiore fiducia, dovuto a atti concreti, non a scommesse mediatiche, non avrebbe allontanato dal partito democratico molti iscritti e dalle urne molti progressisti ed elettori di sinistra. Certamente girerebbero in rete meno tweet trionfali, meno annunci sui media, meno panzane nell’aria e più politiche concrete del lavoro, sociali e degli investimenti pubblici e privati. Perché è così che si raddrizzano le cose, non con i bonus e le regalie.

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P.s. di Gian Franco Ferraris:

la riflessione di Alfredo Morganti, che ha ripreso l’analisi di Jorge Galindo sulla legge elettorale e il caso spagnolo, è impeccabile. Più in generale, abbinare l’instabilità politica al sistema elettorale proporzionale è sbagliato. I governi più stabili d’Europa sono da 70 anni quelli tedeschi e la Germania ha un sistema elettorale proporzionale. Semplicemente, la politica in quel Paese rispetta uno dei suoi compiti principali e si fanno governi mediante alleanze tra partiti, nel tempo popolari e liberali, socialdemocratici e verdi e popolari e socialdemocratici; questi ultimi nel 2009 preferirono allearsi con la Merkel che con la Linke di Oskar Lafontaine.

In Italia la situazione è assurda. Dopo il crollo della prima repubblica e l’abbandono del sistema proporzionale ci sono state una serie di sistemi elettorali insensati che hanno avuto come unico risultato quello di sottrarre ai cittadini la scelta dei deputati e senatori. Il proporzionale era stato seppellito oltre 20 anni fa dai cittadini (oltre il 90%) che avevano votato al Referendum per l’abrogazione della legge elettorale. Peraltro, in quegli anni la propaganda assordante dei Poteri aveva fatto passare il binomio proporzionale/corruzione politica. Tale accostamento è ovviamente insensato, tanto è vero che la corruzione è dilagata ancor peggio che nella prima Repubblica e senza neanche la magra giustificazione del finanziamento ‘occulto’ ai partiti che nel tempo sono defunti.

Quello che è successo dopo le ultime elezioni politiche (sistema Porcellum) è un vero abominio. Il Pd di Bersani ha ottenuto una ingiustificata stragrande maggioranza di seggi alla Camera e la maggioranza relativa al Senato. Il presidente Napolitano diede un non incarico a Bersani, nel frattempo nonostante la legge ipermaggioritaria il Pd non riuscì a eleggere il Presidente della Repubblica, si scatenarono franchi tiratori dapprima contro l’incolpevole Franco Marini (in quel giorno in molte sedi del Pd ci furono grida e proteste) e poi con i 101 contro Romano Prodi che era stato acclamato solo la sera prima all’assemblea dei deputati del Pd.

Venne rieletto “quasi per acclamazione (tranne il M5S)” Giorgio Napolitano, che diede l’incarico a Enrico Letta, ma dopo le ‘primarie’ del Pd Letta fu estromesso  e sostituito da Matteo Renzi con il voto del Pd, degli ex montiani e del Ncd (costola uscita dal PdL, leader Angelino Alfano). In soccorso del governo arrivarono, sull’onda del più squallido trasformismo politico, parlamentari sparsi fuoriusciti dal SEL, dal Movimento 5 stelle e soprattutto i ‘responsabili’ di Denis Verdini. Questa abominevole maggioranza ha approvato una nuova legge elettorale peggiore – se possibile – del Porcellum e varato una riforma della costituzione che si può definire la peggiore del mondo intero.

Questo rozzo rendiconto dei fatti accaduti negli ultimi tre anni è la dimostrazione del cancro che ha colpito la politica italiana e soprattutto il PD il cardine di questa politica. Il frutto è malato perchè l’albero è irrimediabilmente guasto. Quando accusiamo Renzi di avere distrutto il centro sinistra sosteniamo una tesi inesatta. Il premier e segretario del Pd è solo l’epilogo di una agonia che si è protratta per troppo tempo, con il risultato di produrre politici e partiti che si occupano di tutto tranne che dei problemi veri dei cittadini e del Paese.

(gian franco ferraris)