Le parole di Christine Lagarde e la risposta seria di Sergio Mattarella nel commento da leggere di Alfredo Morganti

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti

Nota del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

“L’Italia sta attraversando una condizione difficile e la sua esperienza di contrasto alla diffusione del coronavirus sarà probabilmente utile per tutti i Paesi dell’Unione Europea. Si attende quindi, a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione.”

Roma, 12/03/2020

La riflessione di Alfredo Morganti

L’Europa non è solidale, ma deve diventarlo sotto l’avanzare del morbo

Dinanzi alle parole di Christine Lagarde, traiamo almeno due riflessioni: la prima, che lei appare inadeguata al ruolo per cui è stata chiamata, ed esprime quindi una pessima immagine dell’UE; la seconda, che il Presidente Mattarella, con il suo intervento, ha manifestato invece orgoglio e preoccupazioni che appartengono a tutta la comunità nazionale. Questo semplice raffronto dà l’idea dell’esistenza di due direzioni di marcia opposte: da una parte, quella degli organismi internazionali che propongono risposte non all’altezza della crisi; dall’altra, quella di chi è invece alle prese con il morbo e con la crisi socio-economica ed esige una consapevolezza maggiore e un salto di qualità effettivo nella gestione della situazione. L’Europa, in sostanza, dimostra di essere sia inadeguata sia necessaria: è questo il paradosso da cui non si esce. Le crisi si affrontano nella solidarietà generale, ma gli attuali interpreti e le attuali regole sovranazionali non sanno ancora concepire come dovrebbero il momento né garantirci per il futuro. Siamo alle solite: serve più Europa e assieme un’Europa diversa.

Purtroppo l’uscita della Lagarde non ha solo fatto impennare lo spread e fatto crollare la borsa; non solo ha preso a schiaffi la nostra comunità nazionale; ha anche risollevato il tono e l’asprezza delle polemiche antieuropee. Un’Europa carnefice di se stessa, dovremmo dire. Mattarella, nel rispondere indirettamente alla deludente presa di posizione della Presidente BCE, ha anche rivolto un appello al comune interesse, segnatamente alle iniziative di solidarietà da avviare. Viviamo una fase in cui le polemiche debbono presagire a un cambio di marcia, a una concretezza e adeguatezza dell’azione europea che allo stato attuale manca. Perché la verità è semplice: non si può fare tutto da soli, soprattutto in tempi di pandemia e di sistemi sociali e sanitari che scricchiolano. I partner europei lo stanno pian piano capendo, a parte il premier inglese e il solito Trump, che sul crollo dell’UE ci scommette, pronto com’è a fare asse con il Regno Unito. Le parole della Lagarde molto presto diverranno indigeste anche a chi oggi sbarra i confini, pensando che il male siamo noi, noi italiani in guerra col virus nell’interesse anche comune, senza intravederlo già in casa loro, alle loro spalle, pronto ad aggredirli.

Questo fa di male il capitalismo. È concentrato sul profitto e non scorge altro. I suoi gendarmi non intravedono nulla che il calcolo economico, ritengono che la questione sociale sia una perdita di bilancio, che i poveri siano dei fannulloni, che il lavoro altrui sia soltanto uno strumento di arricchimento. La Lagarde appartiene a questa scuola, è soltanto più inadeguata di altri. E invece dire ‘Europa’ e dire ‘Solidarietà’ dovrebbe essere la stessa cosa. Per questo le regole andranno riscritte prima che esse stesse distruggano l’organismo per cui sono state create. Perché noi dell’Europa abbiamo assoluto bisogno. Almeno per due ragioni. La prima, è perché solo una grande Unione Europea può dire la propria in un mondo di giganti politico-economici (non solo gli Stati, ma anche le Imprese); la seconda, perché al posto dell’Europa rinascerebbe il risiko delle alleanze tra gli Stati: assi italo-tedeschi, fronte franco-belga, patto di Visegrad, Mitteleuropa schierata contro le regioni mediterranee, est contro ovest, nord contro sud. Una geopolitica che ricorda molto da vicino gli scenari prebellici novecenteschi, mimando un patchwork nazionalista, plutocratico, sovranista che sarebbe ancor più dannoso della attuale Unione, per quanto scombiccherata.

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